Patrizia Del Puente
Ci ha lasciati un uomo innamorato della cultura, un uomo che della cultura aveva fatto il suo pane quotidiano. Ci eravamo conosciuti da pochi anni e ci sentivamo spesso per parlare ora di una parola, ora di un’etimologia o, magari, di una pubblicazione.

Il suo precario stato di salute, il mio continuo peregrinare per ricerche o per attività volte alla tutela dei dialetti lucani e, infine, le restrizioni dovute alla pandemia hanno impedito il nostro incontro in presenza. Sarebbe stato bello vedersi, parlare da vicino, ma non aver potuto concretizzare il desiderio di entrambi di un incontro non ha diminuito per nulla l’intensità del nostro rapporto fatto di domande, di pensieri, di ipotesi, di scambio di idee. Un rapporto costruttivo, mai noioso, sempre pieno di entusiasmo che scaturiva dal condividere lo stesso amore per la cultura.

Alcuni mesi fa il prof. Percoco mi aveva inviato un ampio lavoro sul dialetto di Chiaromonte, un vocabolario fatto di migliaia di termini raccolti negli anni. Mi aveva chiesto di scrivergli una prefazione e di leggerlo, cosa che, ovviamente, feci. Non ha potuto vedere la pubblicazione di questo suo ultimo lavoro, ma a noi resta l’impegno, anche in sua assenza, di dare alle stampe il vocabolario perché lui voleva fare un ultimo dono alla sua comunità.

Questo era il suo desiderio e a noi resta l’obbligo morale di esaudirlo per lui e per non disperdere tutti gli importanti dati raccolti.
Il prof. Percoco ci mancherà, mancherà a tutti noi, ma continuerà a vivere nel nostro ricordo e soprattutto nelle sue opere.