La rivelazione (Cap. 13°) – Allori e sfortune del dottor Quartulli

Giovanni Gazzaneo

Nel tardo pomeriggio, dopo essersi trattenuto nel capoluogo per pranzare e, giacché c’era, per effettuare delle spese, il cavaliere rientrò con l’aria di uno che aveva riscosso il primo premio della lotteria di Capodanno.

Si diresse, per prima cosa, all’ospedale e fece cercare Schiapparelli per una questione “della massima urgenza”. Il professore gli mandò suor Tersilla perché l’accompagnasse nel suo studio.

– Oh, il cavaliere! Come sta? E come sta la signorina sua figliola che tra poco si sposa col nostro Quartulli?

– Sì, sì… un par di balle! – borbottò l’altro.

– Come dice?

– Eh? Ah, sì… Bene, sta bene, la signorina. Ed è tanto felice. E anch’io sto bene e sono contento, sa? E pure la mia signora.

– Se è per questo, anche noi – rispose la suora aprendo la porta dello studio e invitandolo a entrarvi.

– Evviva! Vuol dire che oggi è la festa di quelli che sono contenti e beati! Proprio una gran giornata! – E si fregò vigorosamente le mani.

– Il signor primario viene subito! – squittì suor Tersilla e si allontanò trotterellando.

– E io son qua che l’aspetto!

Un rumore cadenzato di passi annunciò l’arrivo del professore che, gaio a sua volta e lavorando di labbra e di gote, intonava un pezzo del “Barbiere”

– Carissimo Bergonzoni! – esclamò. – Qual buon vento? E quali nuove mi porta?

Giovanni Gazzaneo

Il cavaliere gli porse la mano e mantenne a bella posta un contegno grave.

– Allora, a che devo l’onore di questa seconda visita? E’ forse venuto per annunciarmi di essersi ricreduto su suo genero?

L’altro tacque ancora alcuni istanti tenendo la testa abbassata come se stesse raccogliendo le idee. Poi la sollevò di scatto e, scandendo le parole:

– Ci ha presi per il culo – disse semplicemente.

– Che… che dice, scusi? – sobbalzò Schiapparelli.

– Che quello là ci ha preso per i fondelli: me, lei, mia moglie, mia figlia. Tutti quanti!

– Senta, lei: se è venuto qui per scherzare…

– Per scherzare? Tenga, tenga, legga! – E porse allo sconcertato Schiapparelli il curriculum dell’allievo prediletto.

Il professore aprì il foglio, lo lesse una, due volte, spalancò gli occhi e si lasciò andare a braccia penzoloni sulla poltrona.

– Mi dia dell’imbecille! Mi dia dell’imbecille!

– Beh, si lasci dire, con tutto il rispetto, che se lo meriterebbe proprio, signor primario.

– Anche trentamila lire al mese di tasca mia, gli ho dato, sa? Roba da matti. E… e mentre io gli facevo del bene, quel gaglioffo me lo metteva nel didietro, boia d’un mondo!

– Guardi che se parliamo di soldi, sappia allora che a me è venuto a costare anche di più… e se penso a quanto mi costava ancora se non mi procuravo il certificato…

– Ma perdìo, gliela farò pagare! Lo mando subito a chiamare! – E fece l’atto di afferrare il telefono.

– Eh no! – lo bloccò il cavaliere. – Mi dispiace, ma deve promettere che fino a domani non farà niente: io ho scoperto l’imbroglio e a me lo deve lasciare, che gli venga un canchero! Ne ho tutto il diritto… E poi, non lo troverebbe perché a quest’ora quel delinquente se la sta spassando al mare con mia figlia e non rientra prima di sera.

– A me – balbettò Schiapparelli – a me, un affronto simile! A me, un libero docente! A me, un reduce dalla campagna di Russia… e decorato! Ha capito, Bergonzoni? De-co-ra-to! Mica balle!

– Se è per questo anch’io ho fatto la campagna d’Africa, e se a voialtri vi si congelavano i piedi a noi ci si lessava il cervello… Ciò non toglie che, reduci o decorati, professori o cavalieri del lavoro, quell’avanzo di galera ci ha menati per il naso tutti e due per tutto questo tempo.

– Ma dov’è che voleva arrivare? Sa che ancora non lo capisco?

– Ma è chiaro come il sole, signor primario: quell’elemento non ha mai avuto voglia di far niente nella vita e mirava solamente a sposare la mia Iride per mangiare gratis, a sbafo insomma. Per vivere alle nostre, anzi alle mie spalle. Ci vuole tanto a capirlo?

– Roba dell’altro mondo! Ecco il perché se ne stava sempre in disparte e quando gli parlavi non ti guardava mai negli occhi: altro che timidezza!

– Timido quello? Ne ho trovata di gente con la faccia tosta nel mio lavoro, sa? Ma come lui, mai: garantito!

– Adesso comprendo il perché di certi discorsi: “Devo prima sposarmi”, “sono esaurito”, “poi si vedrà”…

– Io gliel’avevo detto, ma lei non ci voleva credere… Vabbè, meglio tardi che mai.

– Eh, ma non gliela farò passare liscia! Mi sentirà, domani. Oh, se mi sentirà! Lo sputtanerò davanti a tutti! Grazie, cavaliere. Grazie e… e perdoni se ho dubitato di lei che invece aveva visto giusto.

– Già, se non era per il sottoscritto… Scusi se ce lo faccio notare, signor primario, ma lei alle volte, anche se ha studiato tutta una vita, mi dà l’impressione che di quello che gli uomini hanno nella testa non se ne intende mica tanto, sa?

– Questa mi servirà da lezione per il futuro. Grazie ancora!

– Non immagina il piacere, guardi.

– Arrivederci!

Il cavaliere entrò in una cabina e telefonò alla moglie per avere la conferma che Quartulli si sarebbe fermato a cena e fischiettando si avviò in un bar per farsi la bocca con un bicchierozzo di quello buono. Dopo passò da una cartoleria, ordinò delle fotocopie del prezioso documento e si diresse alla villa.

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