LINO VAIRETTI (OSANNA) — «IL PROGRESSIVE È STORIA VIVA: CONTINUIAMO A CREDERCI E A CREARE»

Intervista esclusiva a cura di Angela De Nicola

A margine del prestigioso concerto “Osanna e Mandolin Progress”, tenutosi lo scorso 18 giugno ad Avigliano (Potenza) – nuova tappa all’interno del prestigioso Festival del Mandolino di Avigliano a cura di Labirinto Visivo Impresa Sociale e Centro Permanente per l’Educazione Musicale “Domenico Manfredi”, ho avuto il piacere di dialogare con Lino Vairetti, leader di una band-culto tra le più affascinanti del Progressive Rock italiano, gli Osanna, un gruppo che è stato ed è uno splendido tassello del Rock, una formazione che non ha certo bisogno di presentazioni ma che per quei pochi a digiuno della loro storica preziosità, possiamo definire tra le prime rock band italiane immersa storicamente in uno dei linguaggi musicali più completi del nostro tempo fautrice di concerti dal vivo impiantati sulla cosiddetta “filosofia del trucco”, costumi di scena e immense coreografie pronte a richiamare la teatralità della tradizione mediterranea con echi provenienti anche dalla Commedia dell’Arte e (con tutto ciò che questa potente “mise en scene” porta con sé). Un’intensa ed ininterrotta attività concertistica a partire dal 1971, anno in cui gli Osanna si fanno conoscere al grande pubblico ed una prima storica formazione: Lino Vairetti alla voce, Danilo Rustici alla chitarra solista, Massimo Guarino alla batteria, Lello Brandi al basso e Elio D’Anna al Sax. Più che un’intervista, la nostra è stata una vera e propria amabile conversazione, un racconto corposo e appassionato. Siamo partiti dall’album simbolo degli Osanna, “L’Uomo” che sotto ogni punto di vista, proprio come lavoro di esordio, tratteggia la personalità e il messaggio di una band di caratura internazionale (un Lp, “L’Uomo” peraltro davvero curatissimo – come tutto il resto della loro discografia – sia dal punto di vista musicale che per estetica, grafica e impostazione, con evidenti influenze che vanno dal funk, al rock, al jazz e con richiami dai Jethro Thull ai Led Zeppelin)… il resto poi è venuto da sé in un resoconto davvero coinvolgente e appassionante che vi invito a gustare fino all’ultimo in questa lettura.

La celebre band costruisce da sempre un “sé artistico” richiamando la propria identità anche attraverso gli stilemi della Commedia dell’Arte

È un piacere averti con noi, maestro: grazie per essere pronto a raccontarti ai lettori di Francavilla Informa…

Ciao Angela, grazie a te per questo invito.

Parliamo subito del vostro album del 1971, “L’Uomo”: come nacque e quali furono le suggestioni principali che lo ispirarono?

L’album “L’Uomo” dedicato all’Esistenzialismo, nacque alla fine degli anni Sessanta e uscì di fatto nel 1971 all’interno di un clima creativo fortissimo. Io venivo dai “Volti di Pietra” e Danilo Rustici da “Le Mille e una Notte”: come tanti a quel tempo nell’ambiente beat già facevamo molte cover (Led Zeppelin, Deep Purple, Beatles, Rolling Stones) ma incontrandoci, io e Danilo volevamo qualcosa di più; volevamo creare qualcosa di davvero originale. Frequentavo l’Accademia di Belle Arti, studiavo scultura e fui profondamente influenzato dall’Esistenzialismo — Sartre in testa – dopodiché ero molto ammaliato dall’arte di Giacometti. Fu proprio quello il fermento artistico che si respirava all’interno di quel magico giardino dell’Accademia di Belle Arti di Napoli… e così, insieme a Danilo, iniziammo a scrivere brani che abbandonavano la tradizionale forma canzone, ispirandoci ad esempio ai King Crimson o ai Gentle Giant; ne uscì un nostro concept esistenziale prodotto dalla Fonit Cetra, appunto “L’Uomo”, un album che ha avuto dei grandi riconoscimenti da parte della critica discografica, segnando il nostro debutto ufficiale. Sottolineo che in questo Lp ogni brano ha un contenuto esistenziale, quindi un contenuto testuale molto poetico e molto profondo.

