Aforismario Pensieri sparsi in detti gnomici di Michela Manente

“L’umiltà passa dallo sguardo, non dalle parole”. Ci piace descrivere in un breve commento un libro appena pubblicato proprio da questo aforisma: è proprio l’umiltà che contraddistingue l’autrice di questa silloge, Michela Manente.

Chi scrive la conosce per quanto scrive soprattutto di cinema: eravamo giovani (lei giovanissima) quando frequentavamo le sale della Mostra del Cinema al Lido di Venezia; e continuiamo a farlo, per scambiarci pareri, riflessioni, critiche mai banali. Che poi vengono pubblicate su testate diverse, a partire dalle riviste del Cinit Cineforum Italiano, la fonte da cui siamo partiti. E di strada Michela Manente ne ha fatta in questi decenni: oggi è Dirigente scolastica in un Istituto del Veneto, pubblica di cinema e non solo per diverse riviste, da giornalista, da saggista e poetessa, autrice di testi importanti, fino ad approdare a questo Aforismario Pensieri sparsi in detti gnomici per Tracciati editore. A introdurre questo viaggio poetico è Riccardo Bertolotti con un’articolata prefazione dal titolo bizzarro: Sanguinar sorridendo. Il gioco dell’arguzia. Mentre in postfazione Alessandro Fort descrive l’alfabeto delle emozioni. Si, perché proprio di alfabeto trattasi: Michela Manente ad ogni lettera ci induce alla riflessione mediante un suo aforisma, ossia – citando Krauss – non coincide mai con la verità, o è una mezza verità o è una verità e mezzo. Lo avevano fatto autori implacabili come Cioran, dolcissimi e colti come Bufalino. Michela Manente si spinge in un terreno che può apparire – appunto – minato, utilizzando versi lapidari; eppure racconta mezze o intere verità (dipende dal lettore) che inducono ad una più approfondita rendicontazione del proprio vissuto, o del divenire. A ogni lettera il suo. E proprio per restare nella indole dell’autrice, il libro si introduce con Gandhi laddove afferma: “Con la gentilezza si può scuotere il mondo.” Di una nuova rivoluzione c’è bisogno, la rivoluzione degli educati, quella che evocava la grande Franca Valeri, attrice e intellettuale di immenso valore. Leggendo Michela Manente, si approda a concetti similari, evocativi. Infatti enuncia in R come religione: “Chi dobbiamo seguire? Il nostro cuore o i limiti della società imposti attorno a noi?”

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