Il viaggio come ricchezza di en nico

“Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, scoprire, incontrare l’altro e tornare più ricchi di quando si era partiti”.

Armando Lostaglio

Può riassumersi in questo aforisma di Luis Sepùlveda l’intento di en nico, un moderno viaggiatore che sa guardare con occhio accurato il mondo in ogni percezione visiva. Si definisce “piccolo” “en nico” appunto nel lessico siciliano delle origini. Sarà proprio la modestia la sua cifra stilistica ed umana, quantunque riflessa da una immensa cultura che fa delle sue immagini uno stilema del tutto personale.

L’autore, Alberto Di Mauro, predilige questo pseudonimo; per anni ha esplorato luoghi straordinari nei diversi continenti, traducendo in immagini fotografiche la propria percezione della realtà. Ogni istantanea è la scoperta di mondi resi di inusitati accostamenti, rarefatte espressioni e metafisiche atmosfere.

E’ un racconto per immagini di un instancabile viaggiatore: dalle diverse regioni italiane fino al Cile, dal Costarica all’Uzbekistan, da Santo Domingo all’America Latina e agli Stati Uniti. Di recente è stato in cammino (con una mostra personale) verso la percezione ontologica dei Sassi di Matera. E nel periodo natalizio ha esplorato con la sua macchina il profondo ovest europeo, dalla Spagna al Portogallo. Quadri evocativi come narrazione in un connubio immaginifico, che fa del viaggio la rimozione dell’oblio.

Deserto do Atacama

“Nei suoi moltissimi viaggi solitari – ha scritto su Travelling Through Photographic Imagery (Gangemi Editore) Evelina Schatz, membro dell‘Academy of Russian Arts, “en nico” utilizza la macchina fotografica come un note-book figurativo, che risulta essere un laboratorio creativo. In un contesto di incompiutezza, l’uomo diventa partecipe di imprevedibili trasformazioni che lo legano alle altre persone, al mondo e alla sua geografia. In un contesto di incompiutezza, l’uomo diventa partecipe di imprevedibili trasformazioni”.

Dunque, un viaggio visivo come un racconto, nel segno di una rinnovata riflessione sui percorsi geografici quanto umani che attraversiamo.

Per Valerio Magrelli,

“la pratica fotografica di “en nico” risulta intimamente connessa a una precisa attitudine gnoseologica (ossia l’indagine e la dottrina filosofica relativa al problema della conoscenza, cioè della verifica delle forme e dei limiti dell’attività conoscitiva umana), tale cioè da rendere ogni fotografia un’autentica riflessione sull’atto stesso del fotografare.”

E’ infine la contaminazione ad influenzare chi osserva i suoi lavori, dove la trasposizione dei soggetti o dei luoghi approda a nuove sorprendenti realtà, tanto più verosimili e quindi credibili quanto più evidente risulta il contrasto tra la percezione comune del soggetto e la nuova vita che l’accostamento simultaneo e sovrapponibile determina. L’immagine è inalveata in una vena di fluida creatività che conferisce vita nuova e propria a quei luoghi ed a quei soggetti che da inanimati acquisiscono una dimensione ed una identità proprie.

“Guardare è l’unica cosa che so fare”, confessa il giovane Sorrentino nel suo ultimo capolavoro (“E’ stata la mano di Dio”) nel momento del film in cui sta mettendo a fuoco la propria vocazione, in quella che sembra una smaccata dichiarazione di poesia verso il mondo. Che vuol dire, artisticamente, che guardare resta l’unica possibilità di vita e di creatività? Il modernismo aveva creduto che l’arte attraverso le avanguardie avesse una capacità non solo di trasformare ma di rivoluzionare il tempo.

Così “en nico” mette in luce la fede nel creato, va in soccorso a chi non si accontenta dell’ovvio; genera e rigenera colori, e case e cose stagliate nell’infinito. L’autore va oltre lo sguardo comune, è atopòs e fermezza ad un tempo; il suo occhio scruta dentro il viaggio come nessun altro sa fare; l’arrivo non è mai un traguardo: è ripartenza nel divenire, errante, portando sulle spalle un sacco ricolmo di meraviglie, da offrire… Torna presto.

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