Nei Valori la nostra Comunità si unisce: intervista al neo segretario PD La Regina

Segretario, si aspettava una vittoria con queste proporzioni?

Non andrebbe evidenziato il come si è vinto, ma con quale lavoro. Una vittoria figlia di un confronto con i circoli, con le associazioni, le parti sociali. Abbiamo girato la Basilicata in lungo e in largo, abbiamo ascoltato le istanze dei territori, ponendole al centro delle nostre linee programmatiche. Abbiamo anche registrato la rabbia e la disillusione di chi ha perso la fiducia nel Partito Democratico di Basilicata. Siamo sempre stati sui temi e sulla proposta politica, perché nei valori la nostra comunità si unisce. Si divide quando si ragiona di ceto politico. Grazie a chi ha creduto a questo progetto, a chi ha lavorato per renderlo vincente, a chi ha fatto sacrifici per questa causa.

Sicuramente anche i numeri contano. “La matematica è politica” ha scritto Chiara Valerio. Eviterei, però, di fossilizzare il ragionamento e l’analisi su questo. Le prove di forza servono a poco se manca un collante che unisce tutti. Il collante è la politica, il futuro della Basilicata e dei suoi figli.

PD BASILICATA

Ad appena 28 anni è il più giovane segretario della storia del Pd lucano, nel 2007 quando il partito nacque aveva solo 14 anni, come lo immaginava allora? Ne è rimasto deluso per certi versi?

La mia prima tessera al PD è arrivata dopo l’esperienza del 2011 nella consulta regionale degli studenti. Ho conosciuto, in quel contesto, il volto propositivo e valoriale del PD di Basilicata. Prima di quel momento frequentavo le organizzazioni studentesche e i movimenti giovanili indipendenti, sempre nel recinto della sinistra. Immaginavo il PD come Hogwarts: Grifondoro contro Serpeverde, il bene contro il male, un continuo conflitto interno irrisolto con radici lontane. A differenza di Hogwarts, però, mancava quella magia che alla fine univa tutti.

È stato detto anche ieri, ricordando Antonio Luongo, quanto i problemi atavici delle stagioni passate non lo abbiano agevolato nello svolgere il suo ruolo. Iniziare ricordandolo era un gesto dovuto: sulla sua strada si ricominci con uno spirito nuovo.

Diverse sono state le delusioni, in particolare quando il PD scelse di girare le spalle ai lavoratori con il Jobs Act, abolendo l’articolo 18, la Buona Scuola. Un PD che scelse di superare il confronto con le parti sociali, quasi demonizzandole. Un partito che non sapeva stare più nelle fratture sociali per ricucirle ma che, spesso, le nutriva. Nonostante questo, ho continuato a militare, a provare ad incidere dall’interno. Oggi, con Letta, finalmente siamo tornati ad essere credibili e ad affrontare le grandi sfide del presente. Lo faremo anche in Basilicata.

Quali le prossime sfide?

Una ne racchiude molte: garantire il “Diritto a restare” per tutte le generazioni – non solo la mia – per arginare lo spopolamento, l’emigrazione e restituire dignità a questa Regione.

Questo diritto si garantisce con uno strumento su tutti: il lavoro. Oggi siamo chiamati ad affrontare la grande questione della transizione che rischia, se non governata, di produrre danni enormi. Lo stiamo vedendo con Stellantis: il passaggio all’auto elettrica ha portato alla crisi dei semiconduttori e quindi agli esuberi, moltissimi. Come faranno questi lavoratori e queste lavoratrici a restare nel proprio territorio se manca il lavoro? E ancora, la questione energetica: secondo Banca d’Italia, in Basilicata nel settore energetico lavorano meno giovani professionisti rispetto al resto d’Italia. Un paradosso considerando che qui si estrae. Ed anche in questo settore stiamo assistendo ad esuberi per una transizione non governata, con buona pace dell’Agenda Onu 2030 completamente ignorata dal governo regionale.

Ritorniamo a dare centralità ai luoghi marginali ed alle aree interne, perché in quei luoghi si sommano e si moltiplicano i divari di cittadinanza che hanno finito per punirci. Secondo gli ultimi dati siamo la Regione con il tasso di povertà relativa delle famiglie più alto, il 23,4%. A questo dato si somma la povertà educativa e il tasso di crescita naturale al meno 10,3%.

Il diritto a restare si garantisce anche preservando l’ambiente. Siamo il partito della marcia dei 100.000 di Scanzano Jonico, del referendum sulle trivelle, il partito che combatterà l’eolico selvaggio e che vigilerà affinché nessuna area venga individuata come soggetta a nuove estrazioni o a nuovo deposito di scorie nucleari. Lo faremo restituendo centralità alla ricerca che deve fondersi con l’impresa e con gli attori che insistono sul nostro territorio.

