Senso civico, questo sconosciuto

Riconoscere, attraverso comportamenti concreti, i diritti e i doveri che regolano la vita sociale, rispettare la natura e l’ambiente, obbedire alle leggi, pagare le tasse, adoperarsi per realizzare il “bene comune” anche aiutando i più bisognosi con gesti di solidarietà: ecco le caratteristiche di una società veramente ideale e progredita.

don Camillo Perrone

Il “senso civico” corrisponde alla responsabilità che ognuno di noi dimostra nei confronti della comunità di cui fa parte. Ma un’indagine statistica condotta dall’istituto di ricerca Ipsos in collaborazione con l’Università statale di Milano mette in evidenza, purtroppo, che il senso civico degli italiani non è certo ai massimi livelli soprattutto per la sfiducia verso i politici e chi gestisce le sorti dello Stato. Dalle domande rivolte a un campione di cittadini proprio sul senso civico, risulta che i valori più importanti sono la famiglia, l’amicizia, la vita affettiva. Al secondo posto figurano la salute, la sicurezza per il futuro, la qualità dell’ambiente, la realizzazione dei propri desideri personali e il lavoro. Tutti lavori senz’altro positivi.
Ma il rispetto delle regole, l’impegno a favore dell’ambiente, la solidarietà e la partecipazione alla vita sociale e politica, che erano i temi della ricerca, occupano il gradino più basso della classifica.
I dati, che si riferiscono al 2016, confermano la tendenza degli italiani a ripiegarsi su se stessi con una fiducia verso gli altri che si attesta solo al 37%.
Ma c’è di peggio: dominano nella società arroganza e volgarità, una sottile e diffusa prepotenza. L’arroganza è un veleno della mente che incontriamo nelle intemperanze dei giovani, che sembrano pensare solo a sé stessi, ma anche nell’intolleranza degli adulti e degli anziani, che vivono nelle piccole cose quotidiane una rivalsa e un rancore inguaribile con il mondo. L’elenco delle sue apparizioni è infinito nei grandi così come nei piccoli esempi della vita di tutti i giorni.
L’arroganza è, a mio modo di vedere, una delle condizioni preparatorie dell’intolleranza. Come difendersi allora dall’arroganza propria e da quella altrui? Da questa spesso subdola e stupida prepotenza senza essere costretti ad imitarla per sopravvivere? Forse attraverso una rinnovata educazione alle virtù sociali quali la veridicità, la giustizia, la carità, l’umiltà.


La caduta del senso di socialità ha prodotto tendenze egoistiche, gonfiando a dismisura il catalogo dei diritti e delle pretese dei singoli, esaltando l’individualismo e lasciando totalmente in ombra i doveri, le relazioni e le responsabilità; tutti indifferenti alle proprie responsabilità, tutti complici nel fingere di non sapere.
Non esistono più riferimenti a principi etici da cui far scaturire regole per maniere più civili. Per questo motivo si affilano le armi della scurrilità e i comportamenti svettano con l’arroganza della presunzione e della superiorità. Sembra che ogni momento e ogni comportamento debbano essere impregnati da un egocentrismo insolente ed irrefrenabile.
Bisogna realmente che ciascuno di noi cominci a migliorare se stesso e smettiamola di dare la colpa agli altri. Finchè tutti aspettiamo che gli altri facciano, che gli altri risolvano i problemi…cioè pensiamo che la colpa sia sempre del governo, della società, del vicino, del sistema, della politica, dell’autorità, del Papa o della Chiesa e nessuno cambia mai se stesso, di fatto nulla verrà cambiato e la paura, il terrore e la morte continueranno.
Costantemente Papa Francesco sollecita i pastori della Chiesa a sentire l’odore delle pecore per condurle ai pascoli ubertosi della vita. Quante volte si ha l’impressione che i timonieri delle nostre comunità seguono le rotte imposte dai potenti di turno, invece di dirigersi verso le flebili voci di chi, per vivere, ha bisogno di tutto. Si è veri ministri di Dio nella Chiesa (e politici autentici e rispettabili) solamente quando si usa tutta la tenerezza possibile verso gli agnelli appena nati, verso le pecore madri e verso quelle ferite. La vera politica, come la vera pastorale, è quella che con decisione, parte dai più deboli per assicurare il nutrimento della giustizia a tutti. Affinchè ciò possa realizzarsi è necessario camminare compatti verso il bene comune.
La dignità di ogni persona umana ed il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte dall’esterno per completare un discorso politico senza prospettive né programmi di vero sviluppo integrale.
La solidarietà, in quanto sintesi di ogni virtù si rafforzi in noi lucani e diventi una vittoria necessaria sull’abituale individualismo che ha frenato molte volte il nostro cammino nell’evoluzione della storia.
In conclusione le nostre Chiese di Basilicata debbono efficacemente impegnarsi in quella nuova evangelizzazione a cui ci sollecita il Santo Padre. Se nella coscienza collettiva non sono presenti i motivi della comunione e della solidarietà, se si acuiscono egoismi e sopraffazioni, è perché manca l’animazione evangelica.
Nuova evangelizzazione significa riproporre, in maniera credibile la novità del progetto di Gesù Cristo per l’uomo” (D.c.n.26). In tale progetto c’è un valore fondamentale che deve diventare anche ethos civile, il valore dell’universale fraternità umana che si apre all’invocazione del Padre.
Occorre che le nostre comunità coltivino costanti rapporti intersoggettivi di comunione ecclesiale e di solidarietà civile, impegnandosi a inserire il fermento evangelico nelle strutture e nelle istituzioni.

 

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