Che ricordi avete delle prime formazioni e di quegli anni d’esordio?

Fu un periodo di sperimentazione feroce: dallo spettacolo visivo alle scenografie, fino a una teatralità che rimandava alla tradizione mediterranea e alla Commedia dell’Arte, questo perché lo spettacolo era parte integrante del messaggio musicale. Da “L’Uomo” in poi è stato davvero un percorso a salire per tre o quattro anni fino a “Palepoli”, grazie anche al nostro mentore, Renzo Arbore, che fece per noi la prefazione dell’album.

Gli Osanna debuttano nel 1971 con il celebre album “L’ Uomo”

Ecco, maestro, volevo proprio sottolineare con te anche l’incontro del Rock Progressive degli Osanna con l’orchestra e con il cinema, tappa imprescindibile per la vostra definitiva consacrazione … in particolare il vostro incontro con il maestro Luis Bacalov che porta all’altro fondamentale prodotto discografico che passa alla storia sotto il titolo di “Preludio, Tema, Variazioni e Canzona”, del 1972 che tra l’altro è tra le primissime contaminazioni del Progressive italiano con la musica classica, sul filone coevo, del “Concerto Grosso” dei New Trolls.

Sì. Dopo l’album del ‘71, la Fonit Cetra ci chiamò perché aveva avuto la richiesta da Luis Bacalov e da Sergio Bardotti di farci partecipare alla colonna sonora del film “Milano Calibro 9”. E noi ci trovammo improvvisamente proiettati in una ancor più nuova dimensione, entusiasti di poter fare l’incontro con un’orchestra sinfonica. Luis Bacalov era un maestro meraviglioso e riuscì a contaminare la musica classica con il rock e producemmo insieme tutta la colonna sonora di questo film che poi abbiamo riprodotto all’interno dell’album “Preludio, Tema Variazioni e Canzona” (1972) album fondamentale, esperienza unica che ci aprì molte porte nel mondo professionale e ci confermò come band di Serie A, sia a livello nazionale che internazionale.

Dopodichè, appunto, “Palepoli”, del 1973, che è poi un incontro tra Rock e Folk partenopeo, in particolare tra registri musicali antichi e moderni, album bissato da “Landscape of Life” del 1974 e da un altro album ancora “Suddance”, prodotto addirittura per la CBS: cosa rappresentarono di volta in volta per voi questi ulteriori progetti?

Il maestro Lino Vairetti si è formato artisticamente presso l’ Accademia delle Belle Arti di Napoli

Sicuramente crescita e ancora molti, molti passi in avanti. “Palepoli” (1973) fu una vera e propria opera rock, con mimi, ballerini, costumi, scenografie e filmati; lavorammo con il regista Tony Neiwiller e portammo lo spettacolo in tour per oltre tre mesi: fu un successo enorme, con oltre sessanta repliche. Dopodiché nel giugno 1973 noi Osanna coronammo ancora un altro sogno, quello di organizzare la “Woodstock Napoletana” e così sulla collina di Camaldoli a Napoli organizzammo il “Be-In”: trentasei ore di musica in tre giorni, una kermesse unica che vide la partecipazione di molti artisti prog e rock italiani di quel periodo…da Battiato a Bennato, dal Banco del Mutuo Soccorso a Shawn Phillips, da Tony Marcus a Peter Hammil dei Van der Graft Generator, dagli Atomic Rooster ai Perigeo e tanti altri. Dopo questa esperienza del 73, nel 74 il gruppo ebbe la prima crisi che si concluse con un album che si chiamava “Landscape of Life”: ci ritrovammo in sala, ma non c’era più lo spirito di una volta. Ormai avevamo vissuto esperienze diverse e da lì in poi il gruppo in realtà si sciolse. Ci ritrovammo insieme nel 1977 e facemmo per la CBS un nuovo album, “Suddance”. Quest’ album ci allontanava un po’ dal Rock Progressivo, avvicinandoci di più ad un fenomeno che in quel momento imperversava in tutto il mondo, anche in Italia, che era lo Yacht Rock. In realtà, “Suddance” ancora una volta attribuiva agli Osanna due premi ambiti. Per la seconda volta ci fu assegnato il Premio della Critica Discografica Italiana e il Premio di Annuario Discografico come migliore band rock di quell’anno. Purtroppo, però il gruppo si sciolse ancora, anche a causa di un tour funestato dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro.

