Armando Lostaglio
Letture d’estate: Cinema e letteratura di confine
Sembrerebbe un western moderno, è ambientato nelle terre fredde del Montana. Eppure è un romanzo di formazione: La legge di Yellowstone (edito da Neri Pozza) scritto dal giovane Callan Wink, giovane autore del Michigan, con una nitida traduzione a cura di Ada Arduini. Leggerlo è come trascinarsi e adagiarsi in un mondo sconfinato, remoto, che rievoca paesaggi lontani cui solo alcuni film ci hanno restituito quella epica selvaggia.

Storie di natura e di uomini confinati in una sopravvivenza primordiale. Una geografia umana fatta di temibili animali selvaggi, rocce e neve. È il Montana, ovvero il Man-tana così ribattezzato come tana di uomini soli: “…stiamo molto nei boschi, le donne non si trovano sugli alberi.” E qui due fratelli più che ventenni, Thad (razionale e decisionista) e Hazen (carattere impulsivo, plagiabile) affrontano solitudini montanare, stessi luoghi dove erano confinati i cow-boy di Ang Lee nel film I segreti di Brokeback Mountain. Nel romanzo di Wink i protagonisti sono persone dure e profonde ad un tempo, da poco hanno perso il padre, faro della loro crescita senza mamma, che li abbandonò in tenerissima età, inseguendo il profumo dei figli dei fiori. E che ritorna in un sussulto di rimorsi. Ha un nome strano lei: Sacajawea, che evoca i nativi del nord America, come lo erano i Shoshone delle Grandi Pianure, i Clovis ben più remoti, i Comancheros che erano schiavisti. Geografie e personaggi che hanno lasciato quel respiro epico, da leggenda, che tanti abbiamo amato nei fumetti e nei film, persino i cartoni come Orso Yoghi nei boschi di Yellowstone. Thad e Hazen si barcamenano in quel Montana, immersi in una cortina di dolore cui far fronte fra debiti e lavori saltuari; hanno ereditato la segheria e la casa sgarrupata dai nonni materni; fanno lavori di manovalanza ma soprattutto fanno i bracconieri; vivono sommersi fra economie moderne e le ragioni più estreme della natura. Eppure, faticosamente, restano a galla, come accadrà nei gelidi fiumi che dai monti affluiscono al Missouri. I Monti Absaroka sono una catena montuosa delle Montagne Rocciose situata tra Montana e Wyoming, estesa per centinaia di chilometri. Di origine vulcanica, questa catena forma il confine orientale del Parco Nazionale di Yellowstone. C’è geografia e c’è antropologia in questa narrazione, cucita sui due fratelli: giovani in cerca di identità, un po’ come il giovane Christopher di Into the wild diretto da Sean Penn. E non mancano sprazzi di poesia che Callan Wink sa ben combinare: il colore di certi tramonti ricordava i colori del fuoco che divora il legno, le scintille che salgono verso il cielo sono repliche perfette delle stelle. Una narrazione selvaggia ed avvincente dove il male, la cattiva strada, ha il volto dello Scozzese, personaggio ambiguo che costringe i due giovani a depredare nelle foreste estreme i palchi d’alce, merce dal valore inestimabile. Natura selvaggia e gelide acque, come in questo passo di alta letteratura che il racconto emana: L’acqua è come una corrente elettrica ininterrotta. E’ come un sistema di arterie e vene. Un tizio in cima alle montagne può tuffare la mano nel fiume ed è la stessa acqua – un flusso di molecole collegate che scorre nel Mississippi. Forse, se suo fratello avesse ficcato la mano in acqua nello stesso momento, ovunque si trovasse, c’era la possibilità che potesse capire che eri tu, che sentisse la tua stretta di mano attraverso il fiume, e che gli dicevi che era un pazzo figlio di puttana che lo incoraggiavi a continuare il viaggio.
E’ un racconto che meriterebbe una sceneggiatura, magari un film girato da Ang Lee.