L’editoriale di don Nicola Caino (La Parrocchia Anno III n° 2)

In faccia alla morte! È proprio questo l’esercizio che la chiesa, attraverso la liturgia, ci fa compiere all’inizio del mese di novembre, quasi in sintonia con quanto compie la natura che ci circonda, che si spoglia per affrontare il tempo invernale per poi rinascere a primavera.

Ma perché la chiesa ci fa compiere tale esercizio? Sicuramente lo scopo è quello di aiutarci a cogliere la grandezza della vita dell’uomo, a comprendere sempre più che l’uomo è un mistero, non nel suo essere enigmatico, ma nel suo essere non del tutto circoscrivibile. La liturgia ci invita ad allargare il nostro orizzonte, a leggere la vita dell’uomo da una prospettiva più ampia: quella della resurrezione di Cristo.

Don Nicola Caino

Ci accorgiamo che è sempre più necessario compiere tale conversione, dal momento che una visione materialistica della vita dell’uomo, ci ha portato a pensare che tutta la nostra esistenza si esaurisca sulla terra per poi cadere in un indefinito; non a caso il nostro linguaggio lo dimostra, quante volte ci è capitato di ascoltare o dire l’espressione “ovunque tu sia” in occasione di un evento luttuoso? Allora si rende necessaria la visita al cimitero. Potremmo definirla una vera e propria azione pedagogica che fa germogliare in noi “quel germe di eternità che l’uomo porta in sé e che insorge contro la morte” come ci ricorda il Concilio Vaticano II al n°18 della Gaudium et spes.

Visitare i nostri cari è l’occasione per fare memoria, per essere grati e per ricordare a noi, pellegrini su questa terra, che camminiamo verso l’eternità, che siamo stati creati per un fine di comunione e che la nostra vita non sfocia nel caos.

In un mondo che ha paura della morte, che non ne parla e che in un certo qual modo tende ad esorcizzarla, la chiesa annuncia un messaggio di speranza; ricorda ad ogni uomo che il Signore Gesù ha vinto la morte e che il fine della vita dell’uomo è la comunione con Lui. Egli vuole, come ci ricorda il vangelo di Giovanni, che nessuno vada perduto.

Scaturigine di questo annuncio è la presa di consapevolezza di vivere una vita di senso, una vita orientata al bene, una vita beata.
Si comprende allora il perché ci rechiamo al cimitero dopo aver celebrato la solennità di Ognissanti.

Chiesa Madre Francavilla in Sinni

Una vita protesa alla santità non può essere fermata dalla morte, una vita che ha come fine la comunione con il Signore non può essere vissuta senza cogliere nel Signore il principio e fondamento.

N.B.: chi è impossibilitato a reperire il cartaceo oppure desidera scaricare il giornale “La Parrocchia” basta cliccare sul link a seguire.

La Parrocchia anno III n.2 ottobre 2022

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