Giovanni D. Amendolara
Vi racconto una storia.
Parla di un uomo nato da una famiglia umile e stimatissima, che sin dall’infanzia dimostrò l’amore verso la sua terra.
Adolescente si allontanò per poter continuare gli studi, che gli diedero modo di poter tornare in pianta stabile come insegnante e anche musicista, perché amante del pianoforte, e soprattutto con un obiettivo chiaro e preciso: recuperare, approfondire, scrivere, divulgare e salvaguardare la storia del suo paese.

Cominciò così ad effettuare ricerche e ad accumulare centinaia e centinaia di notizie, testimonianze, dati e date, a recuperare ciò che stava per essere perduto così come tanti altri pezzi importanti della nostra storia.
Ebbe così modo di poter divulgare i risultati del duro lavoro svolto, tanto che il suo nome cominciò a comparire nelle presenze di importanti convegni e su documenti storici di enorme importanza..
Consacrò gemellaggi, riavvicinò gli emigrati in America alle loro radici.

Dopo decine di collaborazioni e relazioni rilasciate, cominciò finalmente a pubblicare i suoi lavori.
Il primo fu sulla lingua locale e il suo recupero, e continuò, senza mai fermarsi, portando alla luce pezzi di storia ormai quasi del tutto perdute, e divenendo addirittura il biografo del migliore amico, uno degli artisti più famosi e conosciuti del secolo scorso.

Nonostante negli anni cominciò ad affrontare dei seri problemi di salute, non diede mai cenno di fermarsi, continuando a collaborare, relazionare, scoprire, studiare, scrivere e pubblicare sino a quel triste 17 febbraio.

Potrei scrivere altre decine di righe, entrare in dettagli e particolari, ma per adesso mi fermo qui, anzi, per quanto detto mi avrebbe cazziato come solo lui sapeva fare, perché era così Giovanni Percoco, il maestro, che lavorava sulla storia ne per gli elogi, ne per gloria e tantomeno per profitti, ma per un solo grande motivo: amore verso la propria terra.
Febbraio, mese dedicato al Maestro Giovanni Percoco.