Quando e come avvenne il nuovo, ultimo e definitivo ritorno degli Osanna?

Nel 2000. Con un nuovo album: “Takaboom”, presentato il 14 luglio del 1999 al Neapolis Rock Festival insieme ai Jethro Thull e alla PFM; in seguito, ci fu un altro album: “Prog Family” del 2009 — un disco che ci ha rimesso in orbita internazionale grazie anche alla collaborazione con artisti come David Jackson (Van der Graaf Generator) Steve Vai, David Cross (ex King Crimson) e altri. Abbiamo suonato in Corea, Giappone, Messico, America, Brasile, Francia e Russia: il Prog italiano trova in quelle terre un grande pubblico, soprattutto in Giappone, Paese che ci ha dato visibilità e calore incredibili.

Lino Vairetti

Parliamo allora decisamente del presente: qual è in definitiva la vostra formazione attuale e quali lavori recenti avete pubblicato?

L’attuale line-up vede Gennaro Barba alla batteria, Enzo Cascella al basso, Paco Capobianco alla chitarra elettrica, Salvatore “Sasà” Priore al piano, synth e organo, mio figlio Irvin Vairetti alla seconda voce e tastiere e Carlo Avitabile alle percussioni. Abbiamo pubblicato “Palepolitana” nel 2015 e il nostro ultimo lavoro si intitola “Il Diedro del Mediterraneo” (2021), album che include anche un omaggio a Danilo Rustici scomparso nel 2021.

Cosa ti senti di dire in merito al meraviglioso concerto tenutosi ad Avigliano in provincia di Potenza giovedì 18 giugno insieme ai Mandolin Progress: quale esperienza è venuta fuori da questa eclettica condivisione di palco?

Il concerto di Avigliano è stato splendido: noi in formazione ridotta ci siamo uniti ai mandolinisti del progetto (Mauro Squillante, Gaio Arnani, Valerio Fusillo) e il risultato è stato una sorprendente contaminazione, una fusione particolare tra i nostri due mondi musicali. I mandolinisti, infatti, hanno eseguito brani dei King Crimson, Pink Floyd e Genesis; noi stessi, parte del repertorio Osanna; dopodiché, abbiamo creato un medley — uno degli Osanna e uno in omaggio a Pino Daniele. Davvero, a ben vedere, ciò che è venuto fuori è stato una forma di World Music che ha fuso in meravigliosamente Rock Progressivo e mandolino. Credo fermamente si tratti di un esperimento che valga la pena di sviluppare nel corso del tempo, non appena ce ne sarà l’opportunità.

Ecco, però io mi chiedo questo: a che livelli è ancora possibile parlare di Progressive ai giorni nostri; e secondo te, Lino, se c’è ancora la possibilità e soprattutto la capacità per abbracciarlo nel migliore dei modi…

Il Progressive è ormai riconosciuto come genere storico, come la musica classica o la lirica: è parte degli annali musicali e su questo non si discute. Forse non avrà più il successo di massa di un tempo, ma resterà vitale finché ci saranno musicisti e pubblico che ci credono. Il genere può ancora dare frutti positivi se continueremo a rischiare e creare con passione.

L’ attuale formazione degli Osanna

Progetti futuri?

Continueremo certamente a lavorare su contaminazioni nuove — come quella avvenuta con i mandolini — portando il nostro repertorio in giro per l’Italia e non solo; aspettatevi molto presto qualcosa di davvero esplosivo.

Un saluto affettuoso a tutti i lettori di Francavilla Informa: seguite il Rock Progressivo se potete.

E… non lasciatelo morire.

Ringrazio pubblicamente Franz Manfredi che mi ha dato la possibilità di realizzare questa intervista esclusiva, nonché la squisita gentilezza e disponibilità del maestro Lino Vairetti.

Commenta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi