Le puntualizzazioni di Amatucci alla replica di Cupparo su questione Sanità e Ospedale di Chiaromonte

L’Assessore Regionale alle Attività Produttive Cupparo, con una nota a sua firma, replica ad un mio articolo del 26 marzo sulla emergenza coronavirus e più in generale sulla sanità territoriale.

Antonio Amatucci

Ho letto con attenzione quanto riportato nella nota, per coglierne il significato e la finalità e, benché pressato da ben altri problemi, ritengo indispensabile rappresentare alcune precisazioni, che mi auguro siano esaustive e chiariscano ulteriormente la mia posizione.

Lo faccio con animo sereno, perché la gente, di fronte all’emergenza che viviamo ed alle morti che continuiamo a registrare, non comprenderebbe e giustificherebbe polemiche, anteponendo i sentimenti di antiche amicizie anche a qualche comprensibile disappunto.

L’amico Assessore Cupparo fa discendere dalla mia espressione “Mi sarei aspettato una risposta dall’Assessore Regionale alla Sanità Leone”, “un atteggiamento di enorme presunzione ed enorme egocentrismo”. Ancora una volta dà una personalissima ed errata interpretazione.

L’espressione “Mi sarei aspettato”, che non è “Mi aspettavo”, indica con sufficiente chiarezza, che non mi aspettavo alcuna risposta dall’Assessore alla Sanità, tra l’altro neanche invocato nella mia riflessione, giustamente impegnato ad organizzare una risposta all’emergenza che viviamo, ma stigmatizza la mia considerazione di una indebita quanto inopportuna ingerenza dell’amico Cupparo in una discussione che riguardava una materia a lui non delegata.

Da questo, ossia dall’eventuale aspettativa di una risposta dell’Assessore Leone (che ripeto neanche avevo citato nel mio articolo), far discendere “un atteggiamento presuntuoso ed egocentrico”, mi pare fuori da ogni logica.

Non mi soffermo molto sulla “egocentricità”, perché completamente inconferente con la pubblicazione di un articolo, che voleva essere solo un contributo culturale, prima che politico, ad un dibattito ormai aperto in Italia ed in questa regione sulla organizzazione della sanità pubblica, ma mi chiedo se possono essere considerati egocentrici tutte le personalità che oggi esprimono un loro pensiero ed una loro riflessione su un tema tanto avvertito dall’opinione pubblica, penso a Summa, Finizio, Rocco Rosa, persone che non hanno ruoli politici, eppure arricchiscono con enorme capacità dialettica il dibattito culturale e politico in questa regione.

Quanto alla “presunzione” se ha il significato di “presunzione della rispostaposso capirne l’uso improprio; se si riferisse ad un mio atteggiamento generale, neanche mi sfiora, in quanto ho un atteggiamento semplicemente “maniacale” nella ricerca e nella documentazione prima di esprimere un pensiero, che in genere è frutto di approfondimento e studio, non di improvvisazione o di preconcetta considerazione.

Il fatto, però, di non essere oggi impegnato nelle istituzioni e di non avere tessere di partito, non può essere una limitazione alla libera espressione, come se la politica fosse un argomento solo di addetti ai lavori, specie in una società che pone la democrazia al centro della vita politica e sociale.

La mia non più giovane età, non mi suggerisce, realisticamente, di programmare l’immediato presente, figuriamoci un futuro più lontano, per cui “non penso di essere altro”, all’infuori di quello che effettivamente sono, un uomo appassionato della sua terra, che ama dare un contributo, che si può offrire indipendentemente da cariche istituzionali o politiche, specie se dettato da reale volontà di offrire un contributo costruttivo.

La mia esperienza politica nelle varie istituzioni è stata una attività vissuta intensamente e con grande abnegazione; negli oltre quaranta anni di attività politica, di cui più di una trentina vissuti a livello di vertice o sub-vertice di Organi di Gestione della sanità, Enti istituzionali, Enti Pubblici non economici nazionali, importanti Organi della Regione Basilicata, Società per Azioni di livello regionale, Srl di livello provinciale, mi hanno consentito di crescere culturalmente e come persona, educandomi alla democrazia, all’esercizio dell’ascolto ed al rispetto dell’altro, per cui mi sento gratificato dai tanti ruoli svolti e ringrazio il Signore di avermi offerto la possibilità di essere utile a questa terra ed ai suoi cittadini.

Non ho rimpianti e neanche aspettative, oggi va bene così; se poi per poter esprimere le proprie riflessioni da uomo libero occorre la patente partitica, vedrò di valutare qualche opportunità.

Ritorna l’amico Assessore Cupparo sulla questione Ospedale di Chiaromonte, interpretando il mio pensiero e riattribuendomi la volontà di convertire l’Ospedale ad Ospedale Covid. Stavolta, però, non potendo affermare che io ho scritto questo nel mio articolo, lo fa in maniera deduttiva; “non l’hai scritto, ma lo volevi dire “.

Caro amico Assessore, le cose che voglio dire , le scrivo, ma faccio uno sforzo e provo a ripetere le mie argomentazioni.

Ospedale S. Carlo Potenza

La sanità lucana è organizzata in maniera tale che penalizza i territori interni, è stato realizzato un centralismo sanitario sproporzionato, che ha indebolito e depotenziato tutti gli ospedali periferici, incapaci di dare risposte in situazioni normali, figuriamoci in situazioni di emergenza. Le polemiche dialettiche fatte con il Presidente Pittella su questo argomento (ne ho apprezzate le tante cose buone fatte in altri settori) sono note, perché, a mio avviso, ora ad avviso di tanti, l’organizzazione del sistema sanitario non risponde alle esigenze di una regione come la nostra, già scarsamente dotata di servizi sanitari territoriali, caratterizzata dalle difficoltà orografiche, dagli insufficienti collegamenti con il centro, dall’insediamento sparso, da zone montane scarsamente infrastrutturate, dalle distanze siderali dei centri hub e spoke, per cui occorre un riequilibrio, che passa attraverso il potenziamento delle strutture periferiche e della sanità territoriale. In questa direzione andava l’atto di affidamento al Presidente Bardi, affinchè accertata questa situazione denunciata, il governo regionale, nell’ambito della riorganizzazione annunciata del sistema sanitario regionale, rafforzi il ruolo degli ospedali periferici. Oggi lo consente il Nuovo Patto per la Salute e la possibilità di derogare dai limiti imposti dal D.M n. 70/2015.

Per quanto riguarda la vicenda del Coronavirus la programmazione regionale sull’emergenza sarà verificata alla fine di questa triste esperienza, che tutti ci auguriamo di superare presto.

L’organizzazione a rete delle strutture ospedaliere in questa fase deve essere un elemento di ricchezza, che deve consentire, in un disegno complessivo, di organizzare la risposta all’emergenza. La disponibilità di posti dei vari ospedali può essere utile per organizzare una strategia d’urto, che rafforzi la terapia intensiva, ove esiste, utilizzando i posti disponibili degli altri ospedali per il trasferimento in via temporanea di reparti di quegli ospedali sede di terapia intensiva, anche tramite accordi interaziendali.

E’ quanto è stato fatto al Nord ed è quanto chiedono in tanti anche nella nostra regione.

Sull’Ospedale di Chiaromonte ribadisco la mia tesi. Va ridisegnato il suo ruolo e la sua funzione territoriale di indispensabile e qualificato riferimento sanitario dell’intera area.

La risposta alla sua riorganizzazione, a legislazione invariata, è nelle previsioni dell’Allegato al D.M n. 70/2015, punto 9.2.2, che per aree aventi le caratteristiche del nostro territorio identifica l’Ospedale di Area Disagiata ed è nel documento del Ministero della Salute “Strategia Aree Interne “ dal titolo “Le aree interne nel contesto del patto per la salute 2014/2016 (oggi aggiornato) e degli Standard sull’Assistenza Ospedaliera”. E’ in questa direzione che mi sono battuto in Basilicata ed a Roma insieme al Comitato “La nostra voce” ed è in questa direzione che mi batterò, se e quando il Governo Regionale riaprirà il dibattito, credo ora più che mai indispensabile, sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale.

La mia storia di impegni per l’Ospedale di Chiaromonte ha origine antica, come sono in grado di documentare con testimonianze ed atti pubblici che conservo e sono a disposizione; non sono un difensore dell’ultima ora e ritengo giusto difendere il ruolo di questa struttura, in quanto la ritengo uno dei baluardi delle conquiste civili e sociali del territorio.

Sono stato Amministratore dell’Ospedale dal 1980 al 1983, epoca in cui, eletto Sindaco, mi sono dimesso dall’Organo di Gestione per incompatibilità, ed ho contribuito a definire il completamento della struttura, che è l’odierno ospedale, impegnandomi con il Presidente Di Nubila e l’Assessore D’Andrea a recuperare nel bilancio regionale i fondi previsti a favore dell’Ospedale di Chiaromonte, che erano stati stralciati a favore dell’Ospedale di Pescopagano.

Mi sono battuto nel 1996, perché quello di Chiaromonte, nella riorganizzazione sanitaria, dettata dal ”Riordino del Servizio Sanitario Regionale” fosse organizzato quale Ospedale Distrettuale, come poi avvenne, nella Riforma Bubbico.

Insieme ad altri amici, di fronte all’iniziale depotenziamento, facemmo pressione perché l’Ospedale avesse un ruolo definito e di prospettiva, azione che portò all’adozione della delibera n. 636 dell’ 11.6.2004 del Direttore Generale pro-tempore, che identificava l’Ospedale di Chiaromonte Struttura Complessa di Medicina Generale nell’ambito dell’ex U.S.L n. 3, poi, nel tempo, purtroppo disattesa. Sono anni che mi batto per la sua riorganizzazione quale Ospedale di Area Disagiata, unica prospettiva giuridicamente praticabile per recuperare un ruolo significativo nell’ambito della cornice legislativa attuale.

Prendiamo atto della volontà sancita dalla Strategia delle Aree Interne di questo territorio di dotare di nuove apparecchiature alcuni servizi, è un fatto positivo, ma non esaustivo, perché rafforza alcuni servizi, ma non ridisegna il ruolo dell’Ospedale.

Ha fatto bene la regione e quindi la Giunta Pittella ad accogliere questa indicazione, che veniva da tutti i Sindaci del territorio, ma in questa area va fatto uno sforzo suppletivo.

Su questo ci confronteremo democraticamente, certo non in un bar che non frequento, né in cenacoli conviviali, cui non sono aduso da tempo, ma in pubblici confronti, nei quali sia ammesso il contradditorio.

E poiché la decisione spetta, come è giusto, alla politica, saremo obiettivamente a manifestare il nostro consenso, se la decisione finale renderà finalmente giustizia a questo territorio.  

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