Che fine ha fatto la lingua italiana nella scuola di oggi?

scuola media Francavilla in Sinni

Ha avuto grande eco nei giorni scorsi il documento dei 600 tra professori universitari ed altri intellettuali che denuncia le gravi carenze degli studenti universitari nella lingua italiana.

Come ex preside e professore di lettere, vorrei fare qualche commento e riflessione in proposito. Quando, circa due anni fa, ho conseguito la laurea in giurisprudenza, il mio professore relatore mi disse: le raccomando preside, tenga duro con i suoi studenti perché le tesi di laurea che presentano sono tutte piene di errori. Ancora, molti anni fa, nel mio Istituto feci passare una circolare nelle medie in cui dicevo ai docenti che “gli alunni pascolavano“.

L’appello dei 600, come riferito da un prof. dell’università di Basilicata, sembrerebbe oggi un po’ tardivo perché al miglioramento della lingua italiana si sarebbe dovuto pensare almeno da 50 anni.

Mi vengono in mente i programmi della scuola primaria del 1955, in cui con semplici parole si raccomandava il “leggere, scrivere e far di conto“, i programmi delle medie del 1979 in cui si definivano bene le discipline e si puntava sul corretto modo di scrivere. Poi sono avvenuti diversi cambiamenti con modifiche, indicazioni, correttivi e senza chiarezza alcuna nei programmi degli istituti superiori. La democrazia scolastica e la scuola della partecipazione penso non abbia prodotto i risultati sperati soprattutto in ordine al miglioramento culturale dei ragazzi. A questo si aggiunga la partecipazione delle famiglie alla vita della scuola (buona in teoria), ma all’atto pratico dimostratasi un quasi fallimento, perché i genitori sono diventati “i primi sindacalisti dei propri figli“, che scendono sul piede di guerra appena vedono delle insufficienze in pagella, che denunciano maltrattamenti, problemi psicologici e crisi dei loro figli. Mi si permetta di dire che oggi le scuole sembrano aree di parcheggio e che, pur con il notevole sforzo dei docenti, si sono perduti impegno, sacrificio, perseveranza nello studio.

E la grammatica? Pare ormai la grande assente dalla scuola. Da una statistica solo un alunno su 26 usa bene la punteggiatura, uno su cinque sbaglia la e con l’accento e la a con l’h.

Vincenzo Ciminelli

Siamo di fronte allo smarrimento della capacità logica, di riflessione, di analisi, in parole povere della padronanza della lingua italiana. Per non parlare poi del congiuntivo!

Vorrei suggerire sempre lo studio delle tabelline, le poesie a memoria, oggi del tutto assenti. Eppure Cicerone diceva “memoria minuitur nisi eam exerceas” (la memoria diminuisce se non la si esercita). Bisogna “martellare” sull’analisi logica e grammaticale e far appassionare gli alunni alla nostra lingua italiana che, sembra strano a dirsi, viene studiata di più all’estero!

Allora vorrei rivolgere un invito ai docenti affinché rimangano in classe a combattere questa decadenza senza aver “paura” dei genitori sempre pronti con i ricorsi e con la presunzione di dettare le regole su come impostare la didattica.

I docenti facciano studiare i loro studenti come una volta facevano i loro professori.

La libertà di insegnamento (art. 33 Cost.) dovrà servire essenzialmente per combattere questa piaga per far sì che i nostri studenti possano scrivere almeno correttamente e correntemente.

Solo così, parafrasando un vecchio film, speriamo di cavarcela…

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