PD: “Democraticamente” – Passato o Presente?

PASSATO O PRESENTE?

di Alessia Tricarico, Anna Pangaro, Jessica Laruina e Marilena Alvarez

E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo” diceva Primo Levi, che della vita nei campi di concentramento era il testimone diretto. Purtroppo viviamo in tempi strani, il mondo va veloce e si tende a dimenticare il passato, al punto che c’è addirittura chi mette in discussione il fatto che l’Olocausto sia esistito. Invece, quello di ricordare e di ricondurre tutto al nostro tempo, è un nostro dovere.

In quel periodo si consumò la più grande violazione dei Diritti dell’Uomo nel cuore pulsante di quell’Europa che voleva sognare la sua potenza e il suo progresso in grande, ma lasciò che i propri sogni si materializzassero in mostruose forme di violenza. E fu morte e distruzione dell’Uomo e dell’Umanità. Da quel momento in poi venne consegnato al mondo un virus letale, più di tutti gli altri che conosciamo e la storia ci ha insegnato, il virus dell’odio. Consegnarono ai campi di morte uomini, donne e bambini senza colpe. Se non una, come scrisse qualcuno, quella di essere nati! Spogliati dei loro beni, privati delle loro case, delle loro scuole, del loro lavoro, dei loro diritti, del loro nome, della loro famiglia, dei loro capelli, dei loro denti, della propria dignità.
Spontaneamente tutti diciamo che ciò non dovrebbe succedere mai più, ma prima di dire “mai più” basterebbe soffermarsi a guardare che, purtroppo, ciò succede ancora oggi, basti pensare agli sbarchi dei migranti, al razzismo contro questi, all’omofobia.
Una comprensione perentoria, dunque, nei confronti di un passato inserito in una cornice di oscurantismo mentale e reale disumanità, conduce a un’attenta riflessione e conseguenzialmente a una profonda scoperta, la quale diviene strumento critico per una maggior cognizione delle nostre memorie, parti integranti di un processo identitario sociale. Con estrema chiarezza e realismo, Anna Harendt ha bene messo in luce uno degli aspetti peculiari esistenziali: “la banalità del male” la quale non esita a permeare le nostre aree di funzionamento che ci permettono di interfacciarci con il resto del mondo, con degli esseri umani.

All’obbedienza, all’omologazione, al cedimento a crisi vitali, all’aggressività, si contrappone una versione dell’uomo completamente antitetica, ma reale, non più concepito come “zero negativo”, bensì come zero positivo. Il riconoscersi di ognuno di noi come essere empatici, dotati di una competenza affettivo-cognitiva, la quale ci consente un salto d’immaginazione e di “mettersi nei panni degli altri, di capire i loro sentimenti e le loro prospettive, e di ricorrere a questa capacità di comprensione per guidare le proprie azioni”. L’empatia diviene lo strumento critico con cui relazionarci con l’altro e attuare un reale, e non utopistico, cambiamento sociale.

Il riconoscimento dell’altro come diverso, connotato di dignità umana, dunque al contempo simile, dirige i nostri comportamenti verso azioni non distruttrici, piuttosto a condotte pro-sociali e concrete atte a realizzare tangibili cambiamenti all’interno delle nostre piccole e grandi comunità, inconsapevolmente sostituendo modelli disfunzionali di pensiero a modalità funzionali, per un’interpretazione obbiettiva del mondo. L’empatia può esser considerata la genesi del grande universo dei diritti umani. È essenziale operare attraverso un’educazione a essa, che possa essere assimilata come modello comportamentale, al fine di coordinare politiche sociali, dal preservarci dagli orrori del passato.
Il giorno della Memoria non dovrebbe essere una semplice giornata di ricordo passivo e acritico, accompagnata da residui di compassione, ma presa di coscienza della complessità dell’essere umano, dei suoi errori, delle sue competenze intellettuali ed empatiche che non annientano un essere umano portatore di diritti, del suo modo di essere, piuttosto a un’accettazione della sua diversità, della sua libertà orientando concretamente le nostre azioni.
In tema di diritti umani, così come i nazisti credevano che gli omosessuali fossero deboli e incapaci di combattere per la nazione e a cui servivano delle cure per la loro “devianza sessuale”, anche in Italia molto spesso si pensa all’omosessualità come a una malattia, che negherebbe agli stessi di avere parità di diritti. In realtà questo pensiero, disagio e disgusto può essere sintetizzato con il temine: omofobia. Quello che subisce l’intera comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) è frutto di messaggi propinati direttamente e indirettamente dalla famiglia, dalla Chiesa, dai media e dalla politica. Infatti, molti schieramenti di destra e di estrema destra continuano ad apporsi alle lotte che vengono mandate avanti dall’attivismo della comunità LGBT per il raggiungimento di diritti civili quali il matrimonio egualitario e l’adozione. Ma perché opporsi all’amore e ad una relazione tra omosessuali? Dove nasce l’odio per una coppia gay o lesbica? L’omofobia fonda le sue radici nella paura di tutto cioè che è “diverso dalla normalità“, da ciò che è “naturale”. Ma sappiamo che un’attrazione, un sentimento nasce in noi naturalmente e si deve, in ogni caso, avere il coraggio di seguirlo e di essere libere e liberi di vivere la propria identità avendo lo stesso rispetto e diritti di tutti.

Una vittoria a livello giuridico della comunità LGBT, in materia di unioni civili tra persone dello stesso sesso, fa riferimento alla legge n. 76 del 20 maggio 2016, detta LEGGE CIRINNA’. Grazie all’opera innovatrice svolta dalla Corte Costituzionale, l’Ordinamento italiano può oggi contenere un modello legislativo volto alla tutela dei singoli individui, senza distinzioni di sesso, di razza o di religione. Il 15 marzo 2013 viene depositato in Senato il disegno di legge, fino alla discussione nell’ottobre 2015 e alla messa in esame nel febbraio 2016. Il disegno di legge titolato “Regolamentazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” ha il fine di introdurre nell’Ordinamento giuridico italiano, la regolamentazione delle unioni omosessuali. Si tratta di un testo che unisce undici disegni di legge; mediante l’approvazione da parte di entrambe le Camere, il testo diviene ufficialmente legge nel maggio del 2016, a firma del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. I requisiti che determinano la nullità dell’unione civile tra persone dello stesso sesso sono i seguenti:

– la sussistenza di un precedente vincolo matrimoniale o di altra unione civile;
– l’infermità di mente;
– la sussistenza di vincoli parentali o di affinità (come sancito dall’art. 87,co. 1, codice civile);
– la nullità di unione civile allorché una delle due parti sia stata condannata per omicidio consumato o tentato nei confronti della persona unità civilmente all’altra parte.

Il verificarsi di una di queste cause impeditive pone nulla l’unione civile tra persone dello stesso sesso. La costituzione di tale legge prevede, inoltre, l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, nonché alla coabitazione. I rapporti economici previsti da tale nucleo familiare prevedono il regime patrimoniale della comunione dei beni; resta salva, però, la libera facoltà tra le parti di pattuire una diversa convenzione patrimoniale.
L’omofobia esiste, così come sono esistite e sopravvivono svariate forme di discriminazioni, ma contiamo su di noi e su di te perché non sia più così.

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