Femminicidio, un vero flagello da battere

 

imagesL’Italia si tinge di rosso in nome di Marina, Nadia, Annalisa, Anna,, Sara. Donne strangolate, accoltellate, bruciate, massacrate durante la furia incontrollabile del compagno o dell’ex.
Odio, possesso, amore, follia. Sono paradossali sinonimi. Sono la didascalia di relazioni deformate, di legami strazianti, il cuore di tenebra della nostra civiltà. Uomini che continuano a massacrare le donne, calati nello stomachevole copione amore-rifiuto-vendetta.
Le cifre sono tremende (59 donne già uccise quest’anno), e il problema andrebbe affrontato con la determinazione che si usa verso il terrorismo. Una cosa è certa: l’amore non c’entra niente.
Questa interminabile deriva di violenza, nei legami e nei sentimenti, ci spaventa anche per la potente minaccia che porta con sé, perché ribalta, ancora una volta, il significato di normalità e vìola uno dei più granitici pilastri sociali: il sacro tempio della famiglia. Domandiamoci perché sempre più uomini e donne si perdono e nello smarrimento elaborano l’istinto di uccidere. Sarà che questa società è diventata troppo veloce, troppo cieca, troppo cinica per sentire e lenire certe brucianti solitudini?
Teniamo poi presente che nel mondo ci sono cinque milioni di bambini, donne prigioniere nelle proprie case o vittime del commercio destinato alla prostituzione, uomini obbligati a lavori forzati; come pure occorre riflettere che ben tre quinti del miliardo di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà sono donne. Dei 960 milioni di analfabeti, due terzi sono donne, ragazze e bambine. Una donna su cinque nel mondo ha subito una qualche forma di violenza. Nonostante i grandi passi compiuti sulla strada della uguaglianza,

Don Camillo Perrone
Don Camillo Perrone

i diritti delle donne sono a rischio, anche in molti paesi cosiddetti sviluppati.
Tornando al discorso di prima, non possiamo, non dobbiamo più tollerare le forme striscianti di violenza che ogni giorno le donne debbono subire, non solo in famiglia, ma anche sul lavoro, a scuola, nel gruppo dei pari. “La vita delle donne è una priorità urgente. Le donne non devono essere lasciate sole. Mai”. Dall’indagine Istat sulla violenza contro le donne: le donne della Basilicata sono le più schiaffeggiate d’Italia. Non possiamo non essere preoccupati per l’emergere di una certa insensibilità morale, di forme di smarrimento e di disintegrazione delle coscienze, tipiche espressioni di un’epoca attraversata da un vuoto etico presente in vari settori della cultura e della vita sociale. I valori vengono disattesi o falsati se non addirittura rigettati, particolarmente il valore della vita, della giustizia e dell’amore. Perciò bisogna usare qualsiasi strategia, una rieducazione dei maschi sin dalla giovane età, perché così non si può continuare.
Trattasi di un fenomeno culturale. Purtroppo gli uomini italiani non sono sufficientemente educati a ricevere dei no, hanno un’idea sbagliata dell’amore, che non si riduce a possesso.
Le agenzie educative devono compiere uno sforzo maggiore nell’opera educativa, per cui si tenga presente che ci sono i diritti della donna da ben rispettare sanciti dalla Costituzione Italiana.
Ho accennato al massimo rispetto nei riguardi della donna per cui occorre prendere le distanze da atteggiamenti e comportamenti che possono ascriversi a vera subcultura.
È ora che l’Italia metta in campo strumenti e risorse adeguate.
In linea generale lo scatenarsi poi della violenza politica e sociale, l’escalation della criminalità, gli orrori di guerre che da anni coinvolgono drammaticamente intere popolazioni civili, le aggressioni, le rapine, i sequestri di cui abbiamo notizie sempre più gravi e allarmanti ci lasciano ogni giorno più sconvolti. Ma di là da quella che è una pura reazione emotiva, il nostro sdegno, il nostro sgomento richiedono di tradursi in un impegno femminicidiopersonale concreto, in un atto di coscienza che ci permetta di scoprire se per caso non abbiamo anche noi una parte di colpa in quanto succede. Se è vero che alla radice di tutto questo ci sono le ingiustizie e le violenze di una società fortemente aggressiva e competitiva, che conosce solo la legge del successo e del benessere personale, anche noi ne siamo responsabili nella misura in cui, facendo parte di questo tipo di società, non sappiamo operare concretamente per renderla migliore, impegnandoci a dire no alle ingiustizie sociali, alle speculazioni indebite, al prevalere dell’egoismo – anche nei nostri piccoli egoismi personali – sulla grande legge cristiana dell’amore.

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