L’Anno di Grazia (La Parrocchia Anno III n° 2)

Dalla rivista Rinnovamento nello Spirito Santo riv. 3-4/2022

In questo anno di grazia per il RnS e per la Chiesa tutta, da cristiani non possiamo non comunicare e condividere con i fratelli la gioia del perdono e della salvezza, dono dell’infinita misericordia di Dio.

Un lungo anno giubilare che ci fa essere testimoni, ogni giorno, oggi, delle cose meravigliose del Padre. Il saluto iniziale di chi è chiamato a fare una catechesi o un insegnamento nei gruppi del RnS, normalmente è: Gesù è il Signore! Alleluia! Quest’anno dobbiamo salutarci gridando: “È giubileo! È tempo di gioia e di esultanza!”.

Sì, giubiliamo ed esultiamo nel Signore. Esultanza perché il giubileo è cammino di santità, è ritorno alla grazia battesimale, alla gioia dell’incontro con il Signore, all’esperienza meravigliosa del primo amore; è dono alla Chiesa e della Chiesa: dono che apre l’anima a contemplare la presenza di Dio, a vivere immersi nella gratuità del suo amore, nella verità della sua eternità, dono che incoraggia a sperare, dono che apre a rapporti nuovi con il mondo e con l’umanità.

San Giovanni Paolo II lo aveva scritto ancora nella “Tertio millennio adveniente”, in occasione del Grande Giubileo del 2000, ma che rimane vero per ogni giubileo:

«Il termine giubileo parla di gioia; non soltanto di gioia interiore, ma di un giubilo che si manifesta all’esterno… la Chiesa gioisce per la salvezza. Invita tutti alla gioia e si sforza di creare le condizioni affinché le energie salvifiche possano essere comunicate a ciascuno» (n. 15).

La gioia luminosa di incontrare e sperimentare continuamente la misericordia del Signore. La gioia luminosa di chi sente di aver ottenuto dalla bontà di Dio il perdono dei peccati e quell’indulgenza che scioglie da ogni debito e aiuta a liberarci da ciò che appesantisce il cammino verso il cielo. La gioia luminosa di chi riconosce con serena lucidità i limiti e gli errori del passato per aprirsi alle novità che lo Spirito regala. La gioia luminosa di cantare con Maria le «grandi cose che l’Onnipotente ha fatto…» (Lc 1, 48.49).

La gioia di un amore condiviso Questa gioia del cristiano non vuole essere un nascondersi o sottovalutare con superficialità i limiti e le difficoltà di certe situazioni umane; al contrario, la gioia del cristiano nasce dalla consapevolezza di godere la presenza di Dio, che chiama a partecipare al suo amore che dona vita, per portarla e condividerla con chi giace «nelle tenebre e nell’ombra della morte» (Lc 1, 79).

Non c’è posto, dunque, per la tristezza, per l’amarezza; neanche le delusioni e le ingiustizie subite possono distoglierci dalla gioia di saperci amati, graziati e salvati. Dobbiamo perciò vivere il nostro Giubileo del Rinnovamento non come ricordo di qualcosa che è accaduto tanti anni fa, ma come un “memoriale”, cioè come realtà che si ripete e si vive oggi, perché oggi il Signore mi ama, oggi il Signore mi libera, mi salva, oggi lo Spirito è effuso sulla Chiesa e sul mondo: è Giubileo, è il momento favorevole, è tempo di liberazione e di salvezza, è tempo per convertirsi, perché il nostro cuore diventi più grande, più generoso, capace di accogliere la novità di Dio e di farsi dono.

Ben a ragione il card. Leo J. Suenens, pioniere del rinnovamento carismatico, profeta durante il concilio Vaticano II di questa nuova opera dello Spirito Santo nella Chiesa e per la Chiesa, sosteneva:

«Credo che Dio è nuovo ogni mattina. Sono un uomo di speranza non per ragioni umane o per ottimismo naturale, ma semplicemente perché credo che lo Spirito Santo è all’opera nella Chiesa e nel mondo, che il mondo lo sappia o no. Sono un uomo di speranza perché lo Spirito Santo dà ogni mattina, a chi lo accoglie, una libertà nuova e una provvista di gioia e di fiducia. Credo alle sorprese dello Spirito Santo».

Sarebbe una contraddizione in terminis aver incontrato Cristo, lasciarsi continuamente coinvolgere da lui e non essere nella gioia e soprattutto non contagiare di gioia. Se così fosse, meriteremmo il rimprovero rivolto ai cristiani da Nietzsche:

«I cristiani dovrebbero cantarmi canti migliori perché io impari a credere al loro redentore: più gioiosi dovrebbero sembrarmi i suoi discepoli!».

Un anno di grazia da annunciare Non può non essere nella gioia un cristiano se consideriamo le parole con cui Gesù presenta il suo “programma di vita” che troviamo nel cap. 4 di Luca che riporta il testo di Is 61. Gesù entra di sabato nella sinagoga di Nazaret e legge dal rotolo del libro:

«Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (vv. 18-19).

 

L’omelia che Gesù tiene dopo la lettura del testo è breve e scioccante: «Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato». Tante volte, nei nostri pellegrinaggi in Terra Santa dove sono guida biblica, visitando la sinagoga di Nazaret (che certamente non è quella dei tempi di Gesù), leggendo il testo lucano ho avuto occasione di dire ai pellegrini di provare a farci contemporanei di Gesù e a immaginarci presenti con Gesù nella sinagoga per la preghiera, per l’ascolto della Parola di Dio nella Torah e nei profeti.

Sentimenti contrastanti affiorano nel nostro cuore nel rivedere Gesù: lo avevamo visto giocare bambino sotto lo sguardo vigile della madre e più grandicello al lavoro nella bottega di Giuseppe. Si era poi trasferito a Cafarnao ma le voci che giravano sul suo conto erano arrivate fin qui da noi: predicava con autorità e accompagnava l’annuncio della venuta del regno di Dio con guarigioni, liberazioni e miracoli di ogni genere. Lui, il figlio di Giuseppe di Nazaret! Oggi si compie la Scrittura In quel sabato l’abbiamo visto tornare a Nazaret e sedere in mezzo a noi nella sinagoga e, dopo aver letto il profeta, il riferimento che fa di quel testo ci lascia sconvolti, perché dopo qualche attimo di silenzio, mentre i nostri volti fissavano il suo sguardo penetrante, afferma con decisione: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Ci siamo trovati spiazzati all’udire queste parole. Ascoltando il testo erano affiorate alcune domande sulle nostre labbra: Chi sarà quel profeta annunciato da Isaia? Quale la sua identità? Quando e da dove la sua venuta? La risposta non ha tardato a venire: oggi si è compiuta questa scrittura.

Oggi, (sémeron) Dio ha parlato e oggi realizza con potenza la sua Parola. Oggi, perché quando si accoglie la Parola di Dio, è sempre oggi: è qui e adesso che la Parola di Dio ci interpella, ci coinvolge e si realizza. È proprio Luca a creare questa teologia dell’“oggi di Dio”.

Infatti, più volte nel suo Vangelo risuona questo avverbio, “oggi”. Citiamo le più significative: nell’annuncio fatto dagli angeli ai pastori alla nascita di Gesù a Betlemme (cf 2, 11); nella sinagoga di Nazaret (cf 4, 21); nell’incontro con Zaccheo (cf 19, 5.9); nell’annuncio a Pietro del suo rinnegamento (cf 22, 34.61); nelle parole di salvezza rivolte sulla croce a uno dei due malfattori (cf 23, 43).

Anche la risposta del cristiano non può essere dilazionata, rimandata, ma deve avvenire oggi. Oggi il Signore mi parla e oggi devo accogliere e obbedire alla Parola. E ogni giorno possiamo e dobbiamo dire: «Oggi abbiamo visto cose meravigliose» (cf Lc 5, 26). E possiamo dirlo anche dopo un passato di peccato, come ci ricorda san Gregorio di Nissa: «Oggi ricomincio», perché la vita cristiana è andare «di inizio in inizio attraverso inizi che non hanno mai fine». E tutto all’insegna della gioia. Del resto, come si può non gioire quando mi viene portato un lieto annuncio di liberazione, di guarigione, di salvezza? Come non gioire quando l’anno di grazia ha cancellato il mio passato di peccato e mi ha reso creatura nuova? E tutto con una caratteristica meravigliosa: il Giubileo del RnS ha un inizio e un termine, ma l’anno di grazia del Signore non terminerà mai. Sarà oggi, oggi, oggi e sempre

 

N.B.: chi è impossibilitato a reperire il cartaceo oppure desidera scaricare il giornale “La Parrocchia” basta cliccare sul link a seguire.

La Parrocchia anno III n.2 ottobre 2022

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