La difficoltà di educare

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Scorcio panoramico di Francavilla

Ai tempi di una volta in cui si viveva la povertà, nelle famiglie regnava l’educazione, il rispetto e l’unità, che davano sapore alla vita. Durante il pranzo e la cena si discutevano i problemi e le difficoltà e con poco si era felici. Oggi, quando ci si siede a tavola, ognuno tiene gli occhi puntati verso il cellulare e tra un boccone e l’altro con attenzione si leggono i messaggi che arrivano. Invasi da questa tecnologia, non si trova più il tempo di comunicare, di raccontarsi i tanti problemi di economia, di salute e altro, che ormai fanno da padroni nella nostra vita.

Se qualche adulto della famiglia prova a voler correggere questi cattivi comportamenti, viene assalito con cattive parole anche dal più piccolo, sentendosi dire che i tempi sono cambiati e quelli della vecchia generazione non capiscono niente. Questo è quello che i giovani apprendono dalla modernità, dalla bella vita, dai social e dai pessimi programmi televisivi, che ci stanno portando verso il baratro, facendoci credere a una vita che non esiste. I genitori, vinti da questo spietato progresso, non hanno più la forza di educare, si sentono perdenti in tutto e soffrono. Andando così, la vita non ha più senso, per questo succedono cose orribili. È importante che la famiglia torni a esistere, ci dobbiamo mettere tutta la buona volontà, perché la vita torni ad essere vita.

Ai figli stiamo dando troppo e anche troppa libertà; quando ci chiedono qualcosa, anziché dire sempre si, dobbiamo dire anche dei no, prima che cadano nel burrone, sentendoci dire poi che la colpa è nostra che non siamo stati buoni educatori. Anche la scuola è diventata impotente ad educare, maestri e professori, umiliati dalle leggi vigenti, non possono alzare minimamente la voce, altrimenti vengono contestati e denunciati da genitori che probabilmente non vogliono il bene dei figli.

Antonio Capuano

Nell’omelia del cinque gennaio 2020, il nostro Parroco don Franco ha richiamato l’attenzione della famiglia a insegnare ad amare Dio, rimarcando l’assenza alla partecipazione alla Santa Messa dei fanciulli, che da lì a poco dovrebbero ricevere la Prima Comunione. Ascoltiamo Papa Francesco, che nelle sue accorate omelie ci mette in guardia dai pericoli che il mondo sta correndo e lo fa con tutto il suo amore, ma spesso noi siamo sordi alle sue parole.

L’uomo, nel momento in cui sta bene, pensa di non avere bisogno di nessuno, si sente forte, ma nei momenti di abbandono, quando lo circonda il buio, si aggrappa alle vesti del Signore, dei Santi e della Madonna per essere aiutato. Anche gli atei e i potenti, in quei momenti invocano il Signore, tutto questo dimostra che la ricchezza non vale nulla di fronte al dolore e alla morte.

Chiesa Madre Francavilla

Le persone di una volta erano più sagge, ricordo l’ultra novantenne mastro Francesco, che, quando vedeva i giovani con i pantaloni strappati e che se ne fregavano del mondo, nel passare davanti alla sua casa, mi fermava dicendomi:

Ah!.. Sempë sta vitë non pò duré, a femë e la miserijë prima o poi e ddà turné!” (Ah!.. Sempre questa vita non può durare, la fame e la miseria prima o poi ritornerà!)

Il vecchio aveva ragione e son certo che, anche se tardi, qualche giovane lo capirà, perché la storia si ripete, il mondo non gira sempre nel verso che fa comodo a noi.

                                                             

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