Leonardo Pinto
L’appuntamento annuale di Cernobbio riunisce capi di Stato, ministri, premi Nobel, economisti, accademici e vertici aziendali anche internazionali per analizzare le tendenze geopolitiche, economiche e tecnologiche destinate a incidere su imprese e Paesi. Si tratta di un palcoscenico fondamentale per chi intende ascoltare, apprendere e programmare politiche strategiche.

Giorgia Meloni — che non brilla certo per competenze in materia di economia, finanza o geopolitica — ha tuttavia snobbato il Forum per festeggiare a Bari i presunti successi del suo governo, diventato il più longevo della storia repubblicana. A fare da cornice all’evento, non sono mancati i gruppi antagonisti che l’hanno contestata, facendole, ancora una volta, involontaria propaganda.
La situazione politica italiana continua nel frattempo a complicarsi, con ripercussioni concrete su famiglie e imprese. All’assenza di una proposta politica alternativa seria, chiara e credibile da parte del centrosinistra -avvitato sulle solite dinamiche di leadership- si aggiungono le provocazioni ideologiche alla Vannacci, come le teorie sul “patriarcato mediterraneo”, del tutto avulse dalla realtà quotidiana dei cittadini, pari agli estremismi rossi e neri perfettamente inutili. Derive che alimentano il partito dell’astensionismo.
A Cernobbio, al contrario, il Presidente Mattarella ha tenuto un discorso ancora una volta autorevole e calorosamente apprezzato anche dalla platea internazionale.
La necessità di un’Italia guidata da una classe dirigente competente e autorevole resta l’esigenza primaria del Paese. Oggi, invece, si preferisce affidare tutto alla superficialità e alla propaganda per la semplice conquista o conservazione del potere, senza offrire reali soluzioni per far uscire l’Italia dal pantano in cui è finita. Stamattina a Cernobbio, Monti ha difeso l’Europa e i valori occidentali, Vannacci ha esaltato sovranismi divisivi utili a Trump e a Putin, in ossequio all’antico brocardo del divide et impera.
