La storia politica amministrativa di Maratea nel ricordo di Fernando Sisinni a 36 anni dalla sua scomparsa.

Ho chiesto ad Antonio Brando, autorevole esponente della Dc di Maratea, già sindaco e consigliere ed assessore provinciale, di ricostruire la storia politica-amministrativa di quella comunità.

La sua classe dirigente che ebbe in Fernando Sisinni l’apice politico, prematuramente scomparso ed oggi sono 36 anni che ci manca, fu protagonista di quella stagione con vivacità animata da un forte desiderio di fare. Erano tempi in cui l’agire in politica significava vivere, operare e conservare: tempi, quindi, di sogni ed ideali!

Era una comunità in cammino che seppe accogliere ed integrare un imprenditore intelligente e dalle ampie aperture e visioni come il conte Stefano Rivetti perché convinta del percorso che portava alla città dell’uomo nella giustizia e nella civiltà. Le vicende politico-amministrative di Maratea, a partire dal dopoguerra e soprattutto dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, sono indissolubilmente legate alla DC ed ai suoi gruppi dirigenti che si sono succeduti alla guida della città con una notevole capacità di rinnovarsi, innestando le istanze delle giovani generazioni sulle esperienze pregresse.

Superato il primo momento di avvio della ricostruzione post-bellica, caratterizzata dal ritorno dei militari sopravvissuti e dalla conseguente massiccia ripresa del fenomeno migratorio verso il Venezuela in primis ed il Brasile, la classe dirigente democristiana, costituita da ex nittiani (sindaco Biagio Vitolo), da ex fascisti (maestro Biagio Schettino e Aristide Limongi) e da giovani cresciuti e formati dall’Azione cattolica, che un ordine religioso, gli Oblati di Maria Immacolata (OMI), insediatisi nel 1943 a Maratea in pieno conflitto, aveva costituto ed alimentato con una forte formazione in campo religioso e sociale (ing. Francesco Fontana, prof.ssa Letizia Labanchi, avv. Biagio Schettino) si trovò ad accogliere un industriale tessile biellese, il conte Stefano Rivetti con suo padre Oreste, che, sollecitato dai ministri DC, tra cui Emilio Colombo, e allettato dagli incentivi della nascente CASMEZ, decise di impiantare uno stabilimento tessile, il Lanificio di Maratea, il cui ciclo produttivo si completava in un secondo sorto in Calabria, a Praia a Mare.

Porto di Maratea

Fu l’inizio, dall’anno 1953, della industrializzazione del Golfo di Policastro, che avvierà anche il decollo turistico con l’apertura, nel 1956, dell’Hotel Santavenere e la realizzazione dell’azienda agricola zootecnica PAMAFI nella piana di Castrocucco (anni 1957/59).

La DC e i suoi amministratori assecondarono e sostennero le iniziative dell’industriale, il quale si impegnò in prima persona, a cavallo dei primi anni Sessanta, sia come Presidente del Consiglio di amministrazione del locale ospedale, sia come Presidente dell’Azienda autonoma di Soggiorno e Turismo, tra le prime ad essere istituite nel Mezzogiorno d’Italia.

Numerose le opere realizzate ed avviate: il porto, il cui primo lotto fu finanziato dalla Provincia, strade, acquedotti, fognature: miliardi delle vecchie lire furono riversate su un piccolo territorio. La vita politica locale ruotava esclusivamente attorno alla DC. Solo il PCI aveva una presenza organizzata ma molto minoritaria e pressoché assenti erano le organizzazioni sindacali.

La dialettica politica, anziché svolgersi tra i partiti, si svolgeva all’interno della DC, tra chi sosteneva, incondizionatamente le iniziative dell’industriale, senza batter ciglio, e chi voleva invece avere voce in capitolo e discuterle senza assecondare pedissequamente i programmi del Rivetti, ignorando la volontà dei cittadini e soprattutto degli imprenditori, dei commercianti e del ceto produttivo locale preesistente, tutti sopraffatti dal dinamismo delle iniziative industriali e sorpresi dalla volontà del conte di imprimere un repentino cambiamento alla mentalità dei residenti.

Lo scontro si fece aspro in vista delle elezioni amministrative del 1960, quando l’industriale pretese ed ottenne la presenza nella lista DC di suoi dipendenti, dirigenti dello stabilimento, tutti venuti dal Nord. Ciò provocò le dimissioni dal partito di alcuni esponenti (Letizia Labanchi), che presentarono una lista civica, “Il campanile”, battuta alle elezioni, mentre altri (Aristide Limongi, ing. Fontana) furono messi da parte e non candidati.

La vittoria della DC era scontata in quanto quasi tutta la popolazione aveva tratto beneficio dalle industrie; la disoccupazione era assente ed il reddito pro-capite era migliorato enormemente e, per la prima volta nel Sud, l’occupazione era anche abbondantemente femminile. Dopo il successo elettorale, la DC a guida rivettiana volle provare ad introdurre nel tessuto sociale e soprattutto a livello amministrativo, una serie di novità che riguardarono le entrate del Comune, costituite dalla tassa di famiglia e dalle imposte di consumo (dazio).

L’amministrazione aumentò fortemente l’una e le altre, e l’aumento della tassa di famiglia, provocò la ribellione della cittadinanza, che, sotto la regia del PCI, organizzò una manifestazione popolare che tentò di occupare il municipio. In questa occasione si dimisero il Sindaco Biagio Vitolo, sostituito da un pensionato delle Ferrovie dello Stato, Gaetano Tripodi, ed un assessore (maestro Biagio Schettino). In seguito a questo abbandono e ad altri atti di prevaricazione, nonostante l’occupazione e le condizioni economiche migliorassero sempre di più, in occasione delle elezioni amministrative, nel novembre 1964, il gruppo sconfitto nel 1960 si ripresentò con una nuova lista civica, denominata “La sveglia”, capeggiata da un insegnante del MSI, Vincenzo D’Alascio.

La DC fu sconfitta e ciò avvenne in concomitanza dell’avvio delle difficoltà imprenditoriali dell’industriale, che si conclusero nel 1966, quando tutte le sue iniziative industriali e turistiche, ad eccezione dell’Azienda PAMAFI, passarono nelle mani dell’ENI, sollecitato dall’intervento dell’allora Ministro del Tesoro Emilio Colombo.

La sconfitta elettorale fu uno smacco per la DC, che tentò con una serie di azioni legali di ineleggibilità di ribaltare il risultato senza riuscirci. Anche Colombo fu amareggiato dal risultato, ritenuto un atto di ingratitudine nei confronti di una classe dirigente, soprattutto quella provinciale e nazionale, che aveva operato per trasformare una comunità ed avviarla verso traguardi sconosciuti a gran parte del Mezzogiorno. Ci fu invece chi comprese le ragioni profonde della sconfitta, perché un gruppo di giovani, studenti superiori o universitari, non toccati dal miracolo rivettiano, si erano formati in opposizione allo stato delle cose imperanti.

Nella sezione DC si avviò una profonda fase di riflessione, auspicata dall’on. Marotta, che, insieme a Colombo e Picardi, aveva appoggiato l’agire indisturbato dell’industriale. Il vecchio gruppo dirigente (Aristide Limongi, avv. Biagio Schettino, Pasquale Stoppelli, Francesco Fontana), comprese l’importanza che l’ingresso di giovani poteva avere per il futuro del partito e della città.

Nel 1966 su iniziativa dell’on. Marotta fu avviata una “scuola di formazione”, che attraverso una serie di attività settimanali a cui partecipavano le giovani leve, con discussioni e dibattiti sulla politica locale e nazionale, mirò alla formazione della futura classe dirigente. La maggior parte di questi giovani, nati tra il 1938 e il 1950, provenivano dall’Azione cattolica; alcuni erano studenti universitari ed altri occupati nelle sopravvissute attività industriali (Mario Di Trani, Eugenio De Rosa, Domenico Limongi Fioravante, Fernando Sisinni, Antonio Brando, Giuseppe Della Morte, Franceschino Schettini, Arnaldo Schettini, Ciccillo Gambardella, Aristide Martino, Giovanni Brando).

Le elezioni amministrative si svolsero nel 1970. La compagine amministrativa precedente si era ormai sfilacciata, guidata da un vicesindaco per alcuni anni, poiché il sindaco D’Alascio, nel 1966, si era trasferito a Pisa per esigenze di studio dei figli. Molti componenti di quella squadra si erano dimessi. Il vicesindaco, nel frattempo eletto sindaco dal consiglio comunale, cercava di rispondere con impegno personale, ma senza un riferimento politico, ai problemi della città.

Maratea il Cristo

Anche l’opposizione democristiana si era nel frattempo molto attenuata. Il risultato elettorale vide l’affermazione della lista della DC, preparata con un equilibrato dosaggio tra il vecchio gruppo dirigente, che tornava alla guida dopo la parentesi rivettiana e civica (Aristide Limongi, Pasquale Stoppelli), e il gruppo che definirei “del Sessantasei” (Mario Di Trani, Franceschino Schettino e Arnaldo Schettino) con qualche rappresentante degli operai cislini.

Nel frattempo nel panorama interno della DC provinciale si era verificata una novità che avrebbe contraddistinto la dialettica del partito e contribuito notevolmente al suo adeguamento alla realtà nazionale. Nel novembre del 1969 infatti era sorta in Basilicata la corrente di sinistra di Base, guidata dal senatore Scardaccione, e la sezione DC di Maratea fu tra le prime in cui nell’assemblea sezionale per la elezione dei delegati al Congresso provinciale del dicembre 1969 fu presentata la lista della Base.

Ne facevano parte Fernando Sisinni, Antonio Brando e Ciccillo Gambardella. Tra il 1970 e il 1975 all’interno della sezione, guidata con equilibrio e lungimiranza dal segretario ing. Francesco Fontana, che ricopriva già da qualche anno l’incarico, si consumò uno scontro tra gli amici di Colombo con Mario Di Trani, Eugenio De Rosa, Domenico Limongi Fioravante, Ing. Fontana, Aristide Limongi, avv. Biagio Schettini e la Base, con Fernando Sisinni, Antonio Brando, Ciccillo Gambardella, Michele Martino, Salvatore Faraco, Vito Tedesco, che dettero vita ad un dibattito politico che pose la DC al centro della vita non solo politica ma anche culturale della comunità, nella quale si erano anche aperte le sezioni del PSI e del MSI, accanto a quella storica del PCI.

Incontri per commemorare Don Sturzo, iniziative antifasciste durante gli anni di piombo, lotta accanto ai lavoratori degli stabilimenti in crisi, dibattiti sul PRG e sullo sviluppo turistico impegnarono le riflessioni dei dirigenti, degli iscritti al partito e della cittadinanza. Questo fervore di iniziative si concluse con la vittoria della DC nel giugno 1975, capeggiata da Mario Di Trani, divenuto sindaco nel 1973 in sostituzione di Pasquale Stoppelli ed una lista in cui vi erano i rappresentanti della Base Sisinni, Brando e Faraco.

Fernando Sisinni con l’on. Angelo Sanza

Dopo pochi mesi dalla elezione, nel novembre 1975, si consumò una profonda frattura tra Mario Di Trani ed il partito a livello regionale, reo, a parere del sindaco, di aver dirottato su Potenza un finanziamento di un miliardo per la costruzione di case popolari in precedenza previsto per Maratea. L’assegnazione al capoluogo da parte della giunta guidata da Verrastro provocò prima l’uscita dal partito e dopo le dimissioni da sindaco di Mario Di Trani, che non si convinse delle spiegazioni fornite da Verrastro e dai vertici del partito.

Questi ribadirono l’impegno per il sostegno delle iniziative che l’amministrazione comunale avrebbe successivamente assunto per far fronte ai punti di crisi in atto, a partire dall’edilizia, mediante l’approvazione di un piano comunale di 167, la cui carenza da parte del comune aveva determinato la mancata assegnazione dei fondi, per finire alla PAMAFI, messa in crisi occupazionale dall’assunzione di un impegno da parte del Rivetti nei confronti della SEMI per la trasformazione turistica della piana di Castrocucco al posto dell’attività florovivaistica dell’azienda.

Fernando Sisinni

Fu eletto sindaco nel dicembre 1975 Fernando Sisinni, il quale subito elaborò una proposta di sviluppo per il territorio comunale, che prese il nome di “Progetto Maratea” e presentò una variante al P.d.F. in attesa dell’approvazione del PRG, per avviare la realizzazione di alcuni interventi turistici ed alberghieri preceduti da convenzioni con imprenditori del settore, che portò alla posa della prima pietra nel 1980 del Pianetamaratea ed alla vittoria delle elezioni amministrative del giugno 1980.

Nel frattempo il partito, sempre in mano ad uomini della corrente colombiana, passò nel 1977 nelle mani di un esponente della Base, Antonio Brando, vicesindaco, il quale favorì l’ingresso di molti giovani, alcuni dei quali poi candidati nel 1980 (Manzella, Accardi, Sfara, Glosa, Sarsale e Avigliano). Nel 1980 alle elezioni provinciali il Collegio fu assegnato ad Antonio Brando, della Base, il quale fu il secondo eletto come consigliere provinciale e poi designato assessore al Turismo.

La sezione tornò ad un colombiano, Eugenio De Rosa, e successivamente al basista Ciccillo Gambardella. Il 15 maggio 1987, a seguito della morte di Fernando Sisinni, avvenuta il 15 giugno 1986, dopo una breve partentesi in cui fu sindaco Piero Limongi, fu eletto Antonio Brando, con una giunta di coalizione DC-PSI, e riconfermato nel 1990, con una maggioranza democristiana nonostante il voto con il sistema proporzionale, introdotto per la prima volta nel 1985, ultimo sindaco dal 1990 ad oggi ad essere riconfermato in carica.

Antonio Brando, per motivi personali, si dimise nel 1993 ed il 4 marzo dello stesso anno fu eletto sindaco Giuseppe Della Morte, che finirà il suo mandato nel giugno 1985, quando ormai la storia della DC si era conclusa ed era stato fondato il PPI.

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