Problemi ambientali Lucani per una conversione ecologica

don Camillo Perrone

Lotta all’inquinamento, sicurezza per salute e valute: ecco le principali istanze di amministratori e cittadini del COVA e non solo. Conseguentemente sviluppo globale ma con una condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del creato. E soprassediamo sulle contestazioni scaturite, sulle polemiche, sulle inchieste e diffide relative alle estrazioni petrolifere per insistere sulla sensibilità ecologica davvero urgente.
I differenti fenomeni di degrado ambientale e calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente. Verso questi temi, che suscitano la giusta preoccupazione delle Autorità e della pubblica opinione, si va sviluppando una nuova sensibilità, che si esprime nel moltiplicarsi di incontri come inviti ad amare la terra e ad abitarla con sobria leggerezza, ripensando gli stili di vita, tutelando il clima, rafforzando un’economia sostenibile. Soprattutto la Chiesa sottolinea il valore dell’ecologia, e con essa del rispetto della natura, che è la più grande ricchezza posseduta dall’uomo. La creazione è opera e dono di Dio che, purtroppo, oggi viene sempre meno valorizzato. L’uomo, interessato sempre di più a ciò che gli consente di fare guadagni immediati sta distruggendo la natura, provocando danni irreparabili agli equilibri ambientali. Si parla sempre più spesso, infatti, della morte di mari, fiumi, foreste, terreni, e non ci si accorge che questo porta a una morte lenta e prematura tutto il genere umano.
Soprattutto nel nostro tempo, l’uomo ha devastato senza esitazioni pianure e valli boscose, inquinato acque, deformato l’habitat della terra, reso irrespirabile l’aria, sconvolto i sistemi idrogeologici e atmosferici, desertificato spazi verdeggianti, compiuto forme di industrializzazione selvaggia, umiliando – per usare un’immagine di Dante Alighieri (Paradiso XXII, 151) – quell’ ”aiuola” che è la nostra terra, nostra dimora. Occorre perciò stimolare e sostenere la “conversione ecologica”, che in questi ultimi decenni ha reso l’umanità più sensibile nei confronti della catastrofe verso la quale si stava incamminando. Non è in gioco, quindi, solo un’ecologia fisica, attenta a tutelare l’habitat dei vari esseri viventi, ma anche un’ecologia umana che renda più dignitosa l’esistenza delle creature, proteggendone il bene radicale della vita in tutte le sue manifestazioni.
In una società che si sta autodistruggendo, producendo morte, oppressione, sofferenza, distruzione dell’ambiente; dove, ubriaca di se stessa, ci si è abituati al degrado, perdendo la sensibilità rispetto al dolore e all’ingiustizia, la cultura degli scarti è purtroppo cultura di sistema, di soluzioni economico-politiche non al servizio dell’uomo. Il grido degli ultimi e dei piccoli è istanza di dignità della persona umana, di diritti umani negati, di giustizia, di solidarietà. Ma anche di fraternità, e di abbracci, di esami di coscienza che permettano cammini di incontro, di dialogo, di riconciliazione, di restituzione, di umanità. Tra persone e tra gruppi, comunità, popoli.
Il degrado ambientale si porta dietro, quasi sempre, un incremento di malattie nell’uomo. Spesso invalidanti e mortali. Nel primo capitolo dell’enciclica Laudato si’, che Bergoglio ha dedicato proprio alla cura della nostra casa comune, un paragrafo riflette sulle conseguenze che l’attuale modello di sviluppo ha sulla vita delle persone.
Salvaguardare il creato significa salvaguardare la stessa sopravvivenza dell’umanità. A nessuno sfugge, infatti, il deterioramento dell’ambiente a causa del surriscaldamento dell’atmosfera con il conseguente innalzamento del livello dei mari dovuto ai ghiacciai che si sciolgono; l’inquinamento delle falde acquifere a causa dell’uso irrazionale delle discariche; le sempre più frequenti inondazioni e frane dovute al selvaggio disboscamento delle foreste. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per questo è necessario recuperare con urgenza il senso dell’integrità e della sacralità di tutta la creazione, della quale non siamo padroni, ma amministratori.
Ha detto Bergoglio all’udienza generale del 22 febbraio scorso: “Siamo spesso tentati di pensare che il creato sia una nostra proprietà, un possedimento che possiamo sfruttare a nostro piacimento e di cui non dobbiamo rendere conto a nessuno; invece la creazione è un dono meraviglioso che Dio ha posto nelle nostre mani, perché possiamo entrare in relazione con Lui e possiamo riconoscervi l’impronta del suo disegno d’amore, alla cui realizzazione siamo chiamati tutti a collaborare, giorno dopo giorno. Quando però si lascia prendere dall’egoismo, l’essere umano finisce per rovinare anche le cose più belle che gli sono state affidate. E così è successo anche per il creato. Pensiamo all’acqua. L’acqua è una cosa bellissima e tanto importante; l’acqua ci dà la vita, ci aiuta in tutto ma per sfruttare i minerali si contamina l’acqua, si sporca la creazione e si distrugge la creazione. Questo è un esempio soltanto. Ce ne sono tanti.”
I progetti per uno sviluppo umano integrale non possono ignorare le generazioni future, ma devono essere improntate a solidarietà e a giustizia intergenerazionali, tenendo conto di molteplici ambiti: l’ecologico, il giuridico, l’economico, il politico, il culturale. Il papa riconosce all’uomo il diritto di esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che abita. E tuttavia non può dimenticare il dovere di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla.
Perciò di fronte alla gravità e all’urgenza della questione ecologica, occorre affermare con forza che le ricchezze del creato siano preservate, valorizzate e rese disponibili a tutti, anche alle generazioni future. Il progresso umano non significa semplicemente accumulare la ricchezza né consumare sconsideratamente le risorse della terra; occorre promuovere un’eco-giustizia, invitando alla sobrietà e alla solidarietà, valori evangelici e al tempo stesso universali.

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