E nel linguaggio dei cristiani entrò anche la parola Sviluppo

Don Camillo Perrone

Cinquanta anni sono trascorsi da quel 26 marzo 1967, Pasqua di Resurrezione, in cui Paolo VI rivolse al mondo una delle più significative Encicliche del suo pontificato: nota come “Populorum Progressio” dalle parole iniziali del documento in latino, e conosciuta anche come “Lo sviluppo dei popoli”.
Da pochi anni, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si era praticamente concluso il processo detto di decolonizzazione, con lo smembramento dei grandi imperi e l’acquisto dell’indipendenza da parte di molti popoli sino ad allora sottoposti al dominio delle potenze europee. I colonizzatori raramente avevano lasciato tracce di civilizzazione meno che superficiali, dopo secoli, in alcuni casi, o lunghi decenni, in altri, di sfruttamento indiscriminato. Si cercò di lenire il giudizio a proposito di quei Paesi: furono prima chiamati sottosviluppati, poi in via di sviluppo, alla fine li si designò come Terzo Mondo, dopo il primo quella della cultura occidentale, il secondo, del collettivismo e del socialismo, e con una connotazione accessoria, in genere, sul piano politico: neutrali e non allineati.
Le potenze colonizzatrici se ne erano andate quindi senza curarsi molto di ciò che si lasciavano dietro; altre continuavano (pensiamo alle estreme permanenze portoghesi, spagnole e francesi) nel residuo sfruttamento. Rimanevano, in alcune di quelle nazioni ormai autonome, tecnici volenterosi e, come sempre, i missionari; ma gli uni e gli altri non potevano sostituirsi alle strutture burocratico-amministrative o surrogare un vuoto politico che non era stato colmato. Anche perché insieme con il fenomeno della decolonizzazione africano e asiatico si verificava, altrove, una fittizia, ancorché secolare, indipendenza (come in America Latina), soffocata nei fatti dai grandi interessi finanziari internazionali e pilotata dalle industrie multinazionali.
Questo è il quadro generale all’interno del quale Paolo VI decide di intervenire con il suo alto ammonimento e con una intuizione che lascerà il segno nella storia.
Paolo VI scrive in un mondo segnato da profonde disuguaglianze e trasformazioni.


L’Europa aveva compiuto la ricostruzione dopo la guerra, dividendosi lungo la Cortina di ferro e il processo di integrazione a Ovest si sviluppava in parallelo al superamento del sistema coloniale. I Paesi africani, da poco indipendenti, affrontavano la sfida della povertà, ricevendo aiuti dagli ex colonizzatori, ma dovendo competere commercialmente con loro nel mercato internazionale, scontando il prezzo del ritardo tecnologico e della debolezza politica negli accordi commerciali.
I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza”, scrive Montini e chiama alla responsabilità cristiani e laici.

È da esplicare un dovere di solidarietà, un dovere di giustizia sociale, un dovere di carità universale.
Purtroppo molte disuguaglianze clamorose sono ancora presenti. Sono risolvibili solo in un contesto di relazioni solidali in cui tutti partecipano con protagonismo e pari dignità culturale e politica.
In tale contesto e a proposito si situa il convegno “Fede, cultura e risorse per la Basilicata che vogliamo” che si terrà il 18 maggio c.a. nel Seminario Minore di Potenza. Segnaliamo particolarmente la relazione che il Prof. Roberto Zoboli terrà sul tema: “Sviluppo nella solidarietà per il futuro della Basilicata”. Saranno presenti i Vescovi e molti laici della nostra regione. Concluderà il convegno S.E.Mons. Vincenzo Orofino.

Mons. Orofino Vincenzo

Occorre partire dalle nostre comunità ecclesiali sollecitate a riscoprire e a vivere la loro autentica identità, se vogliamo essere nel mondo fermenti di vita nuova, di speranza, di operosità responsabile e costruttiva. Occorre dare alla fraternità umana, fondata sulla trascendente paternità di Dio, un contenuto operativo.
La solidarietà, in quanto sintesi di ogni virtù, si rafforzi in noi lucani e diventi una vittoria necessaria sull’abituale individualismo che ha frenato molte volte il nostro cammino nell’evoluzione della storia.

 

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