Don Simone Arnesano
«Quaerite faciem eius semper» (Cercate sempre il suo volto), questa frase di Agostino penso riassumi al meglio tutto il percorso di vita che ha caratterizzato il papa Benedetto XVI. Egli, infatti, in tutta la sua teologia non ha fatto altro che una ricerca dell’Amato e, dopo aver sperimentato il Suo amore, è andato alla continua ricerca del Suo volto, infatti: «il compito della teologia rimane nel tempo di questo mondo necessariamente non concluso. Esso consiste precisamente nella ricerca sempre nuova del volto di Dio “fino a quando egli viene”, ed egli stesso è la risposta ad ogni domanda».

Il papa Benedetto XVI nel suo pontificato ha mostrato come il mondo odierno sembra disconoscere tutto ciò che è in relazione con Dio, con la sua ricerca, con la conoscenza che riguarda il rapporto tra fede e ragione come colonna e fondamento di una società; non credere in Dio è divenuto segno di un’elevata apertura mentale e tolleranza.
Benedetto XVI sin da quando era cardinale e ancora di più dopo nel suo pontificato, ha contrastato fortemente l’atteggiamento che porta alla negazione della trascendenza e alla sua deriva che è l’idolatria dell’uomo stesso. In questo modo si arriva a distrugge la visione cristiana dell’essere umano tanto che le conseguenze di questo percorso sono abbastanza evidenti ai giorni nostri. Ratzinger definiva questo fenomeno “la dittatura del relativismo”, che non fa altro che distruggere l’immagine dell’uomo, facendogli credere che può nascere un uomo nuovo, un “superuomo”, libero dalla Chiesa e dalla fede, così finendo con lo sminuire la verità di Gesù Cristo e portandolo inevitabilmente ad un’intolleranza nei confronti di Dio.
Di fronte alla crisi valoriale in Europa, di fronte alla “dittatura del relativismo”, Dio ha donato alla sua chiesa un pontefice, un teologo, un uomo vero, che ha dato tutta la sua vita per Lui e la Sua Chiesa.
Dio ci ha donato un uomo che ha reso la “ragione” capace di ascoltare le ragioni di Dio, anzi di rendere la fede degli uomini portavoce di una Parola che sapesse interpellare e così comprendere la Fedeltà dell’unico Dio. Un uomo chiamato passo dopo passo da Dio a comprendere quale fosse il suo posto specifico nella propria vita e nella Chiesa, nell’indicare chi veramente è l’Agnello di Dio. Il santo padre, infatti, diceva: «la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio».
In sintesi, Ratzinger è stato un uomo chiamato a permettere il vero accesso senza simulazioni, finzioni o compiacenze agli uomini verso Dio.
Benedetto XVI attraverso i suoi studi ha tracciato la via per questa ricerca e, nonostante risulti essere molto probabilmente uno dei più grandi teologi saliti sul soglio di Pietro mostrando infinite capacità intellettuali, si distinse nella sua vita e nel suo pontificato per la prossimità a tutti. Nei suoi scritti emerge fortemente la concezione scientifica della teologia unita all’immagine di una fede vissuta, infatti, scrivono di lui: «Il linguaggio e le argomentazioni di Benedetto XVI hanno un tono semplice e umile, come quello di Paolo. Non si tratta di prodursi in discorsi brillanti, né di abbandonarsi al piacere intellettuale della riflessione e della retorica, bensì di diffondere l’annuncio di Dio e del suo Regno: Gesù Cristo crocifisso e risorto». Benedetto XVI è stato non solo difensore della Verità e testimone di Dio, ma anche un pontefice pastore, che ha avuto, come dice papa Francesco: «dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito».
In tutta la sua vita Benedetto XVI si è distinto per questo particolare amore verso la sua Chiesa, un amore che corrispondeva all’amore verso la Verità che ha sempre annunciato e difeso. Fu proprio questo amore unico per la Chiesa che lo portò a questo ultimo gesto pubblico di rinunciare al munus Petrino ritirandosi definitivamente a vivere la sua più totale vocazione di essere solo con Dio, oltrepassando ancora una volta le tradizioni consolidate nei secoli, perché splendesse sempre più la bellezza della Verità, che è unicamente Dio. La sua rinuncia al pontificato, così come tutta la sua vita, si possono riassumere nelle ultime parole così semplici ma anche così innovative, che Benedetto XVI ha pronunciato prima di morire ovvero che solo un innamorato di Dio può dire “Signore ti amo”.

Si può affermare, allora che Benedetto XVI è un uomo che la provvidenza ha donato alla sua chiesa, è “l’amico dello sposo” che ha portato nella sua vita solo Dio e ha saputo mettersi da parte per la Verità. Per questo non si può non lodare Dio per questo dono facendolo con le stesse parole con le quali Papa Francesco ha concluso l’omelia nel giorno del funerale: «Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!» … e mi permetto di aggiungere “che tanto hai annunciato e ricercato nella tua vita”.
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