Ernesto Calluori
Le immagini di guerra che ci giungono dai luoghi più disparati del mondo, e da qualche anno, anche dai vicini territori dell’Ucraina, dominano, ormai gli schermi televisivi. Non solo ci si inorridisce davanti al numero dei morti, alla fame, alla miseria, ma si resta sconvolti per le notizie di stragi di civili, anziani, donne e bambini, programmate a tavolino ed eseguite con crudele ferocia.

Parlare delle cause che generano una guerra non è semplice. Non vi è dubbio, a guardare più da vicino, che l’attacco russo sia da considerare una deprecabile invasione dello Stato ucraino. Così come sia altrettanto giusto solidarizzare attivamente con la popolazione aggredita che soffre e muore in questa pazza guerra cui non avremmo mai pensato di assistere ai nostri tempi. Le cause, tuttavia, hanno radici lontane dopo il crollo del comunismo in Urss. Generalmente, la politica, le tensioni sociali, e mille altri fattori concorrono a fomentarla. Accanto ai motivi ideali, spesso c’è un altro livello da considerare che è quello economico.
I popoli si sono sempre combattuti per estendere i propri territori o difendere quelli propri, per accrescere o conservare il potere o persino abusarne. Inoltre, la produzione di armi costituisce, per i paesi industrializzati, una delle maggiori fonti di reddito, una attività particolarmente rimunerativa. Un brusco calo nella vendita di armi significherebbe per certi paesi, un potente fattore di crisi economica. Le considerazioni economiche appena fatte ci inducono a essere piuttosto pessimisti sulla possibilità di vedere scomparire la piaga della guerra. E’ necessario perché ciò avvenga, che tutti si rendano conto di quanto il fattore economico sia decisivo nello scoppio dei conflitti ed esercitino, di conseguenza, una pressione sui loro governanti affinchè promuovano una inversione di marcia dalla politica economica in favore a quella della pace.
