Comunicato Stampa
CASATRONUOVO SANT’ANDREA – È una presa di posizione netta e dettagliata quella del consigliere comunale di minoranza e segretario del circolo PD, Alessandro Di Sario, che interviene pubblicamente per “correggere gravi inesattezze” contenute nell’intervista rilasciata dal sindaco Antonio Bulfaro alla TGR Basilicata lo scorso 25 febbraio 2026.
Al centro della polemica, la gestione dell’emergenza legata allo smottamento che nel 2021 portò allo sgombero di alcune abitazioni sul ciglio del dirupo, con una lunga attesa – 51 mesi – per il riconoscimento dello stato di calamità naturale e per l’avvio degli interventi.

Secondo Di Sario, il primo cittadino avrebbe attribuito la responsabilità dei ritardi al mancato riconoscimento dello stato di calamità da parte della Protezione Civile Nazionale, omettendo però un passaggio decisivo: la richiesta sarebbe stata inoltrata dal Comune solo un anno dopo lo sgombero delle abitazioni.
Un ritardo che il consigliere definisce “un errore grottesco e banale”, ritenendolo uno degli elementi determinanti dell’attuale situazione di stallo.
Di Sario richiama inoltre i sondaggi effettuati dopo il primo finanziamento per la messa in sicurezza, realizzati in collaborazione con l’Università della Basilicata.
Da tali indagini, sostiene il consigliere, sarebbe emerso che si trattò di uno scivolamento superficiale e che il sottosuolo della collina interessata risulterebbe solido.
A sostegno di questa tesi viene citato un dato di fatto: nonostante cinque inverni trascorsi e i ritardi accumulati da Comune e Regione, le abitazioni sul ciglio del dirupo sono rimaste in piedi. “Un caso unico in Italia”, afferma Di Sario.

Altro punto controverso riguarda la stima economica dell’intervento. Secondo il consigliere di minoranza, le “forzature” operate in fase di valutazione avrebbero contribuito ad allungare i tempi, in particolare per la richiesta di 12 milioni di euro, ritenuta non giustificata rispetto al cedimento di un muraglione risalente agli anni Settanta, costruito durante l’amministrazione Zaccara.
Nella nota si evidenzia come, a fronte di un importo lavori posto a base di gara – comprensivo dei costi per la sicurezza – pari a 6.579.469,09 euro, il totale dell’intervento preventivato arrivi a 12.400.000 euro. Una differenza che, secondo Di Sario, rappresenterebbe un esempio emblematico di come venga utilizzato il denaro pubblico.
Per quanto riguarda i finanziamenti, il consigliere precisa che i fondi del Repertorio Nazionale per gli Interventi di Difesa del Suolo (RenDis), stanziati dalla Regione Basilicata, saranno gestiti da un Commissario già nominato, il quale affiderà a un RUP regionale la procedura di appalto e affidamento dei lavori.
L’avvio del cantiere, tuttavia, non sarebbe previsto prima dell’inizio del 2027, smentendo – a suo dire – l’idea di un intervento imminente nei primi mesi della nuova legislatura.
Nel mirino anche la scelta di indire una gara europea di sola progettazione, per un importo di circa un milione di euro, gestita dalla Centrale Unica di Committenza del Serrapotamo. Una procedura che, secondo Di Sario, avrebbe comportato un ulteriore anno e mezzo di ritardi, sarebbe bastato aggiornare alla normativa del 2023, il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica già a disposizione del Comune e finanziato dalla regione con 450.000 euro.

Nella parte conclusiva della nota, Di Sario ricorda che i cedimenti del vecchio muro erano evidenti da anni e che, nell’estate precedente all’evento del 2021, l’amministrazione comunale avrebbe rifatto il manto stradale nella zona interessata, con il passaggio di mezzi pesanti che – secondo il consigliere – avrebbero ulteriormente stressato una situazione già critica.
Una vicenda che resta al centro del dibattito politico cittadino, tra accuse di ritardi, responsabilità amministrative e interrogativi sull’effettiva entità dell’intervento necessario.
La questione, destinata a segnare il confronto pubblico nei prossimi mesi, attende ora eventuali repliche ufficiali da parte dell’amministrazione comunale.