Prece del Precario (poesia con commento)

Prece del Precario

Signore, sono un precario,

invoco la tua misericordia.

Signore, non ti chiedo che scenda

di nuovo la manna dal cielo!

Non ti chiedo favori particolari,

non ti chiedo d’essere raccomandato,

non ti chiedo d’essere segnalato.

Signore, sto bene in salute,

ho le carte in regola.

Signore, sono un povero cristo, ricco di fede.

Gravo sui miei genitori,

che sono pazienti e mi capiscono.

Appaio un mediocre,

ma ho tanta voglia di smuovere il mondo,

di rendermi attivo con dignità.

Signore, anch’io ho il dono della pazienza,

ma guai al momento della disperazione.

Signore, sono sensibile e fragile,

ad un passo dall’imponderabile.

Signore, sono un precario, invoco il tuo aiuto.

Non farmi perdere la salute,

non farmi perdere la testa,

non farmi perdere la fiducia

nelle mie risorse inespresse.

Sostienimi nella questua

d’uno spazio nel consorzio degli operosi.

Signore, sono un precario, invoco il tuo perdono;

con tutti i miei limiti e le mie pecche,

sono un essere umano in cerca di lavoro,

in cerca della mia dignità,

in questo mondo che non va.

Signore, sono un precario, dammi la forza

di credere che c’è ancora bisogno di me.

Grazie, Signore, per l’ascolto attento

del grido di un precario stanco,

che vive d’ansiosa attesa.

(Gino Costanza)

Il Precario
Il Precario

Commento alla poesia di Gino Costanza

Filippo Di Giacomo

Questa “ preghiera” mette il dito nella piaga. La precarietà ormai è uno status peculiare della nostra epoca, una condizione esistenziale che vivono soprattutto i giovani , ma non solo. E non riguarda soltanto la mancanza di lavoro, il venir meno della salute e della bellezza fisica, ma soprattutto gli affetti: l’ amore, l’amicizia… divenuti barattoli vuoti da riciclare o da buttare nella spazzatura. Non ci sono più punti di riferimento stabili a cui aggrapparsi nei momenti più critici della nostra esistenza: è venuto meno anche il supporto della famiglia che fino a poco tempo fa offriva “ al naufrago” (il fallito, o precario) un porto in cui attraccare le proprie speranze in attesa di tempi migliori. Brancoliamo come ciechi, cerchiamo disperatamente un aiuto, una guida per imboccare la strada giusta per affrontare la giornata e non cadere nella depressione e magari chiudere i conti definitivamente con la vita che si fa di giorno in giorno sempre più insopportabile. Ma la vita è un dono di Dio, pensa il precario, e non la puoi buttare via come un fuscello. E’ per questo che si rivolge a Lui con fiducia perché gli dia la forza di andare avanti: un aiuto, solo un piccolo aiuto. La sua fede è grande, e Dio non lo puó tradire: si aspetta una risposta da LUI che possa salvarlo dalla catastrofe. …Chissà se il SALVATORE lo ascolterà, oppure la sua preghiera svanirà in un buco nero dell’Universo?

(Filippo Di Giacomo)

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