Non esiste “restanza” senza servizi sociali. Oggi Unipol-Ambrosetti ci dice che la Basilicata è ultima nel Welfare Italia index 2021. Ultima per spesa sanitaria privata pro capite, tra le ultime per spesa sanitaria pubblica pro capite. All’emigrazione giovanile e professionale si somma quella sanitaria. Alla luce della pandemia abbiamo visto quanto è importante il nostro Sistema Sanitario Nazionale e quanto conta poter contare sulla sanità di prossimità. Oggi in Basilicata non è garantito l’articolo 32 della Costituzione. Non si può fare politica sulla salute dei lucani. Su questo, mi lasci ringraziare il Ministro Speranza per il grandissimo lavoro che sta svolgendo. Con le Agorà ci sarà di nuovo modo di ragionare e confrontarsi, una bella notizia.

Saremo il partito della legalità, non arretreremo di un millimetro su questo. La Basilicata non è più l’isola felice che qualcuno immaginava. Si lavori senza sosta per la DIA. Don Cozzi disse che, superata l’emergenza sanitaria, avremmo dovuto prevenire la pandemia dell’usura. Ha avuto perfettamente ragione.

Per fare tutto questo il PD di Basilicata deve spalancarsi, sporcarsi le scarpe, aprirsi al dialogo con le parti sociali, le organizzazioni rappresentative, le associazioni, il terzo settore. Deve essere il pilastro di un campo largo nel quale possano sentirsi a casa tutte le forze progressiste, riformiste, ecologiste, radicali, cristiano – sociali, le comunità LGBTQ+. Un PD che deve tornare ad occuparsi di cultura dopo la stagione vincente di Matera 2019.

Raffaele La Regina

Un dramma per i partiti, tutti, è quello che alla fine finiscono per essere guidati dagli eletti, cosa che ha creato uno scollamento con la base. Che ne pensa?

Il Partito fa il Partito, le istituzioni fanno le istituzioni. Chi non lo capisce lede l’autonomia dei processi. Partito e istituzioni si stringono per portare nelle sedi opportune un modello di sviluppo. È quando le istituzioni provano ad influenzare le dinamiche politiche dentro il partito che si genera il cortocircuito. L’abolizione del finanziamento pubblico ha stretto ancora di più l’imbuto e la politica è diventata appannaggio dei pochi. Una generazione coraggiosa dovrà occuparsi anche dell’autonomia della politica da interessi di specie. La politica è una cosa bellissima, ma per farla bene serve autonomia e organizzazione.

Nei congressi si sa, la corsa alle mozioni è anche un modo per posizionarsi e per delineare rapporti di forza interni da far pesare al momento delle candidature. Come pensa di districarsi?

Le persone vogliono sapere cosa possiamo fare per migliorare le cose. Il nostro popolo guarda a quali strumenti utilizzeremo per tornare a sentirsi rappresentato. Se si decide di lasciare il passo alla corsa alle candidature significa non aver imparato la lezione. Aggiungo che, se non torniamo ad essere credibili, non ci saranno nemmeno spazi nei quali portare le nostre istanze. Torniamo con umiltà fra le persone, mettiamoci a lavorare seriamente per essere opposizione intelligente e propositiva. Per citare Gandalf: “Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”. Non sprechiamo il nostro tempo, usiamolo bene per la Basilicata.

 

La parola rinnovamento a che posto sta nella sua agenda?

Rinnovamento nei metodi, nella proposta politica, nel rapporto con la società e con le altre forze politiche. Serve un patto intergenerazionale per portare questo PD di nuovo alla guida della Regione Basilicata, di Potenza, Matera e Melfi. In questi giorni ho ascoltato molti saggi, persone per bene e credibili. Un processo che esclude è un processo perdente. Lo dimostra la stagione della rottamazione che alla fine ha finito per rottamare sé stessa. Noi vivremo un’alba nuova.

 

Raffaele La Regina

Sulle segreterie provinciali cosa pensa debba avvenire?

Claudio Scarnato e Maura Locantore vanno ringraziati per aver tenuto alto il vessillo del PD anche durante il commissariamento. Ci saranno i congressi delle federazioni, momenti di festa per la nostra comunità. Nessuno, come noi, si confronta in questo modo. Penso che dovremo lavorare tutte e tutti per sentirci comunità coesa e per dare un valore alla nostra pluralità. Ci si confronti sui temi, non sul ceto politico. Solo così ricuciremo il rapporto con i lucani e vinceremo le sfide che ci attendono.

Fonte: L’Edicola del Sud

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