Splendori di santità in un paese lucano

M.-ALa bimillenaria storia della Chiesa Cattolica è costellata di splendide figure di persone, che hanno saputo incarnare e testimoniare i perenni valori evangelici: sono i santi, veri benefattori dell’umanità.
Quando pronunciamo la parola «santità» e la parola «santo», che la personalizza, siamo convinti di esprimere un concetto che nobilita l’uomo e che è particolarmente fecondo anche a livello sociale. Le nostre società, specialmente quelle opulente nelle quali sono venerati i falsi idoli del potere, del piacere e del possesso, hanno bisogno più che mai della santità. La santità è il carattere di perfezione spirituale attribuito dalla teologia cattolica all’essenza stessa di Dio e, in via subordinata, alle persone che riproducono in parte la perfezione divina, informando a quella la propria vita.
Il Concilio Vaticano II ha esteso il concetto, e ha puntato su tutti coloro «che riproducono in parte la perfezione divina». Quanto è importante oggi l’esempio, anzi lo stimolo di questa perfezione! Basti pensare all’egoismo, alla violenza, all’ingiustizia che dominano la nostra storia; e fare un confronto con l’insegnamento cristiano, che dichiara beati i  puri di cuore, i mansueti, coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Il Vangelo – a proposito – ci invita a non aver paura, ma ad imitare l’ardimento del Divino Maestro, a fare il bene e a perseverare nel farlo nonostante le difficoltà. In tal modo l’uomo giusto cioè santo si contraddistingue per il coraggio delle proprie azioni; è convinto e ardito nel bene; ha una grande forza d’animo; è fermo nella difesa dei valori irrinunciabili, ed è intrepido nell’affrontare rischi e malignità.

E nasce nel cuore delle nostre società: non soltanto negli uomini di buona volontà ma anche in molti di coloro che si dichiarano non credenti, un desiderio profondo di santità, che assai più del rigore delle leggi e degli effimeri progetti politici è in grado di alleviare il crescente malessere del nostro vivere.

163744_147587195298518_675009_nTutti gli uomini sono chiamati alla santità cioè all’amore che è compendio di tutte le virtù e vincolo di perfezione.
Un esempio straordinario ci ha offerto la Serva di Dio Maria Angelica Mastroti che nacque a Papasidero (Cosenza) il 4 febbraio 1851 da Nicola e Gaetana della nobile famiglia degli Orofino.
Non ci sono parole per descrivere gli eventi che hanno segnato la vita di Maria Angelica e la tanta intimità, che aveva con la Madonna, con Gesù e con la Croce, la passione, la sofferenza, compagne inseparabili della sua vita. La sua vita ascetica le procurò frequenti estasi, durante le quali colloquiava con la Madonna e il Figlio che la Vergine aveva tra le braccia. Numerosi sono gli episodi edificanti della vita di Maria Angelica a noi trasmessi; è bello citare la distribuzione del pane che quasi tutti i giorni veniva amorevolmente donato ai numerosi poveri che frequentavano la sua casa; la sua porta era aperta a tutti e ad ogni ora. Nessuna penna potrà mai descrivere con esattezza i momenti di santità che hanno accompagnato la vita terrena di Maria Angelica, persona connotata nel tempo e dal tempo, testimonianza viva del possibile e misterioso colloquio che l’uomo, ciascun uomo, può intrattenere con Dio, ed è giusto affidare la sua memoria alla Chiesa.
Nel 1890 Maria Angelica dovette lasciare il suo paese natale, Papasidero, per seguire il nipote Nicolino, avviato al sacerdozio, e si trasferì a Castelluccio Superiore (PZ)  che accolse Maria Angelica con calore ed affetto. Ben presto la fama di santità si diffuse nel paese e nei paesi vicini, tanto che molte persone accorrevano da lei per avere consigli e trovare conforto. Molte le visioni e le apparizioni celesti; in una di queste apparizioni la Vergine di Costantinopoli le preannunciò il giorno della sua morte il 26 maggio 1896.
Il desiderio di Santità è radicato nella generosità del cuore, aperto all’amore per il prossimo; ma anche in una intelligente concezione della vita, che ravvisi nell’egoismo e nell’indifferenza le cause di degrado dell’umana convivenza. L’unica, vera urgenza oggi riguarda tutti noi: ascoltare il grido, avere compassione, prendersi cura.

foto04Però, il fatto “religioso” di cui stiamo trattando non è motivato semplicemente da una visione socioeconomica, bensì da una profonda e globale considerazione di fede sul progetto Uomo anche se da un simile atteggiamento “religioso”: “scaturiscono dei compiti, della luce e delle forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini” (GS. 42).

Papa Francesco, nell’indicare le vie per il cammino della Chiesa evangelizzante nei prossimi anni, richiede a tutti un unico stile: una dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino, verso gli altri. Uno stile che sa farsi nuovo ordine economico, impegno sociale coraggioso, cultura evangelica.

Nell’acre tormento della vita moderna, nel frastuono di tante, di troppe voci, forse resta soffocata la Voce di Colui che è l’unico maestro della vita.

Nonostante continue e amare delusioni, l’uomo si illude di bastare a se stesso in tutto, mentre la conquista suprema della mente è constatare i propri limiti.

La ragione ambisce una felicità, ma è la Fede che ce la offre, immensa e ce la dona altrove, in cielo.

La fede cristiana – in conclusione – è sempre e deve essere sempre una fede incarnata, radicata nel cuore del tempo, vera risposta ai bisogni concreti della nostra società.

 

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi