“Per amore della nostra terra” Proposte programmatiche ai candidati in vista delle elezioni amministrative del 2020

Azione Cattolica Francavilla in Sinni

“Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. [I laici] Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore” (Lumen Gentium, n. 31).

Il percorso dell’Azione Cattolica della Parrocchia Presentazione B. V. Maria di Francavilla in Sinni è partito dall’approfondimento di questo invito contenuto in uno dei documenti più importanti del Concilio Vaticano II.

Noi laici di Azione Cattolica siamo chiamati, in primo luogo, a cercare il regno di Dio trattando le realtà temporali e ordinandole secondo Dio. La nostra missione e il nostro servizio, quindi, non si collocano al di fuori del mondo, bensì nel mezzo di esso.

Siamo chiamati, infatti, ad operare nella realtà in cui viviamo e nel tempo che ci è stato donato.

Il posto di noi laici, la nostra collocazione – intesa come “luogo teologico della nostra santificazione” – è il “secolo”, cioè il mondo veduto nella sua dimensione entitativa e storica, il suo essere e il suo divenire (Lazzati).

In esso, Papa Francesco ci invita «a vivere in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro». «Dialogare non è negoziare», prosegue il Papa, «negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti».

Cercare il bene comune per tutti. Questa è la nostra missione, il nostro sacrificio, l’obiettivo di speranza e di vita da raggiungere nella e per la nostra bella comunità.

In considerazione di ciò, l’Azione Cattolica di Francavilla ha deciso di offrire il proprio contributo al dibattito politico avviato in vista delle imminenti elezioni amministrative.

Fin dalle origini dell’umanità la politica è l’istituzione sociale per eccellenza, che in modo più diretto e a vasto raggio influisce sul vivere civile. Anche nella Bibbia – a partire da Gen 1,28 – l’impiego e l’utilizzo del mondo sono stati visti come un mandato e uno specifico invito di Dio all’uomo.

In maniera ancor più approfondita e specifica, Gaudium et spes precisa come la missione della Chiesa nell’ordine temporale debba tener conto delle leggi che governano le realtà terrene, le quali mantengono una loro autonomia rispetto al fine ultimo e sulle quali valgono soprattutto la competenza e la capacità dei laici. L’impegno politico, infatti, trova nella coscienza dei laici convenientemente formata il perno per «inscrivere nella vita della città terrena la legge divina» (Gaudium et spes, n. 43).

Com’è stato osservato da diversi studiosi, la coscienza rettamente formata rappresenta l’orizzonte più ampio di autonomia che il Concilio riconosce ai laici cristiani e al loro agire.

Mattia Arleo

Ciascun credente, quindi, è responsabile del proprio agire alla luce della sapienza cristiana, anche nel caso in cui si dovessero verificare opzioni partitiche diverse e venisse espresso un giudizio differente sulla medesima situazione, «come succede abbastanza spesso e legittimamente», senza pensare con questo di «rivendicare solo per sé e in modo esclusivo l’autorità della Chiesa» (Gaudium et spes, n. 43).

Questo nostro intervento non vuole rappresentare in alcun modo una presa di posizione a favore di uno schieramento, bensì vuole essere contributo concreto per la elaborazione dei programmi elettorali che, poi, per lo schieramento vincente, diventeranno programma di governo della nostra comunità. Naturalmente, è giusto considerare anche le iniziative che, in alcuni settori, sono state poste in essere da chi ha svolto ruoli di amministrazione della nostra comunità in passato. Laddove siano state intraprese iniziative volte a conseguire gli obiettivi indicati, auspichiamo, quindi, un ulteriore rafforzamento delle stesse.

La cura del bene comune non può che passare dal metodo della «mediazione culturale».

«La mediazione culturale non vuole dire diminuzione, bensì pienezza di cultura autentica in cui non si perda affatto la propria identità di cristiani, ma si sia capaci di capire i valori umani e di vedere come essi si possono realizzare gradualmente. […] Mediazione culturale significa avere la forza di non perdere la fiducia di arrivare al fine, ma di lavorare poco a poco, per guadagnare giorno per giorno un passettino: questo significa far maturare il seme!» (Lazzati).

La mediazione culturale, allora, necessita uno stile di vita che già dimostri di essere capace di realizzare nella propria esistenza il valore che si vuole affermare, proponendosi di farlo diventare a poco a poco legge di comportamento universale per tutti.

Questo ragionamento vale ancor di più in una società secolarizzata e plurale come la nostra.

Strumento principe della mediazione culturale è il dialogo, il «saper costruire ponti», cioè la capacità di saper ascoltare e di saper parlare con gli altri, senza alimentare rabbia e paura, ma alimentando realismo e speranza.

La comunità cristiana ha oggi su di sé una grande responsabilità: quella di riabituare al dialogo e all’ascolto.

In un contesto globale caratterizzato dal risorgere di populismi e interessi nazionali, indifferenza verso i deboli, crisi della democrazia rappresentativa e delle istituzioni sovranazionali, i cattolici hanno responsabilità chiare e urgenti per contribuire a costruire una società più fraterna e un mondo più giusto, richiamando sempre alla memoria l’insegnamento di San Paolo VI, secondo cui «la politica è la più alta forma di carità».

La politica è la via dura dell’impegno concreto nel presente, un’arte difficile da apprendere ed esercitare per l’efficacia e il successo ed è ritenuta la via maestra necessaria da praticare per il governo possibile delle società complesse in divenire.

La politica, tuttavia, è strettamente correlata alla profezia. Quest’ultima si pone su una dimensione utopistica ed è spesso considerata una evasione spiritualistica dell’impegno concreto, annunciando un futuro che non c’è.

Una politica senza profezia non ha mai generato eventi di grande significato ideale. Una profezia senza proiezione politica è alienante e funzionale allo status quo.

Lacerare lo specchio della realtà, spezzandone il volto unitario e profondo delle due facce di struttura, ideale e reale, concreta e possibile, significa tradirla.

L’uomo spirituale, dunque, deve essere essenzialmente profeta e nello stesso tempo politico, responsabilmente impegnato nel reale presente a costruire il futuro possibile e preferibile.

Il suo stile di vita è segnato dalla fedeltà ai valori e al valore primario della verità dell’Amore nei confronti dei fratelli, soprattutto di quelli più bisognosi.

Siamo convinti che al Regno di Dio si accede anche attraverso la politica come profezia incarnata degli uomini liberi e uguali, buoni e solidali.

Nel ringraziare Silvana Abitante e Romano Cupparo, candidati alla carica di Sindaco, e tutti i candidati alla carica di consigliere comunale per essersi messi a disposizione della nostra comunità, noi laici di Azione Cattolica della Parrocchia Presentazione B.V. Maria di Francavilla in Sinni diamo qui di seguito il nostro contributo, indicando alcuni ambiti su cui riteniamo debba concentrarsi l’attività di governo dell’amministrazione comunale dei prossimi anni.

  1. Persona

 

La vita sociale deve essere espressione della sua inconfondibile protagonista: la persona umana. L’uomo, lungi dall’essere l’oggetto e l’elemento passivo della vita sociale, deve esserne e rimanerne il soggetto, il fondamento e il fine.

Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 132).

L’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perché è l’ordine delle cose a dover essere adeguato all’ordine delle persone e non viceversa.

Il rispetto della dignità umana non può assolutamente prescindere dal rispetto di questo principio: bisogna considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro se stesso, tenendo conto prima di tutto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente (Gaudium et Spes, n. 26).

In nessun caso la persona umana deve essere strumentalizzata per fini estranei al suo stesso sviluppo. Né la sua vita, né lo sviluppo del suo pensiero, né i suoi beni, né quanti condividono la sua vicenda personale e familiare, devono essere sottoposti a ingiuste restrizioni nell’esercizio dei propri diritti e della propria libertà.

La persona non deve essere finalizzata a progetti di carattere economico, sociale e politico, sia pure in nome di presunti progressi della comunità civile nel suo insieme o di altre persone, nel presente o nel futuro. È necessario, pertanto, che le autorità pubbliche vigilino con attenzione, affinché ogni restrizione della libertà o comunque ogni onere imposto all’agire personale non sia mai lesivo della dignità personale e affinché, a tutti, venga garantita l’effettiva praticabilità dei diritti fondamentali.

Gli autentici mutamenti sociali sono effettivi e duraturi soltanto se fondati su cambiamenti della condotta personale. Non sarà mai possibile un’autentica moralizzazione della vita sociale se non a partire dalle persone e facendo riferimento ad esse.

Solo il riconoscimento della dignità umana può rendere possibile la crescita comune e personale di tutti (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 145). Per favorire una simile crescita è necessario, in particolare, sostenere gli ultimi, assicurare effettivamente condizioni di pari opportunità, garantire una obiettiva uguaglianza tra le diverse classi sociali. Non può esserci vera crescita comune e personale se si guarda solo a pochi e non a tutti.

Su questo fronte, noi laici di Azione Cattolica proponiamo di considerare, quale elemento imprescindibile dei programmi elettorali, l’attenzione alle dipendenze, ai disagi e alle devianze che ormai hanno assunto una portata preoccupante nel tessuto della nostra comunità.

La neutralizzazione dell’uso di sostanze alcoliche e stupefacenti – soprattutto tra i più giovani – nonché della terribile piaga del gioco, deve rappresentare l’obiettivo principale dell’azione amministrativa dei prossimi anni.

Tutti, e i giovani nello specifico, hanno diritto a condizioni di vita migliori. Hanno il diritto di coltivare i loro sogni e di non oscurarli mediante il compimento di atti che sembrano dare ad una vita svuotata un attimo di tensione e di interesse (J. Ratzinger, Cielo e Terra).

Per quanto attiene alla tutela dei diritti della persona, riteniamo di dover sottolineare che la radice dei diritti dell’uomo è da ricercare nella dignità che appartiene ad ogni essere umano (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 153) e che i diritti dell’uomo vanno tutelati non solo singolarmente, ma nel loro insieme: una loro protezione parziale si tradurrebbe in una sorta di mancato riconoscimento (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 154).

Una particolare attenzione dovrà essere dedicata, inoltre, alla inclusione ed integrazione di chi vive disagi fisici, psicologici e sociali. Problema di grande rilevanza che dovrà essere affrontato e superato è quello legato ai fenomeni di bullismo che sembrano affermarsi progressivamente soprattutto nel contesto scolastico.

Municipio di Francavilla in Sinni
  1. Comunità

 

La persona è costitutivamente un essere sociale, poiché così l’ha voluta Dio che l’ha creata (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 149). La natura dell’uomo si manifesta, infatti, come natura di un essere libero e responsabile, il quale riconosce la necessità di integrarsi e collaborare con i propri simili ed è capace di comunione con loro nell’ordine della conoscenza e dell’amore.

Una società è un insieme di persone legate in modo organico da un principio di unità che supera ognuna di loro. Assemblea insieme visibile e spirituale, una società dura nel tempo: è erede del passato e prepara l’avvenire (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1880).

A causa della superbia e dell’egoismo, l’uomo scopre in se stesso germi di asocialità, di chiusura individualistica e di sopraffazione dell’altro (Gaudium et Spes, n. 25).

Dobbiamo superare tali ostacoli. Ogni società degna di questo nome può ritenersi nella verità quando ogni suo membro, grazie alla propria capacità di conoscere il bene, lo persegue non solo per se stesso, ma anche per gli altri. È per amore del proprio e dell’altrui bene che ci si unisce in gruppi stabili, aventi come fine il raggiungimento di un bene comune. I membri della società devono entrare in relazioni di solidarietà, di comunicazione e di collaborazione a servizio del bene comune.

Il bene comune, come già sottolineato in premessa, dipende da un sano pluralismo sociale. Le molteplici società sono chiamate, infatti, a costruire un tessuto unitario ed armonico, al cui interno sia possibile ad ognuna di conservare e sviluppare la propria fisionomia e autonomia.

Famiglie e comunità civile devono entrare in relazione. Obiettivo primario deve essere la cura delle famiglie, soprattutto di quelle colpite dalle divisioni.

Le famiglie, lungi dall’essere solo oggetto dell’azione politica, possono e devono diventare soggetto di tale attività (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 247). Esse devono crescere nella coscienza di essere protagoniste della “politica familiare” e assumersi la responsabilità di trasformare la società. La qualità della società in cui saranno chiamati a vivere i giovani dipende, infatti, da quello che riusciranno a costruire le loro famiglie. A tale scopo va rafforzato l’associazionismo familiare. Sul piano economico, sociale, giuridico e culturale, deve essere riconosciuto il legittimo ruolo delle famiglie e delle associazioni familiari nella elaborazione e nell’attuazione dei programmi che interessano la vita della famiglia.

Al fine di favorire la partecipazione del maggior numero possibile di persone alla vita sociale, si deve incoraggiare la creazione di associazioni di istituzioni a scopi economici, culturali, sociali, sportivi, ricreativi, professionali, politici.

Tale socializzazione non dovrà avere altro fine che quello dell’incontro tra persone. Per superare le divisioni esistenti nella nostra comunità è necessario che le persone tornino ad incontrarsi.

Una sana comunità dipende anche dalla qualità del lavoro.

Il lavoro umano ha una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva. In senso oggettivo è l’insieme di attività, risorse, strumenti e tecniche di cui l’uomo si serve per produrre. Il lavoro in senso soggettivo è l’agire dell’uomo in quanto essere dinamico, capace di compiere varie azioni che appartengono al processo del lavoro e che corrispondono alla sua vocazione personale (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 270).

La soggettività conferisce al lavoro la sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice merce o elemento impersonale dell’organizzazione produttiva. Il lavoro deve tornare ad essere espressione essenziale della persona. Per raggiungere tale obiettivo sarebbe opportuno superare la logica dell’assistenzialismo a tutti i costi, spesso agganciato ad un sistema di ingiusti favoritismi.

  1. Casa comune

La relazione dell’uomo con il mondo è un elemento costitutivo dell’identità umana. La natura appare come uno strumento nelle mani dell’uomo, una realtà che egli deve costantemente manipolare, specialmente mediante la tecnologia.

È errato il presupposto che esiste una quantità illimitata di energia e di risorse da utilizzare, che la loro rigenerazione sia possibile nell’immediato e che gli effetti negativi della manipolazione dell’ordine naturale possono essere facilmente assorbiti.

La tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare una bene collettivo, destinato a tutti. (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, n. 466). I gravi problemi ecologici richiedono un effettivo cambiamento di mentalità che induca ad adottare nuovi stili di vita.

Bisogna uscire dalla logica del mero consumo e promuovere forme di produzione che rispettino la nostra casa comune. L’atteggiamento che deve caratterizzare l’uomo di fronte al creato è essenzialmente quello della gratitudine e della riconoscenza.

In questo ambito, noi laici di Azione Cattolica sentiamo di dover proporre iniziative volte a recuperare la centralità dell’ambiente e della sua tutela. In particolare, si potrebbe favorire l’intervento dei più giovani nella cura degli spazi comuni, come pure giornate in cui la popolazione rinunci ad utilizzare le automobili.

Oltre a ciò, considerato lo stretto legame tra ambiente e salute, e considerato il progressivo incremento di casi di malattie tumorali nella nostra comunità, potrebbe essere utile l’istituzione, a livello regionale e comunale, di un registro tumori, con la finalità di mappare i casi e di individuare le possibili fonti del problema.

  1. Cultura

La persona umana può raggiungere un livello di vita veramente e pienamente umano solo mediante la cultura (Gaudium et Spes, n. 53).

La cultura, nel suo rapporto essenziale con la verità e con il bene, non può scaturire soltanto dalla fonte dell’esperienza dei bisogni, dei centri di interesse o delle esigenze elementari.

Dimensione primaria e fondamentale della cultura è, come sottolineava San Giovanni paolo II, la sana moralità, la cultura morale.

L’uomo, destrutturato dalla lesione o dalla perdita della propria identità culturale, diventa un terreno privilegiato per pratiche disumanizzanti.

Al tempo stesso, una società civile non può dirsi tale se in essa mancano valori culturali.

Sarebbe opportuno, pertanto, incentivare momenti di condivisione e divulgazione di valori culturali.

Come laici di Azione Cattolica sentiamo di dover proporre la individuazione di uno spazio da dedicare ad una biblioteca pubblica, nonché la incentivazione di incontri culturali.

Conclusioni

Ci auguriamo che questo nostro piccolo contributo possa risultare utile ai candidati. Ciò che ha mosso questo nostro passo è il desiderio di contribuire, seppur in piccola parte ed entro certi limiti, all’affermazione di una società degna dell’uomo, di ogni uomo. Solidarietà e amore devono penetrare tutti i rapporti sociali e devono rappresentare la bussola per coloro che hanno il dovere di provvedere al bene dei popoli.

«Per rendere la società più umana, più degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale – a livello politico, economico, culturale – facendone la norma costante e suprema dell’agire» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 582).

«L’amore è la forma più alta e più nobile di rapporto degli esseri umani tra loro. L’amore dovrà dunque animare ogni settore della vita umana […]. Solo un’umanità nella quale regni la “civiltà dell’amore” potrà godere di una pace autentica e duratura» (San Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004).

Francavilla, lì 25 agosto 2020

Il Presidente parrocchiale

Mattia Arleo

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