on. Peppino Molinari
Pier Giorgio FRASSATI nella sua azione spirituale, sociale e culturale si è caratterizzato anche per il suo concreto impegno politico come militante convinto del Partito Popolare di don Luigi Sturzo.
Il giovane FRASSATI è stato veramente un cristiano autentico praticando all’interno del Partito Popolare un cattolicesimo sociale sempre e comunque a favore dei ceti popolari e della loro promozione politica, economica, sociale e civile.

Il contesto familiare
Alfredo Frassati, il padre di Pier Giorgio, dirigeva ed era proprietario del quotidiano più importante della città, La Stampa, fino all’avvento del fascismo. Più tardi sarebbe diventato ambasciatore e autorevole esponente del mondo liberale sabaudo: allontanato da Torino dal nascente regime, portò la famiglia a respirare altre culture e ambienti a Berlino negli anni complessi della Repubblica di Weimar.
Torino degli anni ’20
Nella Torino di Antonio Gramsci e Piero Gobetti, il giovane Frassati manifestava la concretezza di un attivismo cristiano non alieno dalla contemplazione ma dentro la contraddizione e i bisogni della storia nell’AC e in tante forme di volontariato, carità e spiritualità. Da giovanissimo si iscrisse con grandi speranze al nuovo Partito Popolare di don Luigi Sturzo.

Lo spirito antifascista
Semplice militante, fece parte della componente più rigidamente antifascista. Nell’autunno del 1923 si dimetteva dal circolo FUCI per protesta perché il circolo Cesare Balbo aveva esposto il tricolore per la visita di Benito Mussolini a Torino. Pier Giorgio non tollerava che i cattolici rendessero omaggio al mandante dell’assassinio di don Giovanni Minzoni, di Giacomo Matteotti e al nemico della libertà e della democrazia.
La visione politica
Nel Partito Popolare Pier Giorgio condivise gli orientamenti più progressisti e socialmente aperti fino ad auspicare, con quarant’anni di anticipo, l’alleanza tra popolari e socialisti in chiave antifascista. Nel 1922, anno della marcia fascista su Roma, anche il padre (senatore) propose la coalizione popolari-socialisti come diga alle “camicie nere”.
Il sogno democratico
La fermissima opposizione nasceva da una convinta sensibilità per la costruzione di una via democratica per il futuro del Paese. Antifascista per ispirazione religiosa, Pier Giorgio Frassati collaborava a riviste di riflessione come il Pensiero popolare, organo della sinistra PPI, ed era promotore e diffusore del quotidiano cattolico Il Momento, con una certa insofferenza del padre Alfredo.
A difesa della bandiera della Gioventù cattolica
Fu tra i promotori dell’agitazione per la riforma universitaria, che partì da Torino. Caldeggiò le proteste contro la riforma di Giovanni Gentile e aderì all’alleanza universitaria antifascista. Lottava con coraggio contro il dispotismo mussoliniano. Nel settembre 1921, al congresso nazionale per il 50° della Gioventù cattolica, difese la bandiera del circolo contro l’aggressione di camicie nere.
Il Congresso del 1923
Partecipò al drammatico congresso del Partito Popolare del 1923, dove si consumò la spaccatura tra coloro che volevano l’accordo con Mussolini e quelli come lui, che si opponevano. La sua opposizione si manifestava anche nelle lettere: il fascismo esercita la violenza e il popolo è oppresso. Dopo il delitto Matteotti parlava di <cose mostruose, che capitano in Italia. Si vive agitati non sapendo a che cosa si andrà incontro. Solo la fede ci dà la possibilità di vivere>.

L’idea di futuro
In Appunti per un discorso sulla carità descrive le rovine materiali e morali della guerra e auspica la rigenerzione della società <affinché possa spuntare un’alba radiosa, in cui tutte le nazioni riconosceranno per loro Re Gesù Cristo>. Al trionfo del fascismo se la prese contro <questi girelli, che quotidianamente si vendono al fascismo, come ha fatto Il Movimento>, il quotidiano cattolico diventato filo-fascista.
L’eredità di Pier Giorgio
Alla sua morte, causata da una poliomielite fulminante, il 4 luglio 1925, nel giorno dei suoi funerali, nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie, una folla immensa di persone povere, umili, gli ultimi tra gli ultimi lo salutava e lo ringraziava. Per la sua autenticità e bellezza Pier Giorgio è universalmente considerato uno dei “Santi sociali” torinesi e dei giovani di tutto il mondo.