L’inopportuna presenza di D’Alema alla sfilata militare cinese antioccidentale

Continua a far discutere. Anche per la sua giustificazione che desta non poche perplessità: “da qui un messaggio di pace”.

*Da sempre sono prevenuto nei confronti di politici -di qualunque appartenenza politica- che non hanno mai svolto attività lavorativa, specializzati nel carrierismo politico che ha consentito loro di raggiungere alti traguardi. D’Alema è uno di quelli.*
La ragione di tale mio pregiudizio è dettata dal fatto che la vera scuola di vita è il lavoro che, oltre a procurare onestamente i mezzi di sostentamento, forma la persona fornendole mezzi di valutazione oggettivi della realtà, frutto di esperienze quotidiane importanti.

Leonardo Pinto
Leonardo Pinto

Dunque, sono prevenuto nei confronti di D’Alema. Perciò mi devo sforzare a tenere conto di elementi incontestabili per spiegare i motivi delle critiche che mi accingo a fare sulla sua presenza alla sfilata militare cinese antioccidentale, quindi anche antiitaliana.

Considerati i suoi trascorsi, le sue contraddizioni e giravolte politiche, non mi sono meravigliato: allevato alla scuola comunista delle Frattocchie, il pacifista Massimo D’Alema, Presidente del Consiglio, ha portato in guerra l’Italia, con i bombardamenti nel Kosovo, senza l’autorizzazione del parlamento. Durante la sua presidenza della Commissione Affari Costituzionali della Camera non ha mostrato molta attenzione sui conflitti di interesse di Berlusconi e delle sue aziende con lo Stato italiano; affascinato dal capitalismo finanziario, è ora consulente in cryptovalute e finanza creativa di strumenti privi di valore di mercato, dispone di uffici di consulenza all’estero e gira nel mondo; il tutto è l’esatto contrario con il verbo comunista delle Frattocchie.

D’Alema, insieme a Lukashenko, presidente della Bielorussia, fedele alleata di Putin, ha assistito alla mega parata di Xi Jinping in piazza Tienanmen a Pechino, dove nel 1989 truppe in assetto di guerra, appoggiate da carri armati, repressero le proteste studentesche contro la violazione di diritti umani.

D’Alema ritiene che dal summit militare antioccidentale, tra Cina, Russia e Corea del Nord, possa arrivare un messaggio di pace per far cessare le guerre in atto. Evidentemente le sue consulenze in finanza creativa non gli consentono di accorgersi della mancanza di libertà di stampa, difetto di democrazia, libertà di religione condizionata, esistente nei paesi autocratici suoi amici. Le consulenze in cryptovalute non gli permettono di accorgersi che in Cina gli operai lavorano “da sole a sole”, cioè di sporre dei diritti garantiti nel vituperato occidente.
E’ inammissibile che un ex presidente del Consiglio dell’Italia partecipi alla nascita di un fronte militare contro l’Occidente, che ricomprende l’Italia.
Dell’Europa c’è bisogno soprattutto per la difesa del diritto internazionale, della sovranità degli Stati autonomi e indipendenti e per garantire quei diritti negati dagli amici di D’Alema, Xi Jinping, Putin e Kim Jong Un in Cina, Russia e Corea del Nord.

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