Dall’Albania don Enzo condivide con la nostra comunità la sua esperienza

Carissimi amici,
 non vi nascondo neanche un pò che qui in Albania, nella regione del Nord, a Scutari e dintorni, sto vivendo un’esperienza forte e molto bella per me e per il mio essere prete cattolico. Ne avevo assolutamente bisogno e ringrazio Dio per questo e chi, a nome suo (la Facoltà di Napoli dove insegno, il nostro Vescovo Vincenzo e anche don Franco con cui collaboro a Francavilla), me lo ha permesso.

Don Enzo Appella

Allargare ulteriormente i miei orizzonti, mi dà di capire che sono davvero “fortunato”, anche se questa parola proprio non mi piace, come ben sapete, perché è una parola “neo-pagana” che non sta in armonia nella bocca di uno che invece crede e spera nella Provvidenza divina. Per questo, quando mi lamento di qualcosa o per qualunque cosa, non dovrei essere ascoltato da nessuno, men che meno da voi che vi nutrite anche del mio ministero. In Italia posso mangiare e bere più volte al giorno e con abbondanza e spesso ricercatezza; posso vestirmi con tante cose, anche sopraffini, “di marca” come diciamo noi, e avere un armadio pieno di indumenti per ogni stagione; posso lavarmi con acqua calda a ogni ora; posso avere dei soldi sempre a disposizione nel portafoglio; posso avere una macchina tutta mia e andare di qua e di là; posso persino comprare tanti libri e fare molte altre cose. L’elenco è lungo. Credo che anche per voi, se mi posso permettere, sia in realtà così, nonostante tante difficoltà che pur ci sono per molti se non per tutti. Questo non vuol dire che a me e a voi è vietato avere problemi o che quelli che abbiamo non siano veri problemi: le nostre sofferenze e i nostri dolori sono tutti autentici purtroppo, ci mancherebbe! Dio lo sa! Ma davanti a quel che mi è dato di scoprire in questi giorni, di vedere e di ascoltare, mi vergogno non poco e sento di non aver diritto di replica. Non possiamo capire fino in fondo quel che ci sta in giro per il mondo in ordine alla miseria e a tutta la mancanza di dignità che ne deriva, finché non ne prendiamo coscienza. Immaginavo che il mondo e le sue complesse società si fossero evolute nel tempo della globalizzazione, ma vi assicuro che c’è una tale arretratezza, qui e altrove, e una inaccettabile povertà che non mi lascia indifferente. Come potrei tornarmene facendo finta di niente? La mia sensibilità mi rimprovererebbe fino al tormento. Non sono certo venuto qui a fare il turista! Se foste anche voi qui con me sono sicuro che la pensereste allo stesso modo e fareste le stesse considerazioni. Soprattutto sareste dispiaciuti come lo sono io. Anche voi sentireste l’appello della coscienza a far qualcosa, qualunque cosa, a muovere almeno un dito. Non tocca a me né a voi risolvere le questioni di un popolo, di cambiare la situazione precaria di tanti poveri, ma un giorno Dio mi e ci giudicherà se abbiamo o no dato anche solo un bicchiere d’acqua a chi s’è fatto trovare nella sua necessità. Qui constato, ogni giorno che passa, un paese indietro, pur con tutti gli sforzi che va facendo: ci sono villaggi in campagna e quartieri, sia al centro città che in periferia, dove manca tutto. Si vive arrangiandosi. Debbo anche comunicarvi che, nonostante ciò, resto sorpreso di quanta fede circoli tra la gente semplice e persino tra i giovani, fede genuina, come quella delle nostre nonne, sincera, provata, custodita come un tesoro prezioso.

Scutari Albania

Durante la dittatura comunista, sono stati uccisi per la fede cattolica tra il 1945 e il 1974 tantissimi cristiani, tra cui due vescovi, alcuni seminaristi, una novizia e una trentina di preti. Li hanno torturati fino a togliergli il respiro. Il carcere dove ciò è avvenuto per buona parte di loro, adesso è abitato dalle suore clarisse e, andarci, è una cosa che perfora il cuore. Scusatemi se ho voluto condividere con voi un po’ della esperienza che sto vivendo.

Sta per cominciare la Quaresima: tempo di conversione per meglio prepararci alla Pasqua del Signore, che ci redime mentre dà la sua vita per noi. Il digiuno che faremo tutti, privandoci di cibi abbondanti e di molto altro ancora che ha caratteristica di superfluo e di cui ciascuno di voi ha contezza, può essere trasformato in offerta per costituire una borsa di studio per almeno un seminarista povero. Ho parlato con il Rettore e mi ha detto che ogni anno per ciascuno servono 1000 euro per la scuola e 1500 per la retta. Per un albanese ciò è un costo insostenibile, mentre per noi italiani si tratterebbe di una cifra non esorbitante in un arco di tempo annuale.

don Enzo Appella

Se mettiamo insieme i nostri piccoli sacrifici quaresimali potremo farcela e forse anche ad assicurare ad altri ragazzi un po’ di serenità. Ho parlato con don Franco, il quale è stato subito d’accordo. Consegno quindi a voi, al vostro buon cuore, alla stima e all’affetto che avete per me, la volontà di realizzare questa buona opera durante la Quaresima a partire da mercoledì delle Ceneri, chiedendo al Signore misericordioso di benedire ogni vostro desiderio di bene. Al mio rientro vedremo come raccogliere il tutto e spedire.

Vi abbraccio con tutto il cuore. Don Enzo

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