Italia devi disarmare Economia e Politica

Sono passati 100 anni (1°agosto 1917) dalla Lettera di Benedetto XV ai “Capi dei popoli belligeranti”, in cui definiva la guerra mondiale in corso una “inutile strage”.
La Chiesa nel nostro tempo si è trovata a far fronte a grandi crisi che hanno sconvolto e stanno sconvolgendo il mondo.
Vendiamo bombe all’Arabia Saudita che bombarda e uccide nello Yemen, costruiamo un’altra portaelicotteri, le nostre esportazioni belliche aumentano. Il mercato di armamenti e munizioni non conosce flessioni: è uno dei mercati più redditizi del mondo.
La cosiddetta spesa globale aggregata per la difesa vale nel mondo 1779 miliardi di dollari e non soffre i problemi della finanza, cioè non conosce crisi periodiche. Perché non si tratta di un mercato che offre qualcosa che non ha, come quello per esempio dei derivati.
Il mercato della cattiva finanza, prima della crisi del 2005, in valore contabile arrivava a 630 mila miliardi di dollari, che significa quattordici volte il Pil di tutto il pianeta.
Ma era evanescente e pericoloso, come si è visto poi. Quello delle armi vale molto meno, ma è drammaticamente più stabile, considerata la natura sensibile del prodotto.
La guerra ci scandalizza sempre meno. Anzi, spesso viene definita “umanitaria”, “operazione di pace”, a volte la si definisce ancora “giusta”. E così oggi ci troviamo di fronte – in barba all’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra – a numerosi conflitti in atto e a folli spese per la loro preparazione.
L’Italia prevede una spesa militare per il 2017 di circa 23 miliardi di euro, 64 milioni al giorno, più di 40 mila al minuto.


Pochi giorni fa sono iniziati i lavori per la nuova portaelicotteri Trieste. Sarà pronta nel 2022 con la modica spesa di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Per essere precisi si tratta della nuova unità multiruolo d’assalto anfibio. Poi ci diranno tutti i pregi “umanitari” di questo gioiello. Oggi si parla di aiuti militari: quali?
La voce aiuti militari lascia troppi cassetti aperti nei bilanci pubblici, nei quali infilare cose che i canali ufficiali e regolamentati non possono prevedere. Non è difficile e basta falsificare qualche certificato di destinazione finale o corrompere qualche funzionario.
Pochi soldi, massimi risultati.
E’ così che il mercato delle armi esce dal controllo. E’ così che il suo fatturato globale diventa indefinito. Ed è così che diventa un problema geopolitico, in grado di muovere interessi che vanno al di là del semplice calcolo economico. Il protagonismo di paesi e blocchi, come avveniva fino alla caduta del Muro di Berlino, ha alcune sue fondamentali ragioni nel mercato delle armi, dai grandi sistemi d’arma fino ai fucili, alle pistole, ai mitragliatori individuali, alle pallottole. Sembra poca roba, ma il mercato delle armi leggere, di piccolo calibro, e delle indispensabili pallottole può cambiare il destino delle nazioni, e imporre nuove logiche geopolitiche nel grande gioco della globalizzazione economica.

Al presente la situazione è peggiorata. Nel 2016 le esportazioni italiane di armamenti hanno registrato un fatturato di 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. E tra i destinatari troviamo anche l’Arabia Saudita, sostenitrice ideologicamente e militarmente dell’Isis e in guerra con lo Yemen. “Basta vendere armi!”, ci continuano a chiedere gli amici dall’Iraq e da tutto il Medio Oriente. Ma l’Italia continua a vendere bombe a Riyad.
Dobbiamo rompere il muro di indifferenza e chiedere che l’Italia smetta di vendere armi a regimi e Paesi in guerra; che il nostro Paese aderisca, anche se in ritardo, al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, firmato il 7 luglio all’Onu dal 122 Stati; che non consenta l’arrivo in Italia delle bombe nucleari B61-12 destinate ai nuovi caccia F-35 (ciascuno dei quali costa circa 130 milioni di euro). Ce lo chiedono le vittime delle guerre. Ce lo chiede il Vangelo. Quindi il mondo è in vulcanico tumulto, lacerato da guerre interminabili, da conflitti razziali, da lotte di classe, da sistemi politici e amministrativi corrotti. Non dimentichiamo la disuguale distribuzione della ricchezza con tutte le sue conseguenze: ignoranza, sfruttamento, torture, prostituzione, tratta delle bianche, alcolismo, droghe, narcotraffico, sequestri di persona, estorsioni ecc. Mali, questi, che strozzano la società e l’individuo, e che sembrano aver raggiunto forme e livelli mai visti prima.

Portaerei  Cavour

Non possiamo omettere di elencare i femminicidi compiuti nel 2016 con armi da fuoco su un totale di 115. In pratica uno su cinque. E chi detiene un’arma non è obbligato a comunicarlo ai familiari. Troppe pistole e licenze facili.
Il nostro tempo è spesso caratterizzato da un umanesimo ambiguo, lacerato da interne tensioni che si estendono dall’idolatria al disprezzo dell’uomo. Esito e conseguenza di tale umanesimo è una cultura che porta alla morte morale e fisica dell’uomo. Una cultura che giustifica ed esalta la violenza, l’aggressione e la soppressione dell’altro, ritenuto un avversario o un ostacolo, aggressioni feroci alla natura. Qui il discorso cade sui gravi problemi ambientali ed ecologici che ci opprimono in questa torrida estate, pensando ai molteplici roghi che stanno devastando l’intera penisola. L’Italia brucia e tutti si indignano. E’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Da anni ormai paghiamo le conseguenze di un dissesto idrogeologico che non riusciamo, o non vogliamo fermare.
La continua cementificazione, il disboscamento, i cambiamenti climatici e ogni estate gli incendi che con l’estate, in realtà, hanno a che fare assai poco.
Necessita spezzare la logica di un sistema culturale socio-politico univoco e perverso, di cui si subiscono tutte le contraddizioni e le perversioni, proponendo un’alternativa credibile che riaffermi i valori evangelici della fraternità, della carità, della comprensione e del dialogo.

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