L’altro è un dono: convertirsi alla scuola di Lazzaro

don Camillo Perrone

Mai come oggi l’uomo è, in tante parti del mondo, sfruttato e calpestato dal capitalismo individuale o dal capitalismo di stato, è oppresso dalla miseria, dalla fame, dalla malattia, dalla guerra, dalla morte, dal terrorismo e da dittatori sanguinari.

Ci chiediamo: la schiavitù è un fenomeno del passato? Purtroppo la risposta è NO!

Dobbiamo sapere che le forme di sfruttamento di oppressione sono diventate anche più raffinate e riescono persino ad eludere le leggi. Non lontano da noi, nelle nostre civilissime città vivono uomini e donne in condizioni di schiavitù.

Sono prostitute immigrate clandestinamente, sono minori sfruttati nel lavoro, sono cittadini incappati nel vortice dell’usura, sono vittime di illeciti traffici internazionali.

I soggetti più esposti come sempre sono quelli più deboli (bambini, donne, minoranze etniche ecc..). A Potenza scoperto un ricco giro della prostituzione con introiti favolosi.

A Torino riti esoterici con abusi su minore: violenza sessuale di gruppo con il pretesto della “purificazione” ad opera del “maestro”. Domina poi il caporalato, soprattutto al Sud.

Nel passato la schiavitù è stata indirizzata a forme di sfruttamento “collettivo”. Pensiamo alle antiche civiltà. Gli schiavi hanno contribuito a rendere “grande” e imperitura la memoria dei sovrani e dei dittatori. Oggi la schiavitù moderna è a servizio della criminalità, concorre al suo arricchimento; risponde per lo più a esigenze “individuali”, come nel caso di quella sessuale, costringendo le donne a diventare mero oggetto di piacere.

Inoltre il fenomeno della globalizzazione non solo ha incrementato gli scambi e i commerci tra i popoli, ma purtroppo ha reso più diffusa e radicata le varie forme di schiavitù moderna, assoggettando milioni e milioni di persone alle forme più turpe di sfruttamento.

In casa lucana c’è il paradosso del lavoro: a una modesta ripresa occupazionale segue il continuo calo demografico. Non possiamo fare a meno inoltre di evidenziare che la legge regionale del riordino sanitario non risolve le criticità della sanità lucana. La stessa legge indebolisce il tessuto socio-economico della regione, come pure i tagli alla spesa pubblica hanno ridotto atrocemente l’assistenza, creando conseguenze talora pesantissime.

La Chiesa ha sempre elevato la sua voce in difesa della dignità umana e il cristianesimo è stato nella storia certamente il fattore più decisivo nel contrastare ogni forma di schiavitù. Laddove è penetrata l’evangelizzazione si è sempre realizzata la liberazione dell’uomo ed è stata avviata un’autentica promozione sociale. I principi e i valori umani, che sono nel Vangelo, si sono trasferiti nelle leggi e nelle culture. Quando nella storia abbiamo registrato la negazione dei valori evangelici e cristiani sono apparse le dittature più oppressive, le forme di sfruttamento e di violenza più disumane.

Bisogna costruire un mondo in cui ogni uomo, senza esclusioni di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente padroneggiata; un mondo dove la libertà non sia una parola vana e dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco.

Mons. Orofino Vincenzo

La cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. E tutti noi siamo fratelli!

La vera solidarietà è una prassi trasformatrice e liberatrice e non solo consolatoria.

L’altro è un dono” ci ricorda quel testimone unico che è Francesco nel suo Messaggio per la Quaresima. Il Papa ci spinge a riconoscere con gratitudine il valore e, quindi, a non escludere nessuno dalla mensa della vita: troppi sono i Lazzaro, ancora mendichi di attenzione e prossimità. Vediamo di aprire loro le nostre porte. Non basta parlare solo di povertà; dobbiamo parlare dei poveri, persone che hanno un nome e un volto, come nella parabola evangelica di Lazzaro e del ricco epulone; persone che “hanno le spalle piegate sotto il peso e la fatica della vita” e ai quali come Primi dobbiamo rivolgerci affinché abbiano pienezza di vita. Se diventiamo capaci di “sentire con i palpiti del cuore” potremo mettere in pratica noi lucani opere di misericordia economica (problemi di acqua e terra inquinate da petrolio, scorie radioattive, rifiuti tossici; di accoglienza di immigrati che cercano lavoro stagionale nelle campagne; di sostegno a chi ha perso o non trova lavoro..) o di misericordia culturale (orientare a scegliere la via della vita; restituire speranza a giovani, donne e anziani che rischiano di diventare “scarti”; dare voce a chi non ha voce; lottare contro le ingiustizie palesi, ma anche subdole e nascoste..) verso il nostro popolo e la nostra terra. E allargare l’orizzonte agli ultimi della società e del mondo.

“Il metodo pastorale deve essere quello dell’accoglienza cordiale e colma di affetto, dell’accompagnamento premuroso e costante, della vicinanza quotidiana, dell’ascolto rassicurante, della condivisione fraterna, del coinvolgimento costruttivo e della carità operosa”. Così si esprime S.E. Mons. Vincenzo Orofino, vescovo di Tursi-Lagonegro rivolgendosi al clero e al popolo cristiano della omonima diocesi.

Non ci può essere vero amore degli uomini (e dei popoli)senza rispetto ed effettiva garanzia dei loro diritti e senza una tensione solidaristica intessuta di condivisione e liberazione integrale.

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