Tra i mali dell’umanità le tossicopatie

Don_Camillo_Perrone

Basilicata immune dalle contaminazioni della droga? Niente affatto!

Spacci di droga si sono registrati recentemente da Melfi a Senise, da Avigliano a Maratea.

Imperversano gli stupefacenti. Retate e manette a raffica. Occorre ben riflettere e agire con vigore.

L’umanità oggi soffre di molti mali fisici, psichici e sociali. Col crescere del progresso scientifico e tecnico aumentano i beni della terra, si dilata il benessere della gente, ma divampa sempre più la brama del piacere, sollecitata dalla pubblicità irresistibile del consumismo, e il disordine dei costumi non ha più freno. I valori vengono disattesi o falsati se non addirittura rigettati, particolarmente il valore della vita e dell’amore. La civiltà dei consumi non risparmia neppure l’ambiente ecologico, che viene ad essere turbato e avvelenato.

E così germinano mal costume e malattie: l’impero del peccato genera il regno della morte.

Tra i tanti mali che noi cristiani, come comunità della salvezza, dobbiamo affrontare ed eliminare, si impone con la massima urgenza quello delle tossicopatie, dovuto specialmente alla droga, che da vari anni sta infestando l’occidente, compresa la nostra Italia, la nostra Basilicata.

Non intendiamo qui addentrarci nella “selva selvaggia” delle droghe morali, che tutti noi, purtroppo respiriamo quali il danaro e il profitto, il sesso e la spregiudicatezza, il potere, il prestigio e la violenza, la tendenza ad assolutizzare il relativo e il temporale e a relativizzare l’assoluto, l’eterno, il divino. Droghe queste che vengono propinate da ideologie false o impazzite, e propagate con irresistibile suggestività dai mezzi della comunicazione sociale e dalle grandi industrie del peccato.

Parliamo piuttosto delle droghe materiali, il cui abuso viene incentivato da quelle morali.

La droga è la peste più perniciosa che miete vittime specialmente nei giovani. Essa, in fondo non è che l’effetto del consumismo dilagante e del permissivismo, che caratterizzano il costume familiare, l’educazione dei fanciulli e l’ordine sociale. Viene propagata e diffusa da colossali organizzazioni commerciali a dimensione internazionale, che si avvalgono di mezzi subdoli e operano in modo capillare. Il solo intervento degli organi statali, preposti alla vigilanza e al controllo, non riesce a sgominare sì turpe mercato. Come spiegare queste aberrazioni, degenerazioni, vizi infami e quant’altro?

La responsabilità ricade sulla carente o errata educazione familiare, troppo permissiva.

don camillo Perrone

La Chiesa indica nella famiglia, nel suo valore intrinseco, specie se illuminato dalla fede cristiana, nella sua saldezza morale: il più forte antidoto contro la droga e il mezzo più adeguato contro l’immane flagello. Il modello cristiano (si proprio questo!) della famiglia resta il punto di riferimento prioritario su cui insistere in ogni azione di prevenzione, recupero e ripresa della vitalità dell’individuo nella società.

La responsabilità ricade anche sulla scuola che purtroppo non è ancora formativa a tutti i livelli.

In concreto, quando il fanciullo o il giovane non lo si forma ai valori, che richiedono necessariamente autocontrollo e sacrificio, ma lo si accontenta nei capricci o nelle scelte incontrollate, lo si favorisce nella soddisfazione di ogni piacere e gli si accorda piena indipendenza, tanto da indurlo a ritenersi in casa ospite o padrone, è fatale che resista ai vizi di moda, lasciandosi andare a pazze avventure. Cosa fare allora?

Occorre anzitutto opera di prevenzione. I genitori siano vigilanti perché i figli non abbiano a cadere nelle insidie degli spacciatori di stupefacenti o nell’amicizia dei tossicofili.

Cura decisiva è poi l’amore, si tutto vince l’amore preveniente, longanime, misericordioso.

È l’amore che trionfa anche del mondo sconvolgente della droga.

Il regno dell’amore è la famiglia veramente cristiana, ma soprattutto la Chiesa, che personifica l’Amore Trinitario. Questa situazione va evangelizzata e Cristo riproposto come modello.

Piace qui evidenziare la nuova pastorale giovanile di S. Ecc. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro che propone una forte spiritualità capace di smuovere la polvere di materialità che a volte riveste i giovani. Solo l’esperienza religiosa fondata su incontri formativi, in un contesto di sana allegria, momenti conviviali, preghiere, distensivi psicofisici, molto dialogo possono vincere la droga. La buona educazione sia familiare, sia religiosa si attesta quindi come la colonna vertebrale del vero umanesimo.

Il fenomeno della droga induca la Chiesa a considerare le proprie responsabilità, ad approfondire il contenuto dell’annuncio evangelico ed a lasciarsi muovere dalle urgenze dell’azione pastorale anche nei riguardi della salvezza dei drogati.

La Chiesa ha il compito di proclamare che la vera liberazione di tutto l’uomo dalla schiavitù dell’errore e del vizio, del peccato e della morte, è soltanto opera di Dio nel profondo dello spirito, se questo è disponibile alla sua azione.

I Cristiani poi sono chiamati a promuovere nei fratelli bisognosi la maturazione umana globale: psichica, affettiva, morale, sociale e religiosa, e, quindi, ad adoperare tutti i mezzi forniti dalla scienza e le forze di cui sono capaci per illuminare le menti e sostenere gli sforzi di coloro che vogliono guarire. I Cristiani infine sono chiamati ad offrire ai fratelli bisognosi aiuti di ogni genere e a incoraggiarli al superamento delle cattive abitudini e del vizio, al recupero della salute spirituale e fisica.

 

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