Francesco e la svolta data alla Chiesa

Si era capito subito quella sera del 13 marzo di dodici anni or sono, di che pasta era fatto quell’uomo che spoglio di tante insegne papali, si affacciava al balcone della loggia di San Pietro e si presentava al mondo con un semplice saluto “Buonasera “.

La sua nomina era stata una sorpresa. Ma ancor più sorprendente era stato il nome scelto: Francesco come il poverello d’Assisi. Nome pesante come un macigno, che nessun Pontefice aveva osato scegliere prima. E anche così carico di significati, da lasciar subito prefigurare che “una Chiesa povera per i poveri“ sarebbe stato la stella polare del suo magistero. Perché ha voluto sottolineare che i poveri sono una categoria teologica più che sociologica? Perché è il Vangelo che ce lo dice. L’impegno del cristiano è quello di stare con i poveri e di combattere la povertà. Le sue parole sono semplici, ma non per questo gli difetta la fermezza con cui ha scosso la Chiesa dal guado in cui si era impantanata, tra lotte di potere, scandali e divisioni con grave discredito per la testimonianza evangelica. Papa Francesco sogna una Chiesa umile al servizio degli ultimi. Bergoglio, ripete, spesso, che serve una Chiesa: coraggiosa e missionaria che denuncia la globalizzazione dell’indifferenza di fronte ai drammi dell’umanità, come le vittime delle migrazioni.

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