DANTEdì; evocazione della storia dell’umanità: per aspera ad astra

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Il DANTEdì avrebbe meritato evidenze celebrative di alto profilo e di amplissime platee, ma tutto questo, purtroppo, non consentito dalle emergenze, che vive il Paese..

Non possiamo, però, rinunziare, per quanto a noi possibile, di cercare di immergerci nel mondo, immenso e meraviglioso, della grande “SUMMA” dantesca e ritagliarci qualche piccolo spazio di riflessione. I tanti studi di approfondimenti sotto il profilo letterario, poetico, lirico, drammatico, filosofico, teologico, storico del capolavoro dantesco lasciano, per la sua immensità, sempre spazi ad ulteriori immersioni, senza limiti. Qui vogliamo cogliere un aspetto, fra i tanti possibili, sospinti da quanto viviamo nella realtà emergenziale di questo tempo. Anche ora Dante ci viene in soccorso. E’ il mondo della Divina Commedia, che nella sua universalità e nelle sue scansioni “legge” ciò che è stato e, inverosimilmente, ciò che viviamo e, direi, sarà. Di certo non riusciremo mai a contenere il mondo della Divina Commedia e, magari, di tutto Dante in riflessioni critiche, pur autorevoli. Qui, in relazione al tempo ed alle esperienze, che viviamo, di emergenze, sanitarie, di sofferenze umane e sociali di portata mondiale, l’opera omnia dantesca può sorreggerci alla speranza.

Dante inizia il suo straordinario viaggio:

“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta via era smarrita Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura! (vv.1-6 Inferno)

E’ uno smarrimento sconvolgente, che può riportare alle emozioni, sofferenze, che oggi vive l’umanità per effetto di un “tsunami” mondiale. E dopo un viaggio, senza limiti e confini, di smarrimento devastante, il grande Poeta ispira, alla fine, ottimismo e fiducia, concludendo la Cantica dell’Inferno:

“Lo duca e io per quel cammino ascoso   intrammo  a ritornar nel chiaro mondo   e sanza cura aver d’alcun riposo, salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle   che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.   E quindi uscimmo a riveder le stelle.   (vv.133-139 Inferno).

Dante Alighieri

Propiziatorio questo simbolo di speranza, che anche la lettura dantesca ispira al mondo inquieto. Un richiamo, quasi, ad un viatico “per aspra ad astra”, anche di ciceroniana memoria.

Potenza 26-3-2020

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