Addio a Paolo Cirino Pomicino, una mente brillante e protagonista della politica italiana

Si è spento Paolo Cirino Pomicino, uno di quei protagonisti che non passano inosservati: discusso, certo, ma capace di lasciare un segno profondo. Medico di formazione, seppe leggere l’economia e la politica con uno sguardo raro, diventando un ministro del Bilancio autorevole e un protagonista delle scelte strategiche per il Mezzogiorno alla guida del CIPE.

Paolo Cirino Pomicino

Come ha più volte sottolineato Peppino Molinari, Pomicino fu tra gli artefici della stagione legislativa seguita al Terremoto della Basilicata e dell’Irpinia dell’80, contribuendo in modo significativo agli interventi di ricostruzione e rilancio dei territori colpiti. Un impegno che non fu episodico, ma parte di una visione più ampia: la convinzione che il Mezzogiorno dovesse essere accompagnato con politiche serie, investimenti mirati e una presenza costante dello Stato.

Dietro l’immagine spesso semplificata, c’era un politico acuto, veloce, talvolta spiazzante. Fu tra coloro che provarono a mettere ordine nei conti pubblici, introducendo regole che oggi diamo quasi per scontate: il rigore nei bilanci, la responsabilità nella spesa, l’idea che ogni decisione dovesse avere una copertura reale. Scelte che raccontano un approccio concreto, poco incline agli slogan.

La sua vicenda giudiziaria segnò una fase della sua vita, ma non ne esaurisce il profilo: condannato per finanziamento illecito, mai per corruzione o concussione. E soprattutto, mai smise di pensare e di dire la sua.

Negli anni lontani dai palazzi, Pomicino è stato una voce libera e spesso controcorrente. Nei suoi articoli, firmati “Geronimo”, analizzava una politica che sentiva svuotata di ideali, troppo legata al consenso immediato e poco alle visioni di lungo periodo. Con una certa nostalgia, ma anche con lucidità, richiamava il valore delle grandi culture politiche europee – quelle che avevano costruito democrazie solide e classi dirigenti all’altezza.

Non sempre compreso, talvolta ridotto a caricatura – anche nel film Il Divo di Paolo Sorrentino – resta invece il ritratto di un uomo complesso, che non si è mai accontentato di essere banale.

Amava ripetere che “la statura di un uomo si misura quando scende da cavallo”. In quella frase c’è molto di lui: il senso del limite, il valore del dopo, la dignità nel lasciare la scena.

Con la sua scomparsa se ne va non solo un protagonista della Prima Repubblica, ma anche un testimone critico di ciò che è venuto dopo. Una voce che, nel rumore di oggi, avrebbe forse ancora molto da dire.

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