Il volto della storia nuova

I prodromi del tornado politico legato alle elezioni del 4 marzo annunziavano da tempo ciò che oggi è realtà. Scossoni e scenari epocali nel verdetto delle urne.
Sono soprattutto i giovani che hanno bisogno di verità, per capire come l’Italia sia potuta arrivare all’attuale drammatica situazione e per non ripetere domani gli errori compiuti nella prima e nella seconda Repubblica da una classe dirigente che non si è dimostrata all’altezza di guidare un Paese moderno. Il progresso economico e sociale che si è sviluppato dagli anni del dopoguerra è per tanti versi innegabile. Ma con esso si sono pure affermati elementi regressivi, che hanno portato alla perdita di valori, senza i quali è impossibile che quel progresso sia vero e proceda ancora per il bene comune.
La situazione determinatasi col voto certamente è un grande, serio messaggio per il mondo della politica, su cui bisognerà che i responsabili, quindi gli interessati più diretti, riflettano seriamente.
Dal voto l’anno zero della politica. Tutto ciò che è tradizionale è al capolinea. Si apre una fase completamente nuova. La politica, ingabbiata da sterili contrapposizioni ideologiche, deve cercare di recuperare partecipazione, consenso e rispetto liberandosi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi.

don Camillo Perrone

Le elezioni politiche del 4 marzo sono state vinte dalla coalizione del Centrodestra mentre il M5S, con oltre il 32% dei voti, è il primo partito. Il Centrosinistra e il PD sono invece scesi al minimo storico dei consensi, perdendo la loro base storica. Come un uragano il consenso elettorale ha mandato in crisi le appartenenze politiche e ha premiato la Lega e il M5S sui temi della sicurezza e della gestione degli immigrati al Nord e della protesta economica e della disoccupazione al Sud. Sono state scelte le due forze più antieuropeiste, almeno a parole, ma il voto ha soprattutto canalizzato paure sociali e una speranza di cambiamento, punendo tutto ciò che era istituzionale. Una ventata di gioventù.
Rimane una domanda: quali forze governeranno il Paese? Il nuovo Parlamento si è riunito il 23 marzo per eleggere i presidenti di Camera e Senato, e da oggi ci sembrano emergere le alleanze che costituiranno il nuovo esecutivo. Purtroppo si sono verificati incontri e scontri, discrepanze e convergenze, quasi degli strappi con veloci suture. Insomma un bell’empasse.
Allo stato attuale le compagini in lizza sono compatte; sarà da vedere se la compattezza sarà anche sui programmi. Al Capo dello Stato, Mattarella, passa la palla.
Come e perché constatiamo uno spartiacque e una svolta storica? A proposito urge fare una accurata diagnosi e ciascun partito faccia autocritica. La politica italiana in questi ultimi decenni non ha offerto una bella immagine di sé, con il cedimento della tenuta morale del confronto politico, con l’abbassamento del livello valoriale, la puntigliosa litigiosità e tante altre negatività. Quello che preoccupa maggiormente, poi, è l’assenza di coscienza della gravità di una simile situazione, segnata dal predominio di un relativismo filosofico-pragmatico, al neo-liberismo, con una deriva laicista e materialista.
Ripetiamo: politica litigiosa e inconcludente, aumento della povertà. Illusorie crescite economiche, fisco alle stelle. Immigrati “sopravvissuti” sparsi sul territorio senza speranza, speculazione sugli stessi. Disoccupazione verosimilmente in crescita.
La corruzione, il malcostume, la mancanza assoluta di rispetto verso gli altri, insulti e pessima educazione, razzismo … regnano sovrani, specialmente tra i politici.

Luigi Di Maio

Elenchiamo alcune emergenze , ovvero richieste di interventi immediati al governo che verrà.
Il lavoro resta la priorità del Paese. Il tasso di disoccupazione a dicembre è sceso al 10,8%, il livello più basso da agosto 2012. Ma sono ancora cifre preoccupanti, se si pensa che i disoccupati risultano 2 milioni 791 mila. In Italia c’è da segnalare, in parallelo un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni. I dati Istat parlano chiaro: il tasso di inattività sale al 34,8% (più 0,3punti percentuali rispetto a novembre). Nonostante i miglioramenti, il mercato del lavoro italiano è uno di quelli dove si fa più fatica a rientrare una volta usciti. Ancora troppi i contratti a tempo determinato.
Altra emergenza è costituita dai giovani. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni a novembre del 2017 è sceso al 32,7%, in calo di 1,3 punti, ma è sempre una delle percentuali più alte d’Europa. Le politiche giovanili vanno inquadrate in un contesto europeo. L’Unione Europea ha varato fondi, idee e programmi (Erasmus, Europa dei cittadini, Horizon2020, Europa crativa, Corpo Europeo di Solidarietà). Ma il Parlamento uscente non è stato in grado di recepirli e potenziarli. Buona l’idea di un servizio civile obbligatorio per tutti i giovani. I fondi a disposizione (254 milioni) sono ancora troppo pochi. E diciamo che al Sud i cari giovani hanno dato sempre molto e, spesso, sono stati essi per primi a pagare i prezzi che la mancanza di lavoro, la sopraffazione della violenza organizzata, la rete di clientele, che li ha esclusi da ogni processo produttivo, ha imposto in modo sistematico e talvolta crudele.
A proposito Papa Francesco ha indetto un Sinodo dei giovani e per i giovani che verrà celebrato nel prossimo autunno, nel mese di ottobre, quindi verranno messe a fuoco tutte le tematiche e le problematiche che si riferiscono al pianeta giovani.
Oggi poi si parla tanto di bene comune. Per noi il bene comune si chiama Basilicata.
Il bene comune Basilicata da preservare e incrementare nell’ambiente, nella popolazione, nella cultura, nei servizi. Il bene comune Giovani, che non devono più fuggire dalla loro terra, dalla vita. Preoccupa rendersi conto che vanno via i più formati, perché la Basilicata ha investito molto sulla formazione, ma il suo sistema produttivo non offre posti di lavoro per quelle competenze maturate. La nostra è una regione ricca di umanità, di paesaggi, di risorse (acqua, petrolio), ma ancora molto fragile nel territorio, nei rapporti socio-politici, nella trasformazione delle risorse in migliore qualità di vita per tutti. Vale per tutto il Paese Italia.
In conclusione urge fare politica secondo i dettami evangelici e secondo le norme della Costituzione. Occorre ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società.
Urge una nuova e migliore offerta politica per i cattolici, mentre non temiamo di affermare che solo un riformista credente può governare al meglio l’Italia. Auspichiamo un Premier che disponga somma elevatezza morale, idoneità pratica e capacità intellettuale.
Ogni autorità legittimamente costituita viene da Dio; ma il Concilio Vaticano II ha confermato i limiti posti all’autorità: “L’esercizio dell’autorità politica deve sempre svolgersi nell’ambito della legge morale, per il conseguimento del bene comune, e di un bene comune concepito in forma dinamica, secondo le norme di un ordine giuridico già definito o da definire. Allora i cittadini sono obbligati in coscienza ad obbedire” (GS,74).
Dove è evidente che, quando le indicate condizioni non sussistano, l’obbligo dell’obbedienza non vale più; e il cittadino cristiano, in coscienza, può e deve scegliere altre strade. Comunque i cristiani, come tutti, sono coinvolti nelle vicende storiche del loro tempo: in base a particolari condizioni di vita, a differenti esperienze, a diversi strumenti culturali e operativi e alla solidarietà sperimentate, possono manifestarsi tra loro scelte politiche che non coincidano anche se sono uniti dalla stessa fede.

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