Karla Sofia Gascon al FilmFestival di Civitavecchia, masterclass con il critico Armando Lostaglio

L’attrice Karla Sofia Gascòn è stata l’acclamata ospite d’onore all’International Tour FilmFestival di Civitavecchia presieduto da uno stoico Piero Pacchiarotti. Fra le diverse attività collaterali, si è tenuta una masterclass con l’attrice del luripremiato _EMILIA PER_EZ diretto dal francese Jacques Audiard, presso l’Istituto superiore “Stendhal” di Civitavecchia. Accoglienza di prim’ordine dell’Istituto e della dirigente scolastica per la Gascòn.

Karla Sofia Gascon

Armando Lostaglio, critico lucano, è stato l’interlocutore dell’attrice spagnola ed esprime grande soddisfazione per una esperienza entusiasmante: “essere al fianco di una personalità di tale spessore, e di grande umiltà, premiata con la Palma d’oro a Cannes migliore attrice per il film “Emilia Perez”, che gli studenti hanno visto e quindi commentato. Un privilegio aver fatto da interlocutore davanti ad una platea di studenti, alquanto rapiti dalla sua esperienza di protagonista di un nuovo cinema civile.” Di seguito la recensione di Lostaglio del film.

EMILIA PEREZ del francese Jacques Audiard è il film musical sul violento narcotrafficante messicano che diventa donna, nelle fattezze di Karla Sofia Gascon, attrice spagnola strepitosa; in questo capolavoro di linguaggi contaminati, viene doppiata da Vladimir Luxuria. Film ben costruito: regia e montaggio eccellenti, per non dire della interpretazione, con Zoe Saldaña e Selena Gomez, e della dirompente sceneggiatura. Retorica del male, può darsi, ma dipende sempre da come lo si racconta e la sintassi che si adopera. Intanto, fra tematiche attualissime ed interpretazioni sublimi (oltre una decina le candidature agli Oscar 2025) è il collettivo ad imprimere un ardore politico, come accadeva nella “nostra” commedia dagli anni ’60 in poi per un cunema civile, volta ad elevare la comunità a protagonista. In “Emilia Perez” anche le coreografie, i canti collettivi, la laica processione finale inducono ad una valorizzazione che fa della massa l’elemento fragoroso. Qui, una moltitudine di donne messicane porta in processione una statua della protagonista, intonando in spagnolo la melodia di Les passantes, la splendida canzone francese di Georges Brassens anni ’70, tradotta da Fabrizio De André, Le passanti. Colpo di regia, la macchina a spalla riprende lo sguardo compiaciuto di uomini che le vedono passare, fiere e unite. La colonna sonora con la canzone Papà è semplicemente struggente: l’amore paterno, dolente sottratto come un’infelice Mrs. Doubtfire. L’individuale e il collettivo si fondono in questo film temerario: il buon cinema diventa carne, e rimane imprescindibile nell’analisi della struttura sociale in cui ogni individuo vive la sua umanità, il suo dolore. Anche fra i narcotrafficanti, anche in case lussuose, anche nella simbiosi nell’Uno: maschio e donna. Un film corale e pure profondo nella sua maestosa volontà di sapere chi siamo: anche persone a metà come Emilia Perez, che soffre, ama e reclama amore.

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