Un Viaggio cominciato con la pioggia e infine rischiarato dalla Luce del Coraggio e di un Sorriso

Scrisse Tito Livio: “Beatam urbem romanam et invictam et aeternam illa concordia dicere”.

Roma, descritta dallo storico latino come una città fortunata, invincibile ed eterna, è stata il luogo di un’esperienza indimenticabile, cominciata nella pioggia impervia delle quattro del mattino ma, in seguito, addolcita dai simboli più famosi dell’Urbe, come la Fontana di Trevi e Piazza di Spagna, dalle visite alle bellezze del Vaticano, quali i Musei Vaticani e la Basilica di San Pietro e, soprattutto, dall’altruismo delle Suore Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta.

La principale opportunità offerta a noi giovani, protagonisti del viaggio, è stata proprio quella di conoscere e condividere i valori delle Suore di Madre Teresa: la carità, la bontà, l’infinita dolcezza, l’amore verso il prossimo. Le sei sorelle si dedicano a varie opere di assistenza morale e materiale ai bisognosi, accogliendo fra le loro mura coloro che chiedono aiuto, offrendo sostegno a chi vedono in difficoltà per le strade di Roma, apprestandosi ad accudire i non auto-sufficienti.

Così, mentre osservavamo l’operato delle Suore, preparando nella cucina il pranzo e la cena per gli ospiti e intrattenendoli nel refettorio, abbiamo avuto la possibilità di strappare un sorriso a tutte le persone della struttura, conoscendo le loro storie: alcuni sapevano parlare tantissime lingue ed avevano girato per l’Europa, altri godevano di tantissime conoscenze in vari ambiti del sapere ed hanno dispensato utili consigli; altri ancora, provenienti da Paesi stranieri, hanno condiviso con noi pezzi della loro cultura, come canti e parole.

Si era quindi instaurato un clima di scambio reciproco che ha visto coinvolti noi giovani, le splendide Suore che tanto ci hanno insegnato, e gli ospiti della Casa religiosa, i quali a loro volta ci hanno rallegrato le giornate ed hanno lasciato in noi un affettuoso ricordo.

Come già accennato, molti di loro non erano italiani, bensì provenienti, ad esempio, dall’Albania, dalla Polonia, dalla Romania e dall’Ungheria e, pertanto, lontani dal luogo d’origine.

La lontananza dal Paese natio, il fuggire con coraggio in cerca di un posto sicuro e, quindi, il tema più che attuale dei migranti, sono stati affrontati dallo stesso Papa Francesco, durante l’Udienza Generale alla quale abbiamo avuto la possibilità di partecipare.

Il Papa, nella Catechesi su San Giuseppe, ha voluto presentare il Santo come un migrante perseguitato e coraggioso, secondo quanto è descritto dall’Evangelista Matteo, denunciando così l’atteggiamento di alcune potenze europee nei confronti della problematica considerata e, allo stesso tempo, impartendo una bellissima lezione sul coraggio, necessario per superare gli ostacoli presenti sul nostro cammino.

Queste le parole del Papa al riguardo:

“In realtà, il vivere quotidiano di ogni persona – il tuo, il mio, di tutti noi – richiede coraggio: non si può vivere senza coraggio! Il coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno…La lezione che ci lascia oggi Giuseppe è questa: la vita ci riserva sempre delle avversità, questo è vero, e davanti ad esse possiamo anche sentirci minacciati, impauriti, ma non è tirando fuori il peggio di noi, come fa Erode, che possiamo superare certi momenti, bensì comportandoci come Giuseppe che reagisce alla paura con il coraggio di affidarsi alla Provvidenza di Dio”

La stessa Santa Teresa di Calcutta aveva affermato:

“Non avere paura di tentare. Non aver paura di cadere. E se capitasse, levati la polvere di dosso, rialzati e prova ancora.”

e ciò emerge anche dalle storie degli uomini e delle donne ospiti della Casa religiosa gestita proprio dalle Suore a lei devote.

Alla luce di quanto detto, che cosa ci ha insegnato questa esperienza? Cosa ricorderemo negli anni avvenire dei momenti trascorsi insieme? Cosa può essere utile a chi legge queste parole? Ecco, la risposta è proprio negli insegnamenti che abbiamo ricevuto: superare le difficoltà avendo coraggio di agire affidandosi a Dio, nutrire amore verso il prossimo, conservare la dolcezza e la bontà nonostante le avversità, ricordare che non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso.

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