Patto tra generazioni per ridare un futuro ai giovani

La disoccupazione giovanile in Italia è la questione delle questioni. Quella degli under 35 è certamente la componente più malconcia della forza lavoro italiana, come confermano un po’ tutte le rilevazioni statistiche. Il fatto che si dimostri “stabile” al 36,4 per cento, in leggera diminuzione, è solo un fenomeno apparente, poiché nel computo degli occupati vengono inseriti i lavori precari, che invece sono in aumento. Sono i giovani i nuovi poveri. Un milione di ragazzi sotto i 35 anni sono disoccupati. Altri passano la vita saltando da un lavoro saltuario all’altro, spesso senza tutele. A questi dobbiamo aggiungere due milioni di Neet, coloro che non cercano un impiego né studiano.

Secondo gli ultimi dati del Censis, le nuove generazioni sono più povere dei loro padri, mediamente hanno un reddito inferiore del 15 per cento al resto della popolazione e del 26 per cento rispetto a quello che avevano nel 1991 i loro coetanei. Sono i giovani i nuovi poveri del Paese. Per questo la Chiesa pone l’attenzione su di loro e non smette di gridare allo scandalo di questo fenomeno, che in Italia sfiora il 40 per cento, ma in alcune zone del Sud arriva al 70. Però dobbiamo anche dire che la Basilicata è la regione in cui le imprese giovanili hanno particolarmente accelerato il passo nel 2016 rispetto al 2015: +16,7%il saldo tra iscrizioni e cessazioni e +1078 le imprese, secondo i dati della Unioncamere.
E nonostante alcuni segni positivi o dichiarazioni rassicuranti la disoccupazione cresce.

Diciamo poi che per debellare la disoccupazione giovanile non basta cambiare i voucher: servono soprattutto politiche attive, a cominciare dall’alternanza scuola-lavoro, l’anticamera di una carriera lavorativa, proprio come avviene in Germania.

E serve un’economia etica, quindi un lavoro decente per tutti, ma specialmente per i giovani.

Decenza significa un lavoroche, in ogni società, sia l’espressione della dignità: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione, un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare, un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce, un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale, un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa. E che consenta a ciascuno di trovare quel minimo di stabilità necessaria allo sviluppo naturale della vita nelle sue varie fasi, dalla giovinezza alla maturità.

Per la Chiesa e per i credenti la lotta alla disoccupazione giovanile, alla mancanza di adeguate tutele, alle forti diseguaglianze è una vera e propria missione. Per riconoscere la dignità umana di ogni persona.
La Chiesa prova a fare la propria parte ma occorre che le istituzioni politiche e burocratiche facciano molto di più con intelligenza rivolta al futuro e non alla ricerca del consenso.

L’obiettivo deve essere il bene del Paese. C’è bisogno poi di onestà generalizzata perché non basta fare le leggi, ma bisogna applicarle con rigore e sacrificio. Occorre fare incontrare le due cose: provvedimenti buoni, ed è questo il compito del Parlamento, poi le norme bisogna applicarle e questo tocca anche a tutti noi operare con intelligenza ed onestà senza approfittarne.

La Chiesa che è in Basilicata – da parte sua – sente forte la necessità di aiutare le piccole comunità a superare lo scoraggiamento e a valorizzare come risorsa il senso comunitario, per sollecitare i giovani e quanti sono impegnati nel mondo del lavoro e dell’impresa a fare rete.

La stessa Chiesa lucana si impegna a promuovere sempre di più il progetto Policoro come virtuoso modello di orientamento al lavoro e, attraverso la professionalità di laici battezzati competenti, a organizzare un osservatorio permanente che aiuti i giovani nella progettazione di quelle opportunità finalizzate all’auto-imprenditorialità.

In conclusione la lotta alla disoccupazione giovanile, alla mancanza di adeguate tutele, alle forti diseguaglianze è una vera e propria missione allo scopo di tutelare la dignità umana di ogni persona. La precarietà lavorativa a cui sono costretti i nostri giovani è una precarietà ingiusta.

Per questo l’intero Paese, attraverso un nuovo patto sociale tra generazioni, deve impegnarsi per far ritrovare loro il proprio futuro. Un futuro che coincide con il futuro stesso del Paese.

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