Zampogne a San Paolo Albanese nella III edizione del “Festival delle Antiche Radici” 2021

Non vedevo l’ora, ieri sera, di salire “ka kriqëza”, alla collinetta sopra il paese, dove fino ad alcuni decenni fa campeggiava una grande croce in legno.

Festival “rrenjëte e vietra”

Là sopra ci sono un piccolo anfiteatro, un campetto da bocce, un camminamento, che gira attorno alla collina, un bel manufatto architettonico di un vecchio serbatoio dell’acquedotto comunale, che fa da impareggiabile belvedere, dei comodi spazi di ricreazione per grandi e piccini.

S. Paolo A. vista di notte dall’Anfiteatro

È c’è un’ampia e lunga vista panoramica, fino ad orizzonti remoti, sui comuni dei dintorni, sulle vallate del Sarmento e del Sinni e sulle cime alte del Massiccio del Pollino. All’appuntamento delle 21,30 ho voluto arrivare in anticipo per potermi concedere il privilegio di godere subito, dall’inizio, degli effetti notturni delle suonate di zampogne della prima giornata della terza edizione del “Festival delle Antiche radici”, in programma a San Paolo Albanese ieri, oggi e domani.

Nell’attesa della prevista esibizione dei suonatori di zampogna, mi sono affacciato, salendo al buio i gradini del piccolo anfiteatro, sul terrazzino di copertura del vecchio deposito dell’acquedotto, dal quale si vedono uno ad uno i tetti Shën Paljit e i campanili della chiesa madre e della chiesetta di San Rocco.

Anfiteatro S. Paolo A.

Una magica ed emozionante atmosfera di gioia ha avvolto i partecipanti via via che questo luogo dei giochi dell’infanzia di molti di noi ha incominciato a riempirsi della presenza festosa di tante giovanissime ragazze e ragazzi. Di lì a poco la festa è incominciata con scrosci di applausi e urla di approvazione per i virtuosismi dei suonatori.

Una viva, intensa, coinvolgente partecipazione che mi ha fatto andare indietro nel tempo per ricordare con nostalgia le manifestazioni delle tante giovanissime ragazze e ragazzi dei lontani anni ’70. Tra loro c’ero anch’io.

Festival “rrenjëte e vietra”

La zampogna, questo antico strumento musicale del mondo contadino e pastorale, è ancora molto in uso, è viva nei nostri paesi, nelle nostre comunità rurali, di montagna.

È densa di forme espressive, di ritmi e di gesti, che si accompagnano alle note, di testimonianze delle maestrie, dell’arte, dell’arte relazionale; di testimonianze di “saperi” utili, non solo alla conoscenza, ma anche alla sperimentazione e alla innovazione, di significati e di linguaggi gelosamente custoditi nella coscienza, nella memoria e nei comportamenti degli anziani e mirabilmente ereditati e, a loro volta, testimoniati dai giovani suonatori di ieri sera ka kriqëza.

Ho ascoltato suoni, ho visto passi di danza; ho ricordato le parole de “L’anima tradotta in note. Un modo per rapportare i tempi <contadini> alla realtà globalizzata”, un mio articolo del 2007: “ogni nota, ogni verso, ogni passo hanno sembianza di ritmi di vita, di richiami ai sentimenti, alle emozioni, ai tormenti e alle allegrie, alle credenze, ai fatti della vita quotidiana, alle fatiche, ai prodotti dei lavori, alle aspirazioni, alle storie personali, agli eventi di comunità”.

foto zampognaro Vincenzo Di Sanzo

L’ammirazione, il coinvolgimento, l’emozione mi sono cresciuti riflettendo le parole di Paolo Apolito in: “La zampogna nel mito e nella tradizione”. Sono strumenti di grande cultura.

Sono troppo complessi e difficili – scrive Apolito – in un’epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti. La tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualità come risorsa umana; tutto viene delegato a procedure automatizzate esterne all’uomo.

La zampogna, invece, obbliga ad una coordinazione mano-corpo-orecchio-sensibilità percettiva-intelligenza che oggi è estremamente rara come risorsa umana”.

Fanno parte dei patrimoni etno-demo-antropologici, che, per noi, qui, sono il rifugio dell’anima e attestano il valore e le ragioni di chi è restato ed è disposto a costruire il proprio futuro con le risorse del passato e con la cultura delle radici e delle identità rimaste.

San Paolo Albanese

Sono rientrato a casa, a tarda ora, con fremiti di freddo, che la mia età riesce a reggere a fatica, ma anche fremiti di soddisfazione e di gratitudine per tutti coloro che si sono prodigati per organizzare questa terza edizione del Festival “rrenjëte e vietra.

Arrivederci stasera a Piazza Skanderbeg per vivere nuove emozioni.

San Paolo Albanese 25 settembre 2021

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