L’eredità di Peppino Impastato

Peppino non ha mai ceduto alla stanchezza, alla rassegnazione, ha combattuto con caparbietà e forza la mafia e ogni forma di illegalità, ci ha insegnato che la bellezza è un’esperienza morale, un risveglio coraggioso e consapevole della coscienza, e la sua ha sempre saputo da quale parte stare.

Enza Berardone

Peppino sognava una terra libera dalla rassegnazione e dalla sopraffazione, ha combattuto la mafia con la parola e l’ironia, la sua radio non trasmetteva soltanto canzoni, ma faceva riflettere, pensare, discutere. La lotta alla mafia era una lotta contro un modo di pensare, di vivere, di essere.

La rottura con la sua famiglia di stampo mafioso rappresenta una scelta democratica, di civiltà, ma soprattutto la possibilità di essere un uomo libero. Come Don Chisciotte non ha paura: si offre all’incertezza della lotta, pur sapendo che gli causerà dolore, privazione, solitudine, morte.

Peppino è stato ucciso perché non era omogeneo al sistema di potere della sua terra, perché scelse una strada difficile, dura: quella della denuncia coraggiosa di fatti mafiosi della speculazione edilizia e del traffico dell’eroina.

È stato un comunista, credeva in una società diversa, migliore, senza ingiustizie; un comunismo, il suo, che diventa modus vivendi, una necessità, un modo di sentire. In una società come la nostra, intenta solamente ad anestetizzare anime, mortificare intelligenze, credo sia necessario ridare dignità e credibilità alla politica, praticarla nuovamente nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri di città.

Peppino Impastato

Dovremmo riflettere seriamente sul concetto di antimafia, che secondo Sciascia, non deriva dall’alto, bensì dal basso, dal quotidiano dei cittadini, dalle piazze, dal lavoro etico, dalla salvaguardia della bellezza, la quale si compie tutte le volte che l’uomo realizza qualcosa di creativo, rivoluzionario, generativo, ma soprattutto farci ferire dalla bellezza di ciò che Peppino ha sognato, difeso, custodito, e lasciare aperta per sempre questa ferita.

Quale eredità ci ha lasciato Peppino? Credo il suo essere fedele a se tesso, alla sua immagine interiore. Soldati scrisse:

“Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere, e chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso è inevitabilmente sconfitto. È qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita.”

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