Leonardo Pinto
Quattro braccianti pachistani bruciati vivi in provincia di Cosenza non sono una tragica fatalità, ma il volto estremo di un sistema di sfruttamento che da anni trasforma intere aree agricole in zone di non diritto.

Nel nostro Paese esiste una normativa precisa contro l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, a partire dall’articolo 603-bis del codice penale e dalla legge n. 199 del 2016 sul caporalato, che puniscono chi recluta e utilizza manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, prevedendo anche confische e arresto in flagranza nelle ipotesi più gravi.
Eppure, la distanza tra le norme e la realtà dei campi resta intollerabile: paghe da fame, orari massacranti, alloggi degradanti e totale insicurezza continuano a essere, troppo spesso, la regola.
Per questo è necessario che tutte le istituzioni, a ogni livello e senza distinzione politica tra maggioranza e opposizione, assumano il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei braccianti come priorità politica non rinviabile: servono controlli capillari e coordinati, indagini approfondite su filiere e appalti, ispezioni straordinarie nelle aree a maggior rischio, fino all’applicazione rigorosa delle misure penali e delle confische previste dalla legge.
La politica, per far cessare il triste e inumano fenomeno del caporalato, ha il DOVERE di intervenire con atti concreti, trasparenti e verificabili: attuare piani operativi, con risorse adeguate, responsabilità chiare e monitoraggio pubblico dei risultati.
Allo stesso tempo, la società civile – associazioni, sindacati, mondo dell’informazione, cittadini – ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte: deve denunciare, documentare, sostenere i lavoratori che trovano il coraggio di parlare e pretendere che il prezzo basso dei prodotti agricoli non sia pagato con la vita e la dignità di chi li raccoglie.
La morte di questi lavoratori riguarda tutti: o lo Stato e la comunità nel loro insieme dimostrano di essere più forti del caporalato e dell’illegalità normalizzata, o saremo costretti a convivere con una forma di schiavitù che nessuna democrazia può tollerare.