Non c’è sviluppo senza coesione e inclusione

È costante l’invito di Papa Francesco rivolto a tutti in genere e soprattutto ai responsabili della cosa pubblica a non dimenticarsi dei poveri, degli emarginati, di coloro che, come Lazzaro, stanno davanti alla nostra porta. A livello locale, nazionale e globale si giocano importanti partite per la lotta alla povertà e l’uscita dalla crisi. Bisogna affrontarle, avendo chiaro che le regole del mercato non sono applicabili a valori che lo trascendono: la dignità del lavoro.

don Camillo Perrone

Praticamente è in arrivo nei comuni il SIA, Sostegno Inclusione Attiva. Precisiamo che dal 2 settembre 2016 si può presentare domanda presso i propri Comuni di residenza del Sia, ovvero del sussidio economico per nuclei familiari istituito con lo scopo di superare la condizione di povertà e riconquistare autonomia. Lo rende noto la Cgil Spi in un comunicato stampa. Le richieste verranno inviate dai Comuni in ordine di arrivo all’INPS che verificherà i requisiti richiesti ed erogherà il beneficio economico entro due mesi.
Il contributo, dagli 80 ai 400 euro mensili, viene erogato attraverso carta di pagamento elettronico (carta SIA), inviata dalle Poste (ente gestore), che può essere usata per acquisti nei supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie oppure per il pagamento utenze presso uffici postali.
Quindi per la prima volta nella storia del nostro Paese viene siglato sul tema della povertà e con forze sociali – e non soggetti istituzionali, sindacali o datoriali – un documento tecnico, che impegna le parti a un’azione comune sui temi condivisi, attraverso un lavoro di confronto tecnico-politico. È stato messo in campo in questi anni una proposta strutturata, quella del Reddito di inclusione sociale – Reis, misura di tipo economico per le famiglie in povertà, connessa a meccanismi di presa in carico e attivazione – coinvolgendo nella sua elaborazione il meglio delle competenze accademiche e sociali del Paese e dotandosi, per questo di un gruppo scientifico, guidato stabilmente dal prof.Cristiano Gori (Università Cattolica di Milano). Ciò ha permesso di superare una fragilità quasi endemica dei soggetti sociali, nel tradurre dimensioni valoriali ed esperienziali in una proposta normativa sostenibile e attuabile.
Ecco i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari: si supera l’utilizzo esclusivo dell’Isee nel valutare la condizione economica del nucleo richiedente la prestazione.
Oltre all’Isee si considera anche la condizione di reddito del nucleo familiare, misurata attraverso la valutazione autonoma dell’Indicatore della situazione reddituale (Isr), cioè la componente dell’Isee che misura il reddito. La possibilità di accedere al Rei viene definita attraverso il reddito disponibile, quello che effettivamente possono utilizzare le famiglie; nella determinazione dell’Isr viene considerata la spesa sostenuta per il canone di locazione, la più consistente per le famiglie in povertà, normalmente detratta nel calcolo dell’indicatore. Si ottiene così una migliore rispondenza al costo della vita nei diversi territori.
Il valore mensile del Rei varia a seconda della distanza del reddito familiare disponbile (Isr modificato dalla scala di equivalenza) dalla soglia reddituale di riferimento (3 mila euro).
Il calcolo è più equo rispetto al Sia, che prevede una cifra fissa che aumenta in base al numero dei componenti del nucleo. Soprassediamo sul finanziamento dei servizi per l’inclusione e sull’affiancamento ai territori e il supporto tecnico per sollecitare i nostri comuni fin da subito a predisporre una serie di interventi e servizi al fine di garantire la presa in carico delle persone in condizione di bisogno e l’accesso effettivo ai benefici derivanti dall’attivazione di questa nuova misura. Lo Spi Cgil Basilicata, dando seguito al protocollo di intesa firmato il 5 febbraio 2016 tra Anci, Spi Cgil Basilicata, Fnp Basilicata e Uilp Basilicata, si rende disponibile al confronto e a sostenere qualsiasi iniziativa dei Comuni finalizzata all’applicazione di questo intervento soprattutto in questa prima fase di avvio.
Soprattutto Caritas ritiene, sapendo di non essere sola, che non ci sia vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza giustizia e solidarietà. Qualunque crescita, anche quella del Pil, va sostenuta con politiche sociali reali, efficaci, lungimiranti, che attivino la comunità, rifiutino l’assistenzialismo, contrastino la povertà, governino gli squilibri del mercato del lavoro e del rapporto tra domanda e offerta di servizi. Non è impossibile, se l’agenda politica assume, coraggiosamente e definitivamente, il welfare come fattore di sviluppo e non come costo.
Occorre a supporto di quanto affermato ricordare l’art.3 della Costituzione come bussola: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”: coesione e inclusione sociale assumono un ruolo molto significativo rispetto alla dimensione economica, per cui occorre riattivare la solidarietà tra popoli, paesi, città e persone, un’azione comune su temi condivisi. Per far questo non basta soccorrere ogni essere umano ferito sulle strade della vita, ma bisogna superare un concetto di carità come mera condivisione, per aprirsi a un concetto di carità più vasto: che si preoccupi nel contempo, di cambiare l’assetto della società. E qui la carità incrocia la giustizia.

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