I suonatori di zampogna di San Paolo Albanese

La zampogna e la ciaramella sono strumenti di grande cultura, scrive l’antropologo Paolo Apolito nel suo libro: “La zampogna nel mito e nella tradizione”.

È uno strumento di grande cultura, complesso e difficile in un’epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti; un’epoca in cui la tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualità come risorsa umana. La zampogna invece obbliga ad una coordinazione mano-corpo-orecchio-sensibilità percettiva-intelligenza che oggi è estremamente rara come risorsa umana.

Lo sanno bene i costruttori e suonatori, i maestri di zampogna che a San Paolo Albanese il 26 e 27 settembre 2020 daranno vita ai Corsi di strumenti tradizionali lucani nella seconda edizione del Festival Antiche Radici, “Rrënjet e vjetra”. L’Amministrazione Comunale, che li ha convocati, si è adoperata anche a dare lustro ad antiche testimonianze di maestrie, di arte spontanea, di arte povera, di arte relazionale, dedicando a 15 concittadini, vissuti negli anni dello scorso ‘900, una targa, quale pubblico riconoscimento delle loro eccellenti qualità di “suonatori di zampogna”.

< Questo riconoscimento – dichiara il Sindaco, dr. Mosè Antonio Troiano – è motivo di orgoglio per i loro familiari e per questa Comunità Arbëreshe per l’inestimabile valore culturale, sociale ed umano, per il ruolo e le funzioni di animatori e di testimoni delle tradizioni culturali, della storia e della civiltà contadina e pastorale del paese e di custodi di un bene culturale collettivo >.

il museo della cultura arbereshe

Erano “animatori”, come quello, raccontato dal viaggiatore Norman Douglas ai primi del ‘900 nel suo libro “Old Calabria”, che festeggiava, suonando la zampogna, la surdulina o l’organetto e danzando la tradizionale tarantella.

Raccontando “Shen Palji, per un giorno, Capitale Europea della Cultura Arbëreshe”, nell’articolo pubblicato su Francavillainforma.it il 15 ottobre 2019, richiamavo l’attenzione, lo scorso anno, sul voto del Senato di approvazione della Convenzione di Faro. Parlavo di un atto che ci riguardava da vicino;

un atto che riconosce nel patrimonio culturale un fattore essenziale per la crescita sostenibile del territorio e per la comprensione del rapporto tra il patrimonio stesso e le comunità che lo hanno prodotto ed ospitato. La conoscenza e l’uso dell’eredità culturale sono riconosciuti come diritto umano. L’insieme di risorse ereditate dal passato va promosso, quindi, come interesse pubblico, con un processo partecipativo finalizzato alla conservazione e alla valorizzazione per lo sviluppo durevole e per la qualità della vita”.

Ad un anno di distanza, mercoledì scorso, è arrivato finalmente il via libera definitivo della Camera dei Deputati al disegno di legge di ratifica.   

È tempo, perciò, che si mettano a frutto le “esperienze vive” e le “capacità di fare” delle persone che a San Paolo Albanese e negli altri paesi della Val Sarmento ancora vivono e lavorano.

San Paolo Albanese, 24 settembre 2020

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