Dal vaso da notte alla latrina (2^ parte)

Capítolo 2 Dal vaso da notte alla latrina

Vincenzo Di Stabile e la moglie Cristina "foto di Antonio Grimaldi"
Vincenzo Di Stabile e la moglie Cristina “foto di Antonio Grimaldi”

Il mio racconto precedente terminò con il viaggio di mio padre a Buenos Aires… Questo giorno rimase molto impresso nella mia mente…

Lo vedemmo partire…, ricordo che ci salutava con una postilla o qualcosa di simile…

Allora si imbarcò da Napoli, il 27 di Settembre del 1949, in una nave chiamata Mendoza ed arrivo a Buenos Aires il 14 di Ottobre dello stesso anno, dopo 17 giorni di viaggio.

Lo stesso giorno del suo arrivo in Argentina, a Francavilla in Sinni (Potenza) è nata Amanda, mia sorella minore.

A Francavilla vivevamo tutti insieme ed anche la nonna Filomena viveva con noi.

Non so come fece mia madre per contenerci tutti…

In parte credo che fosse già abituata perché mio padre era stato in guerra 7 anni e lei aveva fatto fronte alla vita, sola, durante tutto questo tempo.

Ma doveva lasciarci di nuovo… e dovevamo superare questa situazione a qualunque costo…La nostra non era diversa dalle tante storie di molte famiglie italiane che dovettero andarsene per cercare fortuna in altri Paesi.

Nel 1953, partivamo tutti e 5 diretti a Buenos Aires, dove ci aspettava mio padre. La nostra famiglia era composta da 4 figli, Antonia di 17 anni, Maria di 14 anni, io di 7 anni ed Amanda di 4 anni.

Ci siamo lasciati alle spalle la nonna Filomena, gli zii, i cugini, e molti ricordi…

Il viaggio fu un orrore, dato che per diversi problemi ci obbligarono a cambiare tre volte la nave durante il viaggio… Il viaggio fu talmente complicato che a metà del percorso una notte si spensero tutte le luci, tutti gridavano «mettiamoci in salvo»; dicevano che stava per esplodere la caldaia e dato che eravamo a metà strada ci deviarono verso l’Africa per cambiare nave. Non dimenticherò mai i neri, color carbone, con i denti ultra bianchi, che abbiamo visto lí!!!

La prima parte del nostro viaggio la trascorremmo in una nave chiamata «Córdoba», dopo seguimmo il viaggio nella «Santa Fe» e infine arrivammo con una nave chiamata « Buenos Aires ».

Soffrivamo molto la nausea e mia madre, che aveva i bronchi delicati, trascorse tutto il viaggio malata. Lei era quella che ci dava coraggio nonostante non stesse bene, la «vecchia» (così la chiamavamo affettuosamente in Argentina) non mollava mai!!!.

Arrivammo a Buenos Aires l’ 8 Ottobre del 1953, impiegammo 40 giorni (quando allora per un viaggio così ci volevano solo di 17 giorni…). L’ esperienza del viaggio in nave fu così negativa che per molti anni non potevo neppure guardare il mare…

Per fortuna che viaggiavamo con la famiglia Spaltro, che viveva la nostra stessa situazione. Per lo meno ci intrattenevamo a vicenda…

La famiglia Spaltro era composta da mia zia Marianna, i suoi figli Bruna, Celeste, Mario e Salvador.

Lo zio Luigi Spaltro, cugino di primo grado di mio padre dal lato di mia nonna paterna, si trovava già in Argentina come mio padre. Durante il viaggio passavo molto tempo con Mario e Salvador dato che erano più grandi di me. Giunti in Argentina, loro si stabilirono nella località di Garin e noi a Mercedes, provincia di Buenos Aires. Lì viveva la famiglia di mio zío Peppino, mia zía Angela, i miei cugini Vicente, Teresa, Nicola (lo chiamavamo Colino), ed altri parenti del fratello maggiore di papà e lo zio Antonio, che fu il primo a stabilirsi a Mercedes.

Vincenzo di Stabile "foto di Antonio Grimaldi"
Vincenzo di Stabile “foto di Antonio Grimaldi”

Il nostro periodo di adattamento lo ricordo quasi come se per me fossero delle belle vacanze e credo che il motivo fu che tutti parlavano in italiano e mio padre parlava un poco anche in castigliano (spagnolo). Il mio papà già aveva comprato un terreno nella località di Isidro Casanova, a 3 chilometri dal centro della città.

Lì potei costruire 1 camera, con una latrina fuori e un serbatoio d’ acqua. La latrina per noi era già tanto dato che in Italia non avevamo un bagno ed usavamo un vaso da notte, (che dopo nessuno sapeva dove veniva riposto il contenuto…).

Un giorno, in cui mi sentivo particolarmente polemico, dissi a mio padre, «in 4 anni questo è tutto quello che hai fatto?» Povero «vecchio» (così è come chiamavamo affettuosamente mio padre in Argentina), io non sapevo che quasi tutto quello che guadagnava lo mandava a noi in Italia per farci mangiare

Mia sorella Amanda, di 4 anni, non aveva mai visto mio padre prima. Lei era quella che più soffrì. Non lo voleva, lo allontanava da mia madre… povero vecchio…, furono momenti durissimi!!!

A pochi metri del terreno c’erano delle vacche che stavano pascolando e pochi giorni dopo il nostro arrivo, mio padre mi diede un carrettino per prendere lo sterco di queste vacche per concimare l’orto. Quando riuscimmo nel primo raccolto di radichetta, la raggruppai in fasce ed uscii a venderle… Questo fu il mio primo lavoro da venditore. Mi piaceva!!!

A 11 anni iniziai a lavorare nella panetteria del quartiere. Guadagnavo 1 chilo di pane al giorno e 50 pesos al mese. Ero contento perché aiutavo la mia famiglia. Lavoravo tra le 10 e le 12 ore giornaliere.

Dato che il Comune arrivava fino a Isidro Casanova, quando volevamo andare a passeggiare a Ramos Mejía o alla Capitale dovevamo camminare per 3 chilometri all’andata ed altri 3 al ritorno.

Questi sono frammenti della mia autobiografia che condivido con piacere con la gente a cui voglio bene e rispetto.

 

Anche questo racconto ci giunge dall’Argentina, è scritto da Vincenzo Di Stabile, proponiamo a seguire la versione originale in lingua spagnola, tradotta da Carlo Carmelo Di Giacomo in lingua italiana.

 

Capítulo 2 De la taza de noche a la letrina

Mi relato anterior terminó en el viaje de mi padre a Buenos Aires… Ese día quedó muy grabado en mi mente…

Lo vimos partir…, recuerdo que nos saludaba desde un coletivo o algo similar…

Luego embarcó en Napoles, el 27 de Septiembre de1949, en un barco llamado Mendoza y, llegó a Buenos Aires el 14 de Octubre del mismo año, después de 17 dias de viaje.

El mismo dia de su llegada a Argentina, en Francavilla nació Amanda, mi hermana menor.

En Francavilla vivíamos todos en una pieza y la nonna Filomena también vivía con nosotros.

No se cómo hizo mi madre para contenernos a todos…

En parte, creo que ya estaba acostumbrada, porque mi padre, había estado en la guerra 7 años y ella había hecho frente a la vida, sola, durante todo ese tiempo.

Pero ahora nos habia dejado de nuevo… y había que pasar por esa situación a cualquier precio…La nuestra fue la misma historia de muchas familias italianas que se abrieron paso en otros paises.

En 1953, salimos los cinco rumbo a Buenos Aires, donde nos esperaba mi padre. Nuestra familia se componía de 4 hijos, Antonia de 17 años, María de 14 años, yo de 7 años y Amanda de 4 años.

Atrás dejamos a la nonna Filomena, los tíos, los primos, y muchos recuerdos…

El viaje fue un horror, ya que por diversos problemas estuvimos obligados cambiar tres veces de barco durante el viaje… A tal punto el viaje fue complicado que a mitad de camino una noche se apagaron todas las luces, todos gritaban « a ponerse el salvavidas »; decían q estaba por explotar una caldera, y como nos encontrábamos en mitad de camino, nos desviaron a Africa para cambiar de barco. Nunca me voy a olvidar de los negros color carbón con los dientes ultra blancos, que vimos allí!!!

El primer tramo de nuestro viaje fue en un barco llamado « Córdoba », luego seguimos viaje en el « Santa Fe » y al final llegamos con un barco llamado « Buenos Aires ».

Vincenzo Di Stabile e la moglie Cristina "foto di Antonio Grimaldi"
Vincenzo Di Stabile e la moglie Cristina “foto di Antonio Grimaldi”

Padecimos muchas nauseas y mi madre, que era delicada de los bronquios y otras cosas, pasó todo el tiempo enferma. Ella era la que nos contenía a pesar de su salud, la « vieja » (así es como llamamos cariñosamente a la madre en Argentina) no aflojaba nunca!!!.

Llegamos a Buenos Aires el 8 de Octubre de 1953, tardamos 40 días (cuando en ese entonces se tardaban solo 17 días…). La experiencia del viaje en barco fue tan negativa que por muchos años no pude mirar el mar…

Suerte, que vinimos con la familia Spaltro en la misma situación. Eso nos permitía entretenernos…

La familia Spaltro se componía de mi tía Marianna, sus hijos Bruna, Celeste, Mario y Salvador.
El tío Luigi Spaltro primo hermano de mi padre por el lado de mi nonna paterna, ya estaba en Argentina como mi padre. En el viaje, yo me entretenía mucho con Mario y Salvador dado que eran mayores que yo. Ellos se instalaron en la localidad de Garin y nosotros fuimos a Mercedes, provincia de Buenos Aires. Allí vivía la familia de mi tío Peppino, mi tía Angela, mis primos Vicente, Teresa, Nicola (lo llamábamos Colino), y otros familiares del mayor de los hermanos de papá, el tio Antonio, que fue el primero en instalarse en Mercedes.

Nuestro período de adaptación al llegar, lo recuerdo mas bien como unas lindas vacaciones y creo que el motivo fue que todos hablaban en italiano y mi padre hablaba un poco en castellano (español) también. Mi papá ya había comprado un terreno en la localidad de Isidro Casanova, a 3 kilómetros del centro de la ciudad.

Alli pudo construir 1 pieza, con una letrina afuera, y una bomba de agua. La letrina ya era todo un avance, dado que en Italia no teniamos baño y usábamos una taza de noche, (que después vaya uno a saber donde tiraban el contenido…).

Un dia no pude con mi genio y le dije a mi padre, « en 4 años esto es todo lo que hiciste? » Pobre « viejo » (así es como llamamos cariñosamente al padre en Argentina), yo no sabía que casi todo lo que ganaba nos lo mandaba para que mientras nosotros pudiéramos comer en Italia…

Mi hermana Amanda, de 4 años, nunca había visto a mi padre antes. Ella fue la que más sufrió. No lo quería, lo echaba del lado de mi madre… pobre viejo…, fueron momentos durísimos!!!

A unas pocas cuadras del terreno había unas vacas pastando y a los pocos días de llegar mi papá me dió una carretilla para recoger el estiércol de esas vacas y abonar la huerta. Cuando logramos una primera cosecha de radicheta, armé unos ataditos y los salí a vender… Ese fue mi primer trabajo de vendedor. Me gustaba!!!

A los 11 años comencé a trabajar en la panadería del barrio. Ganaba 1 kilo de pan por día y 50 pesos por mes. Contento ayudaba a mi familia. Trabajaba entre 10 y 12 horas diarias.

Dado que el colectivo llegaba hasta Isidro Casanova, cuando queríamos ir a pasear a Ramos Mejía o a Capital había que caminar 3 kilómetros para tomar el colectivo y otros 3 al regresar a casa.

Estos son fragmentos de mi autobiografía, que los comparto con la gente que quiero y respeto.

 

One thought on “Dal vaso da notte alla latrina (2^ parte)

  1. Caro Vincenzo,
    i tuoi ricordi sono toccanti e vivi, perche’ci fanno rivivere un periodo storico, il dopoguerra, denso di immani sacrifici per tutti e in particolare per i nostri emigranti.
    Da questi racconti, dovremmo trarre un grande insegnamento: avere un atteggiamento diverso nei confronti degli immigrati, siano essi profughi o immigranti “economici”.
    Continua a scrivere, perchè i tuoi racconti sono interessanti e sembrano una continuazione degli scritti di Antonio De Minco pubblicati su questo giornale.
    Ti saluto unitamente a tutti i francavillesi in Argentina
    Antonio Fortunato

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi