Peppino Molinari ricorda Domenico Bruno a 100 anni dalla sua nascita

Il geometra Domenico Bruno è stato uno dei personaggi di primo piano della DC di Lavello. Figlio di una famiglia popolare, povera ma dignitosa, il padre calzolaio e la madre casalinga fecero studiare il figlio con grandi sacrifici che si diplomò da geometra, professione che ha sempre esercitata con grande competenza.

Domenico Bruno durante un comizio

Da giovane ha frequentato l’Azione Cattolica di Lavello sotto la guida di Raffaele Modugno, futuro sacerdote alla partenza del quale Bruno ne divenne presidente. Nell’ambito dell’Azione Cattolica conobbe Emilio Colombo ed altri esponenti che in seguito divennero dirigenti democristiani con i quali Bruno mantenne sempre rapporti di stima ed amicizia.

Dopo l’8 settembre 1943 anche a Lavello i dirigenti dell’Azione Cattolica si impegnarono in politica nella DC ed il 23-12-43 Domenico Bruno, Mimì come veniva chiamato dagli amici, insieme ad altri fondò la locale sezione.

Bruno passò lunghi periodi della sua vita a Melfi per conseguire il diploma di geometra e in data 13-7-44 fu tra i fondatori della locale sezione DC. Nel 46 si candidò alle elezioni comunali e primo eletto nella lista DC organizzò l’opposizione.

Domenico Bruno in Riunione di partito

A Lavello lo scontro politico tra democristiani e socialcomunisti era molto duro, ci furono momenti drammatici: sommosse, incendio della sezione DC, intervento della Polizia con arresti dei violenti.

Dal 51 al 56 fu segretario sezionale della DC e con la collaborazione dei suoi tanti amici vinse nel 54 e 55 il premio del tesseramento nazionale promosso dal Segretario Amintore Fanfani.

In quegli anni i soci, promotore Bruno, comprarono, con grande sacrificio la sede storica della DC di corso Vittorio Emanuele. Mimì svolse anche un’intensa attività politica a livello zonale e provinciale guadagnando la stima di tanti amici che lo elessero vice-segretario provinciale con Enzo Cervellino segretario ed il dott. Raffaele Di Ciommo segretario amministrativo.

Domenico Bruno con Emilio Colombo

La zona del Vulture ed in particolare Lavello avevano una grande influenza politica all’interno della DC provinciale. Nel 56 fu candidato ed eletto consigliere provinciale nel collegio Montemilone-Lavello-Rapolla unico democristiano ad essere eletto in quel collegio, oltre ad essere consigliere dell’Ente Irrigazione.

Nel 58 per le sue conoscenze del territorio, delle sue problematiche, dei bisogni della sua gente fu nominato commissario prefettizio in seguito allo scioglimento dell’amministrazione social-comunista.

La scelta del prefetto era alquanto insolita perchè non si trattava di un funzionario prefettizio come di solito avveniva ma del capo-gruppo della DC.

Non mancarono accese polemiche e tra le accuse che gli venivano fatte era quella di essere di umile origine. Era il “figlio del calzolaio!” Bruno era consapevole che si trattava di una sfida ardua e difficile ma lui l’accettò e si mise a lavorare con tutte le energie per migliorare le condizioni di vita del suo paese.

Dotato di una straordinaria carica umana e persuasiva seppe, subito coinvolgere e convincere personaggi politici e funzionari a tutti i livelli. Sotto la sua Amministrazione furono costruite case popolari, ripristinate strade comunali e provinciali, fu rivista e potenziata la rete elettrica, costruita la rete idrica e fognaria. Realizzò e deliberò la costruzione dell’ambulatorio comunale, del macello, del mercato coperto, della caserma dei carabinieri, dette risposte alle esigenze dei coloni del borgo di Gaudiano nato dalla riforma fondiaria, e non trascurò nemmeno gli edifici di culto come la Cattedrale e la chiesa del Sacro Cuore.

Domenico Bruno durante un comizio

Lavello era l’unico comune della provincia di Potenza di grosse dimensioni a non avere una scuola superiore. Mimì riuscì a far inserire nei programmi della Provincia la istituzione della scuola di Avviamento Professionale e nel 58 la destinazione dell’Istituto Tecnico Agrario che ha dato la possibilità ai giovani meno abbienti di proseguire gli studi, formando giovani e ragazze che si sono affermati professionalmente.

Lavello fu il primo comune dopo Potenza ad approvare il piano regolatore generale, e con lui si inaugurò alla presenza di Colombo la piazza del monumento ai Caduti. Bruno si adoperò per favorire e crescere l’occupazione con la difesa dei posti di lavoro presso lo zuccherificio, con l”introduzione della coltura del pomodoro e la costruzione del conservificio.

Alle elezioni amministrative del 1960 la Dc per la prima volta superò le liste comuniste e socialiste e con la maggioranza insieme al PSDI con il quale Bruno aveva sempre avuto un rapporto privilegiato il 10 dicembre fu eletto Sindaco, carica che ricoprì fino al 15 novembre 61.

Il figlio Santo con un grande sforzo encomiabile ha riprodotto in un libro dedicato al padre il clima della vita politica amministrativa di Lavello dal dopo-guerra agli anni 60 attraverso la raccolta di documenti inediti.

Il libro su Domenico Bruno

Mimì aveva una forte personalità, uomo d’azione, concreto, trasparente, onesto (per gli incarichi pubblici avuti scelse di non percepire nessuna indennità!) Bruno ha lasciato tracce significative non solo nella comunità di Lavello ma anche nella vita della DC di Basilicata.

Nel centenario della sua nascita (16 settembre 1921) rendere oggi omaggio a Domenico Bruno è per me un doveroso riconoscimento ad un uomo che partendo da umili origini ha saputo essere protagonista indiscusso nella propria comunità.

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