Si può sempre correggere, basta volerlo

Dopo un incontro culturale aperto al pubblico in cui si è fatto cenno alla storia del nostro comune, mi corre l’obbligo di precisare che alcune notizie scritte e menzionate non trovano un riscontro documentale.

Si tratta della funzione che svolse la “Turra”, la foresteria della Certosa di San Nicola in Valle di Chiaromonte (il nostro “Cummende”) restaurata da alcuni anni.

Erroneamente abbiamo scritto e ripetiamo continuamente che essa fu il Palazzo delle Decime. Invece, dal Dizionario Dialettale di Francavilla sul Sinni, curato dal compianto e stimato avvocato Luigino Viceconte, apprendiamo che l’attuale edificio denominato “Turranon è il palazzo delle Decime.

Riporto da la pagina 455 dello stesso: “all’inizio del territorio di Santa Elania, i certosini realizzarono una Foresteria che divenne anche la sede del rappresentante della Certosa e il centro amministrativo dei beni della stessa…” I certosini eliminarono tutti i balzelli che gli altri monasteri ancora imponevano ai loro vassalli.

don Antonio Giganti

Mantennero in vita soltanto la Decima e il Quarterium.

La Decima consisteva nella devoluzione al Monastero della decima parte e gravava sul grano, orzo, fave, ceci e altri legumi, sul vino, olio, miele, cera, gelsi, seta, bambagia, lino, zafferano, sul bestiame, sul formaggio e sul legname venduto ai forestieri.

La Turra Francavilla in S.

Il Quarterium consisteva nella devoluzione della quarta parte della cacciagione nei soli territori del Convento. Per la riscossione delle Decime, i monaci fecero costruire un edificio, ove, all’epoca dei raccolti, probabilmente abitava il monaco incaricato delle riscossioni.

L’edificio si conserva e attualmente vi è allocata la sede del Municipio. Quasi di fronte a questo edificio, in prossimità di via “Tartarea” sicuramente è esistita una modesta struttura per Comunità Monastica, preesistente all’insediamento dei Certosini o realizzata da questa per alloggiarvi fino al completamento della Certosa.

La parte posteriore della costruzione, nonostante chi sa quanti rimaneggiamenti, ancora conserva l’aspetto di un modesto Chiostro. I toponimi hanno sempre ragione; la stradina che reca alla parte posteriore della costruzione, da tempo immemorabile è denominato “vico Chiostro” (vedi pagina 451 e 452 del Dizionario francavillese).

Il chiarissimo professore Antonio Giganti, nostro cittadino onorario deceduto di recente, nella sua ricerca storica “Francavilla nella media Valle del Sinni” scrive: “ai piedi della terra, ossia all’esterno del deserto tracciato dai certosini, sorgeva la cosiddetta Foresteria, sede del rappresentante della Certosa e centro della Direzione Ammnistrativa dell’estesa proprietà del Monastero” (pag. 248 del testo citato).

Giacché siamo in tema di “rettifiche storiche”, voglio ricordare che ancora dobbiamo venir fuori dall’indeterminatezza della denominazione esatta del nostro toponimo, Francavilla sul Sinni o Francavilla in Sinni.

È stato detto che dobbiamo conoscere il nostro territorio per poterlo vendere bene. La conoscenza però deve essere corretta e appropriata, senza approssimazioni.

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