La scuola che guardava al futuro

Storia di un percorso di cambiamento 1989-2008 di Matteo Alfredo Bocchetti

Rionero in Vulture

“Diventa particolarmente difficile quando si tratta di parlare del proprio operato, di sé stesso quale rappresentante della Istituzione, in quanto si corre il rischio di far emergere, inconsapevolmente, i limiti del proprio spessore dirigenziale, come l’incompetenza, la mania di protagonismo e la strumentalizzazione del potere. Aspetti che, comunque, giovano al lettore per meglio costruire l’immagine della vera funzione della Scuola Democratica. Quantunque ciò, io mi racconto… Dal 1989 al 2008, nel Circolo didattico di Rionero in Vulture, che conta 8 plessi con 1214 alunni e 95 docenti.”

È l’incipit del nuovo corposo libro di Matteo Alfredo Bocchetti dal titolo La scuola che guardava al futuro, da poco pubblicato per Digital Point Edizioni. In copertina l’immagine dello storico Palazzo della Scuola, all’ingresso della cittadina, inaugurato negli anni ’60 ed oggi, da oltre un lustro, irrimediabilmente un ammasso di macerie.

È un tracciato lungo 340 pagine nel quale Bocchetti ridisegna il suo non facile percorso in un mondo, quale quello della scuola elementare, nel quale si è sempre coinvolti in maniera massiva e con competenze sempre innovative e al passo con i tempi.                    

L’autore, già dirigente scolastico di lungo corso, ha dato alle stampe in questi anni una decina di testi pubblicati per importanti case editrici come la Armando e la Laterza, sviluppando una analisi sempre lucida su metodologie didattiche e sulle nuove sfide che la modernità ha imposto al mondo della scuola, a partire dall’ambito più delicato che è quello della formazione dell’infanzia.                   

Il caleidoscopio di Bocchetti scruta i suoi ultimi diciannove anni di dirigenza nel Circolo Didattico di Rionero, sua città natale e di formazione, dopo aver operato da insegnante e quindi da dirigente scolastico al Nord ed in realtà più prossime come Lavello. Ovunque, sostiene Bocchetti, le sfide sono state entusiasmanti, non smettendo di svolgere l’attività di ricercatore e formatore, e a Rionero ha oltremodo sviluppato il percorso già consolidato nel miglioramento di visioni culturali, psico-pedagogiche in funzione di uno sviluppo armonico delle potenzialità creative di ciascun attore scolastico, a partire dai fanciulli.    

Matteo Alfredo Bocchetti

                                                      

Non trascurando mai il necessario apporto delle famiglie e del tessuto sociale, Bocchetti ha adeguato le relazioni fra dirigenza, corpo docente e famiglia; non secondario, dunque, il rapporto con l’intero personale di supporto, dalla segreteria al personale Ata, per una più organica applicazione di strumenti atti ad approfondire tematiche come la Costituzione e le Istituzioni, il territorio e l’ambiente.

Dunque, il corposo libro di Bocchetti, ricco di immagini e di programmi realizzati, articoli pubblicati e persino sceneggiature di film, non è soltanto lo spaccato di un percorso didattico educativo in un Circolo Didattico certo non secondario, quanto è pure l’emblema di una attività che non può essere considerata un lavoro di routine, bensì è l’impeto progressivo che vedrà sempre il fanciullo al centro di un progetto di vita che chiameremo civiltà.

Fondamenti creativi e concreti resteranno, nella esperienza didattica di Bocchetti, quelli legate al teatro, alle ricerche storiche e al Cinema, con la originale esperienza realizzata ai primi anni Duemila con il regista Fulvio Wetzl, che già era intervenuto a Rionero con la presentazione di suoi film per le scuole, grazie alle iniziative del CineClub “Vittorio De Sica” Cinit.

E dunque, il dirigente Bocchetti, mediante le ricerche storiche eseguite in classe da un team di insegnanti – Maddalena Lostaglio, Emilia Nittolo, Maria Pinto e Milena Varlotta – ha creduto nella realizzazione di un film incentrato sul Brigantaggio post-unitario, oggetto delle ricerche in classe. Con le insegnanti, il regista e il contributo di chi scrive è stata redatta la sceneggiatura e quindi girate le scene in diverse locations storiche della cittadina, ma anche a Monticchio e a Melfi, con le testimonianze di anziane persone, di intellettuali, e la recitazione degli alunni con i propri genitori. Un format del tutto originale almeno in questa regione; risultato: “Darsi alla macchia” un docufilm che venne presentato al Giffoni film Festival (il cinquantenario festival del Cinema per ragazzi) ed ha quindi ottenuto il secondo premio (su 1250 lavori presentati) al Concorso Cortometraggi presso il Teatro Manzoni di Roma. Esperienze che hanno lasciato il segno: infatti il regista Wetzl ha successivamente svolto altri lavori simili in Basilicata ed altrove.       

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