Addio a De Mita, uomo di pensiero

Mi permetto di ricordare l’ex leader della DC solo perché è stato la mia prima stella polare in politica, colui che più di tutti ha contribuito ad accrescere in me la passione per la politica.

Comizio con De Mita e Colombo

Negli anni ’80 a Francavilla erano (eravamo, anche se io ero un ragazzo) quasi tutti demitiani, un po’ perché il nostro leader Mario Di Nubila apparteneva alla sua corrente, un po’ perché quell’avellinese, dall’eloquio a volte un po’ difficile, affascinava.

Eravamo tutti orgogliosi di appartenere alla corrente di un segretario il cui acume veniva riconosciuto da tanti non democristiani, come era già capitato ad Aldo Moro.

Ciriaco De Mita in Basilicata

Sul finire degli anni ’80 la sua stella iniziò calare, Eugenio Scalfari, suo amico ed estimatore, lo scrisse chiaramente, definendo il discorso di De Mita al Congresso dell’89 come “il canto del cigno”.

Ero spaesato, come tanti, nel vedere l’uomo del rinnovamento, l’uomo che aveva tentato di riformare il paese messo nell’angolo dagli immarcescibili Andreotti/Forlani.

Con senno di poi, credo che De Mita abbia dato il meglio di sé proprio da quel momento, perché ha potuto abbandonare i panni dell’uomo di azione, per indossare quasi esclusivamente quelli dell’uomo di pensiero.

Si perché a De Mita, al di là di come la si può pensare, da quel momento è stato attribuito un valore che prima in tanti gli misconoscevano.

Il valore delle sue riflessioni, il pensiero alto, a cui spesso faceva riferimento nei suoi discorsi, raccoglieva tanti applausi.

Nei primi anni ’90 andavo ad ascoltarlo a Salerno, dove ormai comandava un andreottiano, Paolo Del Mese.

Ma quando si avviavano le campagne elettorali, la star era lui, eravamo in mille nel cinema ad ascoltare i suoi discorsi che chiaramente non riguardavano Salerno, ma il paese, e mai l’oggi, semmai il dopodomani.

Negli anni l’ho seguito sempre di meno e, lo riconosco, mi specchiavo sempre meno nelle sue idee, eppure quando era ospite di Otto e mezzo, soprattutto quando a condurre la trasmissione era Giuliano Ferrara, mi piaceva non poco ascoltare le sue lucide analisi, sul paese, sul futuro democratico, sui nuovi leader, sul valore della politica.

Ciriaco De Mita

Proprio il valore della politica è stato la cifra del suo cammino.

Ecco perché non so se sia stato uno dei migliori politici degli ultimi decenni, come ha affermato Mastella al Corriere della Sera, ma di sicuro, con le sue proverbiali riflessioni, è stato fra i pochi a cercare di ancorare la politica ad un obiettivo alto, capace di andare oltre il contingente e l’ordinario.

Che poi ci sia riuscito o meno nel suo esercizio dell’attività politica è un altro discorso.

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