Preti scomodi: fedeli alla Chiesa con la passione per l’uomo

Recentemente Papa Francesco si è recato presso le tombe di Don Lorenzo Milani e di Don Primo Mazzolari volendo, con questo gesto, onorare le loro figure, siccome subirono, al loro tempo, incomprensioni e sospensioni. Don Milani è stato un prete scrittore, docente e grande educatore. La sua figura è legata all’esperienza didattica nella disagiata scuola di Barbiana e proprio su alcuni suoi scritti sui quali si sono innestate aspre polemiche che hanno coinvolto la Chiesa cattolica, numerosi intellettuali e diversi politici; per una di queste, riguardante l’obiezione di coscienza opposta al servizio militare, fu denunciato e processato per apologia di reato. Altra opera sua pastorale, inizialmente dotata dell’imprimatur ecclesiastico, fu oggetto di un decreto del Sant’Uffizio del 1958 contenente la proibizione di stampa e di diffusione e solo nel 2014, dopo 56 anni, la ristampa del libro non ha più avuto la proibizione da parte della Chiesa.

don camillo Perrone

Don Milani e Don Mazzolari – dei quali è stata riconosciuta ora l’ortodossia e l’ortoprassi – sono stati preti scomodi perché hanno incarnato fino in fondo il Vangelo amando gli ultimi. Ci hanno ricordato che il Vangelo stesso è “scomodo”, ci interpella, ci chiama a deciderci per Cristo e per l’amore.
Don Mazzolari è noto per essersi opposto nel 1943 al fascismo e dal fascismo ha subìto una grande persecuzione. Nello stesso anno 1943 il ciclone della violenza aumenta di brutalità. Nazismo e fascismo si stanno sgretolando. Mazzolari scrive: “Impegno con Cristo” che secondo Nazareno Fabbretti è “il suo libro più critico e violento nei confronti dell’istituzione ecclesiastica sia della dittatura che ha portato il mondo alla carneficina”.
Il Sant’Uffizio lo invita a non trattare più argomenti simili.

Nasce la Repubblica fascista di Salò. L’Italia è divisa. La Resistenza cresce. Sui muri di Bozzoli appare la scritta “Morte a Don Mazzolari”. Nel 1948 contribuisce alla sconfitta delle sinistre unite, ma non si allinea alla crociata anticomunista. Prossimo alla sua fine scrisse: “ Chiudo la mia giornata come credo di averla vissuta, in piena comunione di fede e di obbedienza alla Chiesa e in sincera e affettuosa devozione verso il Papa e il Vescovo. So di averla amata e servita con fedeltà e disinteresse completo. Richiamato, ammonito per atteggiamenti o opinioni non concernenti la dottrina, ottemperei con pronto ossequio. Se il mio franco parlare in problemi di libera discussione può aver dato scandalo, se la mia maniera di obbedire non è parsa abbastanza disciplinata, ne chiedo umilmente perdono”.

Don Mazzolari è stato il precursore della Chiesa conciliare, fautore dell’ecumenismo
Questi due preti trovarono nel Cristo la forza di andare contro ogni schema, di distanziarsi dalle soluzioni vecchie quando il nuovo urgeva alle porte. Dalla loro umanità traboccante, dal loro immedesimarsi con la sofferenza delle vittime dell’ordine immutabile delle cose (quello che a tavolino programma disoccupazione, guerre, ignoranza per alcuni e ricchezza per altri), insomma dalla loro fede diventata carne, nasce una proposta educativa davvero nuova, un modo cristiano di governare e perfino una creatività incredibile per costruire un mondo nella pace.

don Lorenzo Milani

Non dimentichiamo che Cristo Gesù ha stigmatizzato l’ingiustizia non scendendo a compromessi, diventando il “difensore” degli umili, bollando a fuoco la sopraffazione del potere. Purtroppo in tutti i settori della vita è dolorosamente sentita l’assenza di questa grande esiliata ch’è la giustizia.
In una situazione di gravi ingiustizie sociali con tante sperequazioni e di pluralismo ideologico che conduce spesso al relativismo e a privilegiare la moda invece delle verità fondanti, dobbiamo restaurare valori fondamentali, tra i quali quello della libertà-uguaglianza-fraternità, per un paio di secoli rifiutato dalla Chiesa e abbandonato al braccio secolare dei laicisti, i quali ne vanno orgogliosi; bisogna dimostrare coi fatti che essi sono evangelici, e che noi dobbiamo esserne i vindici e i portatori.
In questa circostanza mi sembra opportuno premere l’acceleratore soprattutto sul secondo elemento della triade.
Scrive, a proposito, Don Mazzolari: “L’eguaglianza sociale, pur là dove è solennemente proclamata, non è fatta. Neanche l’uguaglianza umana. Essa è dimenticata e manomessa. Chi serve non ha diritti, chi comanda non ha doveri. Nessun argine, nessun confine, nessuna trincea contro una passione che si disumana appena si afferma! Gesù dicendo chi è maggiore fra voi, sia come colui che serve, ha preveduto il male e offerto il rimedio. Non che egli intenda cancellare il maggiore e livellare gli uomini, ma riconoscendone le disuguaglianze che servono alla saldatura del corpo sociale, ci suggerisce l’unica salutare medicina” (La via crucis del povero, Brescia 1939, 69).
L’impegno per l’uomo deve dispiegarsi su tutto l’orizzonte dei suoi interessi, materiali e spirituali, terreni e ultraterreni, storici e metastorici.
Riprendendo il n.3 della Gaudium et Spes si può ripetere: “Si tratta di salvare la persona umana; si tratta di edificare l’umana società. E’ l’uomo dunque, ma l’uomo integrale, nell’unità di corpo e di anima, di cuore e di coscienza, di intelletto e di volontàche deve diventare il punto focale della pastorale.